Villa San Giuseppe chiude per sempre agli studenti. Le ultime “pacche” di Fratel Igino

Villa San Giuseppe e in cima il tempio dei fratelli lasalliani (Foto Uptown Torino)

Salendo al tempio ottagonale che domina la pre-collina e guarda dall’alto la città di Torino si può ancora incontrare l’anziano fratel Sergio, frate lasalliano, devoto a San Giovanni Battista de la Salle. Lui è il primo residente, arrivato qui nel 1970. Una mattina di inizio giugno del 2020 un operaio ha staccato un poderoso ramo dal grande ciliegio e se l’è portato via con tutti i frutti ciondolanti. Fratel Sergio, voce timida in un corpo ancora robusto, lo ha ammonito: “Tagliare il ramo vuol dire impoverire la pianta! Raccogliete quello che si può raccogliere, poi basta. Per quel che non mangiamo noi, ci sono gli uccelli. Hanno diritto anche loro”.

L’ottagono è chiamato anche villa superiore. Siamo a pochi passi dalla Valsalice dove don Bosco veniva a confessare i giovani. Ben prima che arrivassero i fratelli lasalliani.

La villa inferiore, invece, è a cento metri più in basso dal tempio visibile da piazza Vittorio. Si accede attraverso un sentiero offuscato da una fittissima vegetazione. È un casermone razionalista ocra che dal 1970 circa accoglie studentesse e studenti di tutto il mondo. Si chiama Villa San Giuseppe, di proprietà della Congregazione Istituto dei fratelli delle scuole cristiane (curia romana).

Un gioiello con vista mole e montagne che ha fatto gola a imprenditori e costruttori.

Villa San Giuseppe è stata venduta.

Fratel Alessandro si prende cura delle piante e dei conti della Villa. Ortensie, ilex aquifolium e acanti, che dicono abbiano ispirato lo stile corinzio dell’architettura greco-romana, ornano la terrazza dello studentato. Lui confida che diversi intermediari si sono affacciati nel tempo per acquistare la villa. Alla fine la trattativa è andata in porto con il gruppo Building nel febbraio 2020. Al posto dello studentato universitario ci sarà un residence moderno con appartamenti extralusso. Il progetto si chiama Uptown Torino. Il convitto per studenti era l’unico posto a prezzi popolari nella classe superiore torinese.

Tutti i lavoratori dipendenti e gli studenti che popolano Villa San Giuseppe hanno saputo dell’affare, prima che scoppiasse la pandemia, attraverso un articolo di giornale. Una frustata. Ma già dall’estate scorsa si parlava di potenziali acquirenti. La storia è finita.

Finisce l’opera monumentale che ha seminato fratel Igino Trisoglio, oggi 94 anni, rinchiuso nella sua stanza 202 del secondo piano. Non si dà pace in questi giorni finali. Lui, come tanti fratelli, non è mai stato informato circa l’operazione di vendita. Dai primi anni ’70 ha formato i giovani perché, secondo le sue volontà, questo non doveva essere un semplice convitto dove mangiare e dormire. Fratel Igino ha visto la sua creatura fiorire nel pieno delle rivolte operaie e studentesche. È andato controcorrente e ha messo le radici qui prendendosi cura degli studenti per prepararli alla vita professionale. Per la prima volta ha deciso lui di accogliere le donne in un collegio studentesco. Il primo convitto con maschi e donne. Una rivoluzione per l’epoca.

Ha vinto il Dio denaro? “In un certo senso sì. Ma la verità è che non abbiamo avuto un altro fratel Igino a gestire questa struttura” – osserva Marco Occhetti, responsabile dei servizi che da fine giugno, quando in Corso Giovanni Lanza 3 chiuderanno i cancelli, perderà il lavoro. “Non siamo mai stati informati. Non sappiamo nulla del futuro dei lavoratori. Così rischiamo di non prendere nemmeno la disoccupazione”.

Occhetti ci mostra le foto degli anni 2000. Ricchissimi banchetti, buffet di leccornie varie. Il sabato c’era il giovane fratel Antonio Iannaccone che suonava la chitarra durante gli aperitivi al tramonto. Dal ciabot, il casolare a metà strada tra il tempio e la villa inferiore, si poteva ammirare il panorama della città. Era festa la domenica, quando si serviva anche il pranzo. C’erano ricorrenze per tutte le occasioni. Poi da quattro, cinque anni a questa parte è cambiato tutto. Villa San Giuseppe si è spenta lentamente come un cero. “La villa è stata accompagnata verso la fine. Secondo noi c’era un disegno ben preciso per venderla e chiudere con questa storia”, ne sono convinti gli studenti che prima di quattro anni fa hanno soggiornato qui. “Hanno cominciato tagliando il pranzo della domenica. Da 180 studenti residenti siamo scesi a 90. Molti sono andati via e non sono più tornati. Non c’era più un bel clima. La funzione spirituale è venuta meno nel tempo”.

