Storie di maturità, al via l’Esame di Stato nella pandemia

Foto di Jan Vašek da Pixabay

È l’ora della maturità, quest’anno diversa da tutte le altre. Inizia oggi, 17 giugno, l’Esame di Stato per circa 500mila studenti italiani. Una versione inedita con un’unica prova orale in presenza, sebbene le scuole siano chiuse in tutta Italia da prima del 9 marzo scorso per l’emergenza sanitaria del Covid-19.
Da nord a sud, le misure di sicurezza prevedono che ogni studente possa entrare a scuola al massimo 15 minuti prima dell’orario fissato per il colloquio. In mano l’autocertificazione del proprio stato di buona salute, sul volto la mascherina. È consentito un solo accompagnatore. In aula va mantenuta una distanza di due metri dai professori della commissione (sei docenti della classe di appartenenza del candidato e un presidente esterno). Un’ora è la durata prevista per la prova d’esame, scandita in cinque parti: presentazione e discussione dell’elaborato scritto su un tema delle materie d’indirizzo; analisi di un testo di letteratura italiana; interrogazione sulle altre discipline estratte; presentazione dei “percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento” (la recente nuova dicitura per quella che si chiamava alternanza scuola-lavoro) e infine le domande su cittadinanza e Costituzione. Con la possibilità di concludere presentando eventuali competenze trasversali acquisite con esperienze fuori dalla scuola. Valutazione in quarantesimi, a cui vanno a sommarsi i crediti acquisiti con la media del triennio (massimo 60) e gli eventuali cinque punti di bonus.
Per qualcuno il momento della verità arriva subito, altri hanno più tempo per ripassare e chiedere consigli a chi è passato prima di loro. Poi per tutti sarà estate. Un’estate diversa, ognuno con qualche ricordo e qualche cicatrice in più di prima. La quarantena, i mesi di didattica a distanza, la maturità: tutto passa e lascia un segno. Superati gli scogli però si apre il mare. Magari porterà con sé un rinnovato desiderio di incontri e progetti per il futuro.

Ventiquattr’ore al giorno su WhatsApp con il gruppo della classe
La chiusura delle scuole ha costretto a nuove forme di relazione. Pc e smartphone sono diventati strumenti essenziali per lezioni, interrogazioni e comunicare con professori e compagni. Talmente tante sono state le ore trascorse davanti a uno schermo che Soraya Guastella, studentessa del liceo classico “Alfieri” di Torino, quasi sentiva la mancanza di mettere la testa sui libri: “Sul gruppo della classe si comunica costantemente. I nostri rappresentanti hanno fatto un grande lavoro di mediazione con i professori. Solo negli ultimi giorni, con la fine delle lezioni e l’avvicinarsi dell’esame la routine di questi mesi è cambiata”.
Soraya è tra i direttori del giornale scolastico L’Urlo. In vista del suo orale, in programma il 27 giugno, si dice abbastanza tranquilla, le spiace solo non poter assistere alle interrogazioni dei compagni e che le materie estratte siano state matematica, fisica, inglese, chimica e educazione fisica: “Sono rimaste fuori le discipline umanistiche, storia, filosofia e arte. Un peccato”. Essere interrogati dai propri professori per lei è un vantaggio, nei mesi di quarantena sono stati particolarmente disponibili e hanno anche condiviso i loro numeri di telefono: “È un esame agevolato, mantenerlo invariato però avrebbe creato enormi difficoltà”.

Prima si comincia, prima si finisce
Passare subito e togliersi il pensiero o attendere per giorni e giorni, ma con la possibilità di ripassare? L’estrazione della lettera da cui cominciare per cognome toglie il problema di doverci pensare. Matilde Vitillo frequenta il liceo classico “Alfieri” di Asti, forse avrebbe preferito non essere interrogata il primo giorno per seconda, ma il sorteggio ha voluto così: “Sono preoccupata perché prima di me c’è un mio amico veramente bravo. Non so se la mia prova andrà nel migliore dei modi, ma sono contenta di finire. Non vedo l’ora di potermi godere l’estate, è l’unico pensiero che mi dà energia in questo momento in cui rispondo male a tutti i miei familiari e caccio via chiunque entri nella mia stanza anche solo per trenta secondi”. Le sue giornate si dividono tra lo studio e la bicicletta. Nel ciclismo è una giovane campionessa: l’anno scorso ha vinto due ori su pista, uno mondiale e uno europeo. Le sfide non la spaventano, ma in questo momento ciò che la preoccupa di più è l’inglese: “Non sono proprio capace a parlarlo. Spero di riuscire a tirare fuori qualcosa almeno lì davanti ai professori!”.

