Le iniziative di volontariato a Torino per le prime necessità di chi ha bisogno

Foto di Cpd Consulta

Dall’inizio dell’emergenza c’è qualcosa che, come il coronavirus, ha subito un cambiamento: il volontariato. In tutta Italia si sono moltiplicate le iniziative di solidarietà e anche nelle regioni più colpite dalla pandemia, come il Piemonte, è emersa una rete che ora più che mai fa comprendere l’importanza del Terzo Settore. Caritas, Croce Rossa, Protezione Civile, Sermig sono solo alcuni dei nomi più noti di quella che è una macchina molto più grande.

“Oggi tutte le persone che sono a casa vogliono rendersi utili ed è per questo che ci contattano – spiega Giovanni Ferrero, Vice Presidente della Consulta per le Persone in Difficoltà -. A Torino abbiamo 100 nuovi volontari e al giorno circa 40 si alternano nelle nostre attività”. La Città di Torino ha creato una rete, “Torino Solidale”, che distribuisce beni alimentari e di prima necessità in collaborazione con il Banco Alimentare del Piemonte, il Banco delle Opere di Carità e con il supporto dell’associazione di volontariato Damamar.

Cpd Consulta è uno degli snodi in cui avviene la distribuzione: “I nostri volontari dividono il cibo nei dieci punti attualmente attivi in città. Prima dell’emergenza ci occupavamo di 60 famiglie, oggi ne seguiamo 350 e ogni giorno aumentano. Ci impegniamo affinché tutte ricevano la spesa almeno due volte al mese”. Cpd, che dà la possibilità di avere un confronto telefonico con uno psicologo, è anche tra i numeri utili segnalati dalla Diocesi di Torino insieme al Gruppo Abele e alla Casa Madre dei Salesiani. Molte associazioni si occupano soprattutto dei senza dimora: il motto #iorestoacasa non vale per chi una casa non ce l’ha.

L’arcivescovo Cesare Nosiglia ha chiesto ai sacerdoti di mettere a disposizione le sale degli oratori al momento inutilizzate per ospitare i senzatettto. Il Sermig continua ad accoglierli, con adeguate misure di sicurezza, e le mense rimangono aperte. Airbnb, il portale per cercare alloggio online temporaneamente, ha avviato un programma pensato invece per chi lavora nelle cliniche: in Piemonte il 10% degli host ha messo a disposizione la propria casa gratuitamente per medici e infermieri che vogliono auto-isolarsi o non possono tornare a casa. E per chi ha trascorso la Pasqua in ospedale, molti volontari della Protezione Civile hanno portato in dono le loro uova non solo ai pazienti, ma anche al personale in prima linea.

Alcune realtà di volontariato civico torinese hanno dovuto adattarsi all’emergenza: i tre principali progetti della Città di Torino – Giovani per Torino, Senior Civici, e Corpo Europeo di Solidarietà – hanno fatto i conti con il virus. “C’è stata un’interruzione forzata della quasi totalità delle attività – spiega Stefano Chicco, responsabile dell’Ufficio Volontariato in capo all’Area Giovani e Pari Opportunità della Città – soprattutto per quanto riguarda i senior civici, che essendo cittadini over 65 sono quelli più a rischio. Nel terzo settore la tutela della salute dei volontari e delle volontarie viene prima di tutto”.

Ma per quanto le attività siano state cancellate, la voglia di volontariato non è diminuita. Le candidature hanno superato le aspettative e “Sono state raccolte disponibilità per supportare sia la Protezione Civile che i servizi sociali per lo smistamento e la distribuzione di generi alimentari e farmaci alle persone che non potevano muoversi di casa. Attualmente la ricerca di volontari si è fermata, i nominativi trovati erano più che sufficienti” spiega Chicco.

C’è chi invece, come la Croce Rossa Italiana, ha attivato il “Volontariato Temporaneo” per permettere a tutti, dopo una breve formazione online, di dare il proprio supporto ai cittadini in difficoltà. Si va dal consegnare pacchi alimentari e farmaci, al controllo dei passeggeri in aeroporto, al dare supporto presso ambulatori e strutture di emergenza.

Il volontariato però non viene solo dalle Associazioni. A San Salvario e in altri quartieri di una Torino ormai deserta sono comparsi dei carrelli con la scritta “Chi può metta, chi non può prenda”. E non c’è un solo momento della giornata in cui siano vuoti. Dalla Regione Piemonte Gemma Vecera sostiene che “Non è il momento migliore per parlare di volontariato perché con l’emergenza coronavirus le associazioni non hanno subito diminuzioni o aumenti di lavoro, sono indirizzate a fare altro e non si rapportano con la Regione”.

Eppure tutte le realtà elencate parlano chiaro: sono così tante le attività di volontariato civico e cattolico che forse la difficoltà sta nel quantificarle. Senza la rete messa in piedi dal volontariato nulla, e non soltanto nel periodo di emergenza, andrebbe avanti. Per questo non solo è il momento adatto per parlarne, probabilmente è il migliore.

CHIARA MANETTI

Articolo tratto dal numero di Futura Magazine del 22 aprile 2020. Leggi il Pdf cliccando qui

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