Come la tecnologia elimina gli sprechi

Interventi mirati per costruire un mondo più ecosostenibile. Se utilizzate correttamente le tecnologie digitali possono migliorare le condizioni dell’ambiente e del nostro pianeta. Un esempio? la lotta agli sprechi. «Alcune apparecchiature sono in grado di individuare i consumi quotidiani del nostri elettrodomestici e sistemi di riscaldamento», spiega Antonio Vetrò, ricercatore del Dipartimento di Automatica e Informatica del Politecnico di Torino e membro del Centro Nexa su Internet e Società.

Nel 2018 la startup torinese Midori – nata dall’incubatore di imprese innovative del Politecnico – ha sviluppato Ned, un dispositivo a forma di smile in grado di misurare i consumi domestici e rilevare l’energia elettrica utilizzata in eccesso.

«Senza i dati raccolti e le tecnologie intelligenti non saremmo in grado di capire che cosa inquina di più, quali soluzioni sono necessarie per diminuire la diffusione di sostanza dannose per l’ambiente», sostiene Vetrò. 

Il digitale può ottimizzare i controlli e combattere la componente di spreco presente in molte delle nostre attività, lavorative e non. «Conoscere i propri consumi aiuta ad aumentare la consapevolezza, a capire se le sostanze emesse nell’aria sono prodotte da una fonte green oppure no», afferma il ricercatore del Centro Nexa.

Oltre ai consumi individuali il digitale può trovare un’applicazione negli uffici pubblici e nelle aziende private. L’obiettivo è quello di creare raccolte dati sull’utilizzo delle risorse energetiche. Statistiche che possono servire a chi prende decisioni a livello istituzionale. Ma non solo. Le tecnologie digitali si applicano anche al campo della mobilità. Favoriscono infatti lo sviluppo di spostamenti sostenibili in grado di ridurre l’impatto ambientale. «Possono fare molto sia dal punto di vista dell’efficienza che del coordinamento. Sapere dove si trovano la maggior parte degli ingorghi cittadini ti permette di compiere interventi urbani mirati, di cambiare la policy dei trasporti», racconta Vetrò. «Lo stesso si può dire degli orari di punta: se sai quando le persone salgono sui mezzi pubblici puoi potenziare le corse oppure eliminare quelle inutilizzate, combattere quindi gli sprechi».

Secondo il ricercatore del Politecnico, tuttavia, le tecnologie digitali stesse hanno un impatto sull’ambiente che non va sottovalutato.«Data center e sistemi di machine learning possono produrre quantità di CO2 pari a quelle di molti voli aerei, andata e ritorno». Il digitale stesso ha poi un costo dispendioso in quanto a materiali e componenti: necessita di chip minuscoli, data server e cavi sottomarini. Come se ne esce? «Innanzitutto partendo dalla consapevolezza che ci troviamo di fronte a un problema, spesso sottovalutato o negato. La crisi sanitaria che stiamo vivendo ha mostrato quanto è fragile il nostro sistema economico e dipendente dalle tecnologie digitali», sostiene Vetrò.

Secondo il ricercatore occorre chiedersi che cosa non funzionava nella “normalità” e seguire alcuni esempi virtuosi già esistenti: «In questi anni sono stati realizzati diversi “green software”. Consumano meno energia e permettono un utilizzo del computer prolungato». Inoltre, bisognerebbe intervenire sui materiali che costituiscono i nostri compagni di lavoro. Vetrò cita il progetto di “Wawa Laptop”. «Una famiglia di ingegneri peruviani ha creato pc portatili di legno. Funzionano a energia solare e sono stati distribuiti nelle scuole più remote del Paese. Una scelta ecosostenibile e tecnologica».

Articolo tratto dal Magazine Futura uscito il 3 giugno 2020. Leggi il Pdf cliccando qui

RICCARDO PIERONI 

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