Dai classici al presente, bisogna fare i conti con l’imprevedibilità della sorte
Da un giorno all’altro tutto può cambiare: un re può ritrovarsi servo, gli studenti possono vedere completamente sconvolta la propria quotidianità. Su come i pensatori latini e greci facevano i conti con l’imprevedibilità degli eventi, una condizione con cui abbiamo dovuto familiarizzare tutti ultimamente, Marzia Catino ha scritto il suo elaborato in vista dell’esame. Studentessa del liceo classico “Govone” di Alba, venerdì 19 giugno il suo orale partirà dai passi dell’Epistola 47 di Seneca e da un testo di Luciano di Samosata, di cui ha confrontato le riflessioni sulla vita e i suoi cambiamenti. Gli ultimi mesi le hanno fatto toccare con mano qualcosa di simile: “Con la pandemia la vita da studente è cambiata da un giorno all’altro. Prima era alzarsi al mattino presto, andare a scuola, tornare, mangiare, studiare, fare sport, uscire con gli amici. All’improvviso ci siamo trovati chiusi in casa”.
Ora però si guarda avanti, la maturità prima, i test per studiare medicina poi: “Sicuramente l’esame mi preoccupa: lo vedo come una reale verifica della propria maturità. Dopo ci sarà l’università, cercherò di entrare al San Raffaele di Milano o a Torino”.

L’ansia di recuperare gli argomenti dimenticati
Durante la prova orale, tutti i temi affrontati nel corso dell’anno scolastico possono essere richiesti dagli esaminatori. Ad Alessandra Esposito non dispiace affatto poter rispolverare argomenti studiati magari molti mesi fa fino al 23 giugno, il giorno in cui dovrà dimostrare di essere pronta. Frequenta il liceo delle scienze umane “Colonna” di Galatina, in provincia di Lecce. Qui la pandemia ha colpito meno che al Nord, ma ha trovato ugualmente il modo di sfiorare la sua vita: “Il mio paese, Soleto, è finito sui giornali per le morti avvenute in una Rsa. Io poi mi sono trovata a Milano per le vacanze di carnevale proprio quando è stato scoperto il primo caso a Codogno. Tornata a casa, ho dovuto segnalare il rientro dalla Lombardia alla mia dottoressa, che mi ha detto di restare a casa qualche giorno in isolamento. A scuola, mi hanno fatto poi sedere in un banco lontano da tutti gli altri miei compagni. Loro erano appena tornati dalla gita dell’ultimo anno, a Lisbona, facendo scalo all’aeroporto di Bergamo. Il 3 marzo il sindaco ha chiuso tutte le scuole”. Da allora, in pochi giorni, è partito il flipper della didattica a distanza: lezioni su WeSchool, verifiche formato domande a risposta multipla su Quizizz, interrogazioni frontali su Cisco. L’orale del suo esame partirà dall’elaborato che ha scritto sul Metodo Montessori: “I professori hanno scelto tre temi di pedagogia, sociologia e antropologia. Ne hanno assegnato uno a ogni cinque di noi”. Nel suo futuro da grande però Alessandra non vede un mondo a misura di bambino. Pensa di indirizzarsi verso una disciplina scientifica, magari scienze motorie all’Università del Salento: “È il mio sogno, anche se non pratico sport da quando ho dovuto abbandonare il nuoto. L’accesso è a numero chiuso, ma spero lo stesso di riuscire a entrare”. Gli esami non finiscono certo con la maturità.

Alla ricerca della condivisione, nonostante le mascherine
Il 26 giugno a mezzogiorno sarà il turno di Daniele Zappa. Per la prima volta dopo quasi quattro mesi tornerà tra i corridoi del liceo scientifico “Scorza” di Cosenza per il suo esame. “Per tanto tempo ho visto la maturità come qualcosa di lontano. Era sempre troppo presto per pensare a una prova di cui non sapevo ancora nulla. L’incertezza ci ha messo in difficoltà e credo che ci abbia impedito di prepararci al meglio”. Daniele parla anche a nome delle sue compagne e dei suoi compagni, come si è abituato a fare nel corso dell’anno da rappresentante d’istituto. Durante i mesi di lockdown le cose da fare sono aumentate e la confusione delle informazioni ha reso molto difficile comunicare tra studenti, professori e dirigente. Gli ostacoli più grandi però li ha incontrati con i ragazzi che vivono distanti dalla città e che non sono riusciti a seguire la didattica a distanza. “Ho un compagno di classe che purtroppo non sento dal 4 marzo, abita in un paese in cui non arriva la connessione internet e ora ovviamente si trova in difficoltà. È una situazione particolare, ma ci sono stati diversi problemi anche con i cinque studenti disabili del nostro istituto. Loro più di tutti hanno subito molto la mancanza della socialità e tutto il peso è andato sulle spalle delle loro famiglie”. È proprio la condivisione il grande assente dell’esame di quest’anno. Sarà un colloquio in solitaria, distanziato e mediato dal filtro delle mascherine. Ma è pur sempre la maturità. E per Daniele è un rito importante da celebrare con gli amici con cui ha passato cinque anni. Per questo, pur rispettando le norme di sicurezza, la notte prima degli esami si sono dati appuntamento fuori dal cancello dell’istituto. Per ritrovarsi insieme almeno una volta, prima di attraversarlo uno ad uno e uscirne maturi. E igienizzati.

ROBERTA LANCELLOTTI

LUCA PARENA

ADRIANA RICCOMAGNO

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *