Per la scuola corsa contro il tempo in Parlamento

Ultimo giorno per approvare il decreto legge sulla scuola. Ieri sera ha ottenuto la fiducia alla Camera, ma è ancora a rischio di decadere, perché il termine ultimo per la conversione in legge scade sabato a mezzanotte. E in queste poche ore di distanza sono 172 i deputati iscritti a parlare e 193 gli ordini del giorno, dei quali 157 sono presentati dall’opposizione. La seduta è iniziata questa mattina, ma secondo i calcoli sono necessarie almeno 28 ore per arrivare ad un accordo tra maggioranza ed opposizione

Il decreto disciplina, tra le altre cose, anche l’esame di maturità ‘alleggerito’ e un concorso straordinario per l’assunzione di docenti, che saranno valutati con una prova scritta a risposte aperte.

Ma la questione principale che viene trattata nel decreto è il ritorno degli studenti sui banchi a settembre. Le modalità di questo rientro sono state discusse nella giornata di ieri, giovedì 5 giugno, durante un incontro avvenuto ieri in videoconferenza con la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina a cui hanno partecipato anche il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro delle Infrastrutture Paola De Michelis, insieme ai rappresentanti delle Regioni, dei Comuni, delle Organizzazioni sindacali, dei genitori, delle scuole paritarie e degli studenti.

“Tutti i giornali parlano del plexiglass per il ritorno in classe a settembre come la proposta principale della ministra Azzolina, ma di questo si è parlato poco, en passant” dice Andrea Facciolo, portavoce del Forum delle Associazioni studentesche a Ministero dell’Istruzione, raccontando l’incontro. “La discussione essenziale è ruotata invece intorno ai fondi straordinari da concedere all’edilizia scolastica per creare strutture adatte ad ospitare gli studenti a partire da settembre”.

Sembra ormai certo che infatti le lezioni in presenza riprenderanno senza sdoppiamenti di classe e turni di lezione. Il problema riguarda piuttosto come poter mantenere il distanziamento tra i banchi. “Per questo il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte sottolineava l’importanza dell’emendamento che prevede la possibilità di nominare commissari straordinari per l’edilizia scolastica i sindaci, così si velocizzano gli interventi già approvati e finanziati e non ancora messi in cantiere che le scuole aspettano. Questa è la principale novità del dl che il governo auspicava”. La nomina dei sindaci a commissari permetterebbe di organizzare subito opere di adattamento delle strutture scolastiche per le nuove norme di sicurezza o, nel caso questo non fosse possibile, ricorrere alla cosiddetta edilizia leggera, cioè tende e tensostrutture per ospitare tutti i ragazzi. Ma non è detto che ci siano le risorse.

“Antonio Decaro, presidente dell’Associazione nazionale dei comuni italiani, – continua Facciolo – ieri chiedeva se si prevedono risorse in più rispetto a quelle già assegnate, altrimenti si tratterebbe di tamponare situazioni esistenti. La ministra ha risposto che si sarebbe informata con la ragioneria del ministero e avrebbe dato delucidazioni in più, cercando di capire insieme alle Regioni come riorganizzare gli stanziamenti”. Conferma che in seguito è arrivata: “Sulla scuola stiamo mobilitando risorse per oltre 4 miliardi. Ci sarà un nuovo stanziamento di altri 330 milioni per l’edilizia scolastica leggera”, ha assicurato Azzolina.

Anche gli studenti hanno avanzato le loro richieste. “Noi, come Forum delle Associazioni Studentesche, abbiamo chiesto attenzione sui trasporti, curando le corse per le fasce orarie con più affluenza, – ha detto Facciolo – e una legge quadro nazionale sul diritto allo studio con parametri uguali per tutta Italia e di rivedere le norme tecniche sull’edilizia scolastica, che sono del 1975 e sono quelle che decretano quanti studenti a metro quadro possono esserci in classe. Crediamo poi che sia necessario potenziare le possibilità della didattica a distanza con una piattaforma nazionale gratuita e che non crei problemi alle scuole, che spesso non si possono premettere le piattaforme esistenti”.

Quest’ultima proposta emerge da un sondaggio condotto in questi mesi da una delle associazioni che fa parte del Forum, il Movimento studenti di Azione cattolica. “È venuto fuori che tutti gli istituti si sono attivati per farla, ma in una buona metà dei casi ci sono stati problemi e non tutte le scuole li hanno risolti e alcune ombre su come ha funzionato sono rimaste. Il Ministero deve aiutare a migliorare”.

E visiere, mascherine e plexiglass di cui si sta parlando in queste ore? “Sulle visiere possiamo ragionarci soprattutto per le persone con disabilità e per i bambini che devono imparare a leggere e a scrivere perché c’è bisogno del labiale. Poi è più vivibile della mascherina per le cinque ore di lezione giornaliere. Il plexiglass mi lascia un po’ perplesso, soprattutto per la sicurezza dei ragazzi che devono muoversi in aula”.

JACOPO TOMATIS

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