Fratel Alessandro difende l’operazione di vendita che frutterà alle casse della Congregazione diversi milioni di euro. La cifra reale è secretata ma si parla di tanti denari. “Quei soldi serviranno a rimpinguare i conti dei convitti indebitati soprattutto al Sud”, spiega.

Certamente Villa San Giuseppe, dal valore inestimabile, non aveva problemi di gestione economica. “Infatti – rivela Occhetti – avevamo proposto ai fratelli una gestione laica. C’era già un gruppo di laici pronti a mettere soldi sul piatto per una amministrazione più manageriale della villa. Ma i religiosi ci hanno ignorato”.

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Ci è passato anche John Elkann

Fratel Igino dovrà ora abbandonare la sua villa. “È il nostro albero secolare. È come se lo avessero strappato con tutte le sue radici dal terreno fertile che ha coltivato nei decenni. Questa è una violenza brutale per lui che si nutriva di giovani”. Protesta una signora, affermata professionista, che negli anni ’80 alloggiava al terzo piano.

“Neanche tutto l’oro del mondo potrà comprare questo patrimonio umano e naturalistico”, è stato detto a “Parliamone”, trasmissione televisiva di Rete7 (qui la puntata integrale) che si è occupata del caso, con ospite in collegamento l’ex sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto. Il noto politico ha preso le pacche di fratel Igino sulle proprie spalle quando qui, in Villa, era un giovane studente. Le pacche sono il gesto d’affetto del fratello. Lui non può fare a meno di suonarle. “Vengono da me ancora oggi – si sfrega le mani fratel Igino – da tutta Italia e dal mondo, tutti quelli che un tempo erano giovani ‘facitori’ del futuro. Oggi sono genitori affermati e vengono qui a trovarmi perché vogliono le mie pacche sulle spalle”.

Come Crosetto, in tanti sono passati di qui. Un nome su tutti: John Elkann. Fratel Igino ricorda che arrivò in villa da studente nel 1995. “Arrivò con tanta umiltà”. Maurizio Grassi, uno degli ultimi a lasciare la villa, nei giorni scorsi ha incontrato il religioso per un simposio in stanza. “In cielo non c’è vino, beviamolo da Igino”, è la targhetta in legno esposta all’ingresso della sua umile cameretta. Il fratello anziano ha raccontato così un episodio di Elkann quando era studente.

John Elkann nella foto di gruppo del 1995

Una foto di gruppo del 2018

Una goliardata

“Villa San Giuseppe è stato un luogo di formazione umana in cui si è avuta la possibilità di andare oltre l’impegno universitario; i ragazzi e le ragazze hanno avuto l’opportunità di mettersi in gioco cercando sempre di superare sé stessi. L’esperienza “villica” (gli studenti residenti si autodefiniscono “villici”) offre un continuo scambio culturale con gli altri. Stare in Villa serve ai giovani per renderli più responsabili nel futuro”. Alberto Toso è stato un villico dal 2004 al 2016 e nel frattempo si è laureato in chimica e ha trovato lavoro in una farmacia.

Alberto Toso in abiti goliardici e Fratel Igino

I villici ricevevano incarichi”goliardici”. L’ordine goliardico era lo I.O.V.S.J. (Internationalis Ordo Villæ Sancti Josephi) che dalle origini ha animato le attività villiche con lo scopo dichiarato di aiutare a scoprire e a valorizzare le capacità e le potenzialità di ognuno. Ogni villico ricopriva una carica in base agli anni di permanenza in collegio e alla partecipazione dimostrata alle varie attività. Il suo vertice, che veniva rinnovato annualmente, è formato dal Pontefice e da sette Cardinali (insieme compongono il Sacro Collegio); nella scala gerarchica troviamo poi Arcivescovi, Vescovi e Vestali, Moschettieri, Sediari e Vezzosi Orpelli, il Popolo Tutto ed infine le matricole. Toso è stato Papa (Pontefice).

L’ultimo Papa è stato Dario Lavenia. Si è laureato a distanza, dal computer della villa, il 9 marzo 2020. Per i villici è una data che resterà a futura memoria: si sono tenuti festeggiamenti sobri in struttura proprio mentre il premier Giuseppe Conte parlava in diretta nazionale. Cominciava il lockdown di primavera. Villa San Giuseppe in quei mesi di chiusura dal mondo esterno è diventato un luogo rifugio.

I villici in abiti goliardici, in una foto scattata durante il lockdown.
Cristo è il risorto!

La seconda settimana di giugno fratel Igino ha bussato spesso alle porte delle camere dei pochi studenti rimasti. Anche alle ore 25 e mezza (l’una e mezza), come dice spesso, prima di andare a dormire. L’ultima volta, sabato 6 giugno, aveva bisogno di un sostegno tecnico per il suo computer. In realtà, solo qualche ora dopo l’incontro abbiamo capito che era una scusa per parlare, per stare ancora un po’ con i suoi giovani.

Il dono di Fratel Igino

NICOLA TEOFILO

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