“Testatonda”, quando arte e design partono dal tessuto urbano

C’era una volta una vecchia falegnameria torinese che oggi è diventata un laboratorio artistico. Dentro lavorano, creano, producono oggetti di design quattro ragazzi nati a Torino, architetti e designer. Sono Nicolò Corigliano, Valter Cagna, Matteo Minello e Alessandro Scialdone. Insieme hanno dato vita al progetto “Testatonda” che da un più di un anno crea arredi per la casa realizzandone sia lo studio sia i prototipi proprio nel laboratorio/falegnameria. “Dopo varie esperienze in giro per il mondo siamo rientrati trentenni a Torino e abbiamo deciso di unire le nostre forze. Abbiamo pensato che fosse il momento di immaginarsi una realtà diversa dallo studio di design classico. Uno spazio che ci permettesse di unire la parte di progettazione a quella di prototipazione” racconta Corigliano. Da qui l’idea di scegliere come luogo in cui costruire il laboratorio una falegnameria situata in una zona residenziale a nord di Torino, nel quartiere Rebaudengo. “Avevamo bisogno di ereditare parte dell’esperienza, della capacità di produzione di una struttura esistente e radicata sul territorio. Poi necessitavamo anche di uno spazio che possedesse già dei macchinari per disegnare su carta, così da poter dividere il tempo tra progettazione e prototipazione. Grazie al laboratorio è stato possibile costruire i pezzi a mano, vederli nascere e crescere” spiega il designer.

Il nome del progetto, “Testatonda” si ispira al chiodo a testa tonda, elemento di congiunzione tra il mondo del ferro e del legno, entrambi materiali che i ragazzi lavorano, ma rappresenta anche simbolicamente le diverse anime e competenze del gruppo. I quattro infatti vengono da esperienze di vita simili per alcuni versi, ma diverse per altri. Tutti hanno avuto una formazione che ha visto come punto d’arrivo il design, ma i percorsi sono stati differenti. “C’è chi ha frequentato architettura e ha studiato tra Istanbul e Copenaghen, chi ha fatto design del prodotto ed è stato a Shangai, chi invece ha fatto disegno industriale e ha vissuto a Barcellona. Poi ci sono io che invece sono stato in Andalusia” spiega ancora Corigliano. I quattro si conoscevano già prima dell’iniziativa comune, avevano un legame di amicizia anche a distanza. Una volta tornati nella loro città d’origine però hanno deciso di unirsi in questo progetto. “A Torino esiste un tessuto che conosciamo bene. Abbiamo scelto appositamente la città in cui siamo nati, a discapito della cugina Milano, perché teniamo alle nostre relazioni e poi questa città ha prodotto molti nomi importanti nell’ambito del design” commenta Corigliano.

Un progetto nato solo un anno fa e che, non ancora consolidato, si è trovato ad affrontare l’emergenza Coronavirus, con tutte le difficoltà annesse. “I nostri sono prodotti particolari destinati ad un pubblico che di solito si incontra, si contatta nelle fiere di settore. Il nostro impegno e i contratti chiusi guardavano al Fuorisalone, era lì che dovevamo in teoria presentare la nostra collezione. Poi però l’emergenza ha annullato tutte queste tipologie di eventi” spiega Corigliano. Così il gruppo do Testatonda si è trovato nei due mesi di quarantena a dover riconsiderare le modalità di promozione del progetto e a trovare collaborazioni esterne. “La prima collezione è nata in collaborazione con ‘Kirkby design’, marchio inglese, che ha prodotto i tessuti con cui abbiamo ricoperto panche e sedie e ‘Rezina’.  In questi due mesi poi abbiamo proseguito altre collaborazioni con realtà molto diverse dalla nostra. Con loro il confronto è stato molto proficuo perché ci ha permesso di valutare mondi che non avevamo mai vagliato e situazioni di promozione diverse da quelle che prendevano in considerazione prima” spiega il designer. 

La collezione che i ragazzi avrebbero dovuto presentare al Fuorisalone si chiama F4 ed è la prima in assoluto del progetto “Testatonda”. Uscita nel dicembre 2019 nasce come sintesi delle esperienze dei quattro creatori. “È il punto di fissione di una serie di percorsi individuali, di vita e di formazione. Si tratta di una collezione interamente laccata e i colori non a caso si rifanno a città diverse in cui siamo stati, tra cui Istambul, Copenaghen. I prodotti sono realizzati ad incastro, perché la nostra idea era quella di proporre oggetti semplici, che non ingombrano e che non debbano essere per forza presentati già montati” racconta Corigliano.

Un progetto torinese, giovane, che ha unito tradizione e innovazione. Un’idea nata in mezzo a tante difficoltà, che però non hanno mai fermato i  creatori. “Oggi farei la stessa scelta di un anno e mezzo fa – conclude il ragazzo – Certo magari salterei questi due mesi di stop e mi presenterei al Fuorisalone con un bel sorriso. Ma nella vita queste cose succedono. Stiamo già lavorando per il prossimo anno. Il malcontento lo si può avere per un mese, poi se si crede in un progetto si allunga lo sguardo e si è curiosi di capire che cosa succederà. Noi siamo entusiasti”.

NADIA BOFFA

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