Biennio 2018-2020: gli allievi salutano con le parole del master

Show, don’t tell

Quello del giornalista si sa è un mestiere difficile. Quando si scrive un pezzo il lettore va catturato fin dalle prime battute altrimenti si annoia e passa alla concorrenza. Il giornalismo anglosassone, di cui noi ci fidiamo, viene in aiuto dei giovani reporter con la sua regola d’oro: show don’t tell. Mostra, non dire perché un buon giornalista deve far parlare il mondo che lo circonda, al lettore poi l’ardua sentenza.

Ritmo! Dizione!

Scrivere per la radio è tutta un’altra cosa. Non basta che scorra bene nella tua testa, deve anche suonare chiaramente nelle orecchie di chi ascolta. Lo speaker ha un’enorme responsabilità: l’ascoltatore deve riuscire a capire senza leggere. Le parole devono essere poche, pesate, essenziali. Per non parlare dei tempi: sono così stretti da costringerti a tagliare continuamente, ma non devi correre quando parli o nessuno ti capirà. Un lavoro duro, faticoso, da perfezionisti. Forse è per questo che è stato amore a prima vista.

Non mischiate mele e pere

Cimentarsi con “data journalism” o “fact checking” comporta di seguire alcune regole basilari. Un errore iniziale nell’organizzazione dei dati o nel distinguere tra due affermazioni può compromettere ore di lavoro su Excel o sulla verifica di un fatto. Il modo migliore per ricordarselo? «Non mischiare le mele con le pere», espressione semplice ed efficace amata da Alessandro Cappai, il nostro tutor di giornalismo digitale. Speriamo che averla impressa nelle nostre menti dia i suoi frutti.

Fade out audio

“Melius abundare quam deficere”: è meglio inserire un fade out audio in più che in meno nei servizi del telegionale, questo l’abbiamo capito. Quante volte il tutor di giornalismo televisivo ci ha ripetuto questa parola. Eppure noi eravamo certi di avere inserito questa particolare tecnica di montaggio che consente una dissolvenza audio più morbida. Abbiamo quindi imparato che il fade out audio è quanto di più importante, ma anche di impercettibile ci possa essere. E siamo sicuri di non dimenticarlo mai.

Hashtag!

Un giornalista senza Twitter è come un re senza cavallo. Un tweet senza hashtag è come una birra analcolica. Il cancelletto “accende” le parole chiave e le carica di magia: una volta attive diventano chiavi di ricerca per scoprire che cosa viene detto su un certo argomento.
Come un’agenzia di stampa, ma più veloce: notizie e aggiornamenti, commenti e reazioni. Tutto in diretta.
È cliccando su un hashtag che si possono filtrare gli argomenti e monitorare le tendenze, i cosiddetti trending topic: le notizie del giorno, gli eventi, i personaggi, le onnipresenti giornate mondiali, i programmi TV. Pane per i nostri denti. Anzi, birra. Fresca. Alcolica.

Pezzo passato!

Più dei «Molto bene» sono utili i «Riscrivilo da capo». Per due anni quotidianamente i tutor hanno corretto i nostri errori e ci hanno dato consigli su come migliorarci. Pronti ad ogni ora del giorno, anche a causa dei nostri ritardi cronici, a rivedere un nostro pezzo e darci dritte sempre nuove. Abbiamo imparato che quattro occhi sono sempre meglio di due. Ma quando arrivano finalmente le parole «Pezzo passato», capisci che il tuo lavoro è finito. Fino alla prossima volta.

Sorvegliate la prosa!

Il primo maggio 2019 eravamo in piazza Vittorio. Quel giorno siamo ‘caduti’ sotto i colpi delle manganellate. Ci siamo rialzati con il sorriso, consapevoli che questo è il lavoro più bello del mondo. Siamo testimoni del tempo. Responsabili nei confronti di chi ci legge, ci guarda e ci ascolta. Ma la forma è importante. L’abito della scrittura dev’essere bello e pulito. Per questo ci ha pensato la nostra zia Commi, ammorbandoci con il suo tormentone: «Mi raccomando, sorvegliate la prosa!».

Il saluto della direttrice

Non è una missione impossibile

di Anna Masera

Bravi tutti. Scegliere di intraprendere la professione giornalistica in questo biennio è stato – in un certo senso – un atto di eroismo. Fin dall’inizio: perché questa professione sta attraversando una crisi strutturale e iscriversi senza vedere una luce in fondo al tunnel ha richiesto coraggio. Ma anche per come il biennio si sta concludendo: la pandemia da coronavirus ha sconvolto la vita di tutti e ha rischiato di travolgerci. Riuscire a completare i corsi da remoto mantenendo il ritmo della produzione di Futura News nei tre mesi e mezzo di quarantena che ci hanno impedito di vederci se non attraverso uno schermo in videoconferenza è stata un’impresa non scontata, a tratti spaesante e perfino un po’ angosciante. Ce la ricorderemo per sempre, studenti e docenti. Ma non è stata una missione impossibile.
Vorrei salutarvi con le mie solite raccomandazioni per essere bravi giornalisti dovunque riusciate a lavorare. Tenete alta l’asticella: siate idealisti e coraggiosi. Ma fatelo con intelligenza, non abbandonate gli strumenti che avete imparato a utilizzare qui, e poiché non si smette mai di imparare cercate dei modelli per continuare a farlo da quelli bravi. Ricordatevi che il vostro obiettivo è rispettare i lettori o l’audience che servite. Cercate di esprimervi in maniera chiara per essere capiti da tutti, a costo di riscrivere mille volte. Fate la scaletta per organizzare il discorso, rileggete ad alta voce per eliminare le ripetizioni. Introiettate la regola “show, don’t tell”: mostrate, non dite. Separate i fatti dalle opinioni. Siate osservatori e ascoltatori attenti, fate parlare le fonti con virgolettati ficcanti in alto, non annoiate: ricordatevi che le storie hanno un attacco uno svolgimento e una chiusa. Nelle interviste, fate domande brevi. Non fatevi trovare impreparati. Ma se sbagliate, correggete con trasparenza e chiedete scusa senza giri di parole. Non copiate, ma citate (e linkate). Ricordatevi che la vostra reputazione è il vostro patrimonio, siate etici e responsabili. E non smettete mai di studiare.

REDAZIONE

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *