Coronavirus: boom della spesa online, ma per i commercianti difficile adeguarsi

Credtis: Pete Linfhort, Pixabay

Acquisti online e nuove abitudini tra i consumatori. Durante il lockdown abbiamo passato più tempo in casa e meno tra gli scaffali dei negozi. E anche con la riaperture del 18 maggio e l’inizio della Fase 2 pare che le trasformazioni legate ai nostri consumi siano destinate a perdurare. Secondo una ricerca del Consorzio Netcomm nuovi utenti si sono affacciati al mondo dell’e-commerce proprio durante l’emergenza sanitaria provocata dal coronavirus. La stima parla di almeno 1,3 milioni di consumatori acquisiti. “Ci aspettiamo che nei prossimi mesi diventerà un’abitudine sempre più consolidata, poiché consente flessibilità, adattamento alle esigenze di mobilità e, soprattutto, distanziamento sociale”, sostiene Roberto Liscia, presidente di Netcomm.

I motivi principali della scelta in favore dell’e-commerce erano legati alla chiusura dei negozi e all’esigenza di chi preferiva ordinare la spesa piuttosto che uscire e andare al supermercato per passare molto tempo in coda. Secondo il centro studi di Supernova -Hub.it – incubatore milanese per startup di logistica – nell’80% dei casi la tendenza ad acquistare online rimarrà anche una volta terminata l’emergenza: in parte invece si tornerà a comprare nei negozi fisici, ma molti nuovi utenti rimarranno anche sul web.

Un cambiamento in atto ma che si scontra con il gap esistente tra la grandi piattaforme e il mondo delle piccole – medie imprese. “In Italia 23mila imprese sono attive con l’e-commerce. In Piemonte sono circa  1200/1300. Si tratta di un numero esiguo di operatori”. Mario Lippi si occupa di innovazione e digitale per conto di Ascom Confcommercio Torino e provincia.  In questo periodo sta organizzando una serie di seminari online con gli operatori del commercio: tra i temi più trattati ci sono quelli legati all’igiene e alla sicurezza del lavoro, ma ci si occupa anche di comunicazione social e digitale.

“Molti vogliono adeguarsi ai tempi che corrono e individuare percorsi di crescita, modi per ridurre i danni subiti e i fatturati azzerati degli ultimi mesi. La pandemia ha provocato aspetti drammatici sul tessuto economico e l’80% dei negozianti e dei commercianti non ha nemmeno un sito web per la propria attività”, rileva Lippi.

Secondo l’esperto di innovazione e digitale indubbiamente gli acquisti online sono cresciuti e le abitudini dei consumatori sono mutate. “Dobbiamo tenere presente un elemento. La situazione attuale si evolve anche nel giro di poche settimane. I bisogni dei clienti non sono venuti meno durante il lockdown. Hanno scoperto nuovi canali digitali. Mentre le attività commerciali costrette a rimanere chiuse hanno ridotto i danni grazie alle consegne a domicilio”.

Secondo Lippi dal 18 maggio in poi, con la ripresa delle attività, molti commercianti hanno capito che non è più possibile ignorare la comunicazione digitale. “Durante i mesi di marzo ed aprile utilizzavano whatsapp per comunicare con le persone e vendere i loro prodotti. Ora hanno capito che se non curano la comunicazione e abbandonano i clienti  il rischio è quello di perderli per sempre”.

Per l’operatore di Ascom Confcommercio la situazione è più critica per le attività che non vendono beni di prima necessità, come i negozi di abbigliamento o le gioiellerie. “Una volta riaperti le persone possono anche tornare. Ma ci sarà senz’altro una riduzione degli acquisti. Secondo un report di Bankitalia sono aumentati i depositi in banca. Si spende solo per quello che è necessario”.

L’e-commerce per essere una realtà diffusa e un’occasione di rilancio in un momento di crisi ha bisogno di maggiore consapevolezza. “La multicanalità è ormai una realtà assodata. Avere nuove modalità di vendita è necessario se si vogliono recuperare i ricavi perduti in questi mesi”.

RICCARDO PIERONI

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