La solitudine aumenta l’ansia per il parto

Una donna sa cosa l’attende. Ha visto film, letto libri, parlato con amiche e sorelle che ci sono già passate. Sa che quando aspetta un figlio può godere delle coccole di tutte le persone che le vogliono bene. Sa che c’è il corso preparto, le altre mamme con cui confrontarsi, il papà del bambino che le stringe la mano durante il travaglio. In questo modo, la paura del parto si fa un po’ più sottile, stretta dall’amore e dagli abbracci di amici e parenti.

Poi, un giorno, gli abbracci vengono vietati. E tutte quelle piccole cose che fino a quel momento parevano scontate, sembrano diventare sempre più difficili.

«L’emergenza sanitaria ha avuto un impatto emotivo sulle donne in gravidanza molto forte e intenso», dice la dottoressa Giovanna Cacciato, dirigente psicologa e psicoterapeuta dell’equipe della SSD Psicologia Clinica dell’ospedale Sant’Anna di Torino. «Le figure della mamma, della sorella o dell’amica per una donna in gravidanza sono fondamentali. In questo momento è venuto a mancare questo tessuto sociale, questa importantissima rete connettiva».

L’isolamento e le preoccupazioni a cui siamo sottoposti continuamente contribuiscono a generare ansia. Per una donna in gravidanza è tutto amplificato: «La sensazione di pericolo per sé e per il neonato può portare ad uno stato di allarme più elevato che durante la gravidanza sarebbe meglio evitare», spiega Elena Macchi, Psicoterapeuta dell’Associazione Culturale WelcHome Nascere Naturalmente. «Lo stress non fa bene alla gravidanza e non fa bene al feto». Anche dopo la nascita, infatti, una mamma agitata può trasmettere questa sensazione al bambino che assorbe senza filtri tutte le sue emozioni. «Ciò che interiorizza il neonato fin dai primi mesi di vita può condizionare la strutturazione di tutto il resto della sua personalità. Il neonato non ha una mente, ma solo sensazioni corporee su cui gradualmente si sviluppano gli aspetti psichici», chiarisce Paola Sacco, anche lei dirigente psicologa e psicoterapeuta dell’equipe del Sant’Anna. «Sentire la mamma smarrita o in ansia sono tutti vissuti negativi per il bambino e lo fanno sentire insicuro».

Per aiutare le donne in questa fase delicata della vita, nell’ospedale torinese è stato avviato un servizio di supporto psicologico telefonico. Le donne, come spiegano le psicologhe, sentono il bisogno di confrontarsi e il servizio sembra essere molto apprezzato. «Principalmente segnalano un senso di solitudine e smarrimento generalizzato, ma nello specifico sentono la mancanza di riferimenti medici», racconta Cacciato. «Chiedono anche informazioni sui corsi preparto, che per molte rappresentano una sorta di rito di passaggio».

Le dottoresse del Sant’Anna, però, non ricevono solo telefonate dalle donne, ma sempre più anche da uomini. Sono papà agitati per le compagne o per il bambino, ma anche preoccupati di non poter essere presenti durante il parto. «Al momento, possono partecipare solo al parto, e non nei giorni seguenti. È una limitazione importantissima per la coppia. Le donne però hanno capito le regole, anche se per qualcuna è stato motivo di disagio psichico e, secondo me, vedremo le conseguenze nel tempo», chiarisce la dottoressa Cacciato.

Il momento è certamente molto complicato e lo è soprattutto per una donna in gravidanza che rischia di sentirsi un po’ abbandonata a sé stessa. Tutte e tre le psicologhe, però, concordano su un punto: è in queste situazioni di paura e incertezza che le donne tirano fuori la loro forza e, insieme al loro bambino, fanno crescere la vita anche nei momenti più bui.

Cinque consigli per chi aspetta

A tutte quelle donne che, a casa, preoccupate per la situazione attuale, aspettano il loro bambino, le psicologhe danno cinque consigli da seguire in questo periodo. Il principale e il più importante di tutti è: non avere paura.

1. Riconosci le tue ansie e cerca di contenerle. Un conto è avere paura del coronavirus, un altro è preoccuparsi per il parto in sé. Secondo le ultime informazioni, la gravidanza svolge spesso una funzione protettiva rispetto al Covid19 e i bambini, in larga maggioranza, sembrano non essere colpiti violentemente dal virus.

2. Limita l’esposizione alle notizie sul coronavirus. Essere continuamente iperconnesse non aiuta a razionalizzare e una sovraesposizione mediatica può peggiorare l’ansia.

3. Utilizza questo tempo per stabilire un rapporto privilegiato con il tuo bambino. Questa può essere anche un’esperienza arricchente, non solo faticosa.

4. Fidati del personale sanitario negli ospedali. In questo periodo medici, infermieri e ostetriche sono più stanchi, ma hanno anche acuito alcune sensibilità. È importante venire in ospedale fiduciose e con la consapevolezza di essere in buone mani. In questa fase di isolamento sarete coccolate anche più di prima.

5. Dedicati un po’ a te stessa. Lascia perdere i cellulari e i social e prova a entrare in contatto fisico con il bambino. Accarezzarti la pancia, disegna, scrivigli una lettera. È importante fare tutto quello che può diventare una risorsa emotiva per affrontare un evento così cruciale e trasformativo.

Articolo tratto dal Magazine Futura uscito il 6 maggio 2020. Leggi il Pdf cliccando qui.

MARTINA STEFANONI

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