Gli steward precari: l’altra faccia del pallone milionario

Steward ai cancelli di uno stadio

Gli steward sono l’altra faccia del pallone milionario. Sono tanto precari quanto indispensabili: se non ci fossero loro, per legge, la partita non potrebbe nemmeno cominciare. In un momento di totale incertezza come quello che stiamo vivendo, con il campionato in pericolo e le polemiche della Lega Calcio, nessuno ha nominato coloro che sono tra i più colpiti del lockdown: gli steward sportivi.

“Siamo dei fantasmi invisibili, ma siamo sempre lì, con la pettorina e gli occhi ben accesi”, osserva Luca, steward veterano barese. Nel settembre scorso Luca ha lavorato nel mitico San Paolo di Napoli per il match di Champions col Liverpool, vinto poi dai partenopei per due reti a zero.

A Roma Luca ha controllato biglietti e mantenuto il sangue freddo quando alcuni ultras romanisti lo provocavano dai bagni dell’Olimpico, dove pensava non ci fossero nemmeno le telecamere. “Se avessi reagito ne sarei uscito con le ossa rotte. Noi facciamo da cuscinetto alla polizia. Eppure lavoriamo solo a chiamata per 30, massimo 40/50 euro a partita”.

Un video del 2010 ha spopolato in rete. Siamo al San Nicola di Bari ed è maggio. Dei tifosi biancorossi invadono il campo a fine partita. Gli steward all’apparenza sembrano volerli fermare ma quasi tutti inciampano. “Si lasciano cadere volutamente a terra – commenta Luca – perché se provi a prenderli, ti aspettano fuori e non sai mai chi ti capita”. E infatti, negli ultimi anni, la maggior parte degli scontri avvengono all’esterno degli stadi italiani.

Come si decide la presenza degli steward

Settantadue ore prima dell’evento sportivo si riunisce il GOS, gruppo di lavoro di tutti gli uffici e poteri responsabili. Tutto è definito per legge essenzialmente mettendo in primo piano la cosiddetta “gestione dell’ordine pubblico”.

Con il recentissimo Decreto ministeriale 13 agosto 2019 l’attività di stewarding si compone di quattro aspetti specifici: controllo dei titoli di accesso agli impianti sportivi; accoglienza e instradamento degli spettatori; verifica del rispetto del regolamento d’uso degli impianti sportivi; svolgimento di servizi ausiliari dell’attività di polizia, relativi ai controlli nell’ambito dell’impianto sportivo, per il cui espletamento non è richiesto l’esercizio di pubbliche potestà o l’impiego operativo di appartenenti alle Forze di polizia.

Lo steward dott. Federico Rocchi: Un lavoro, un potente antidepressivo

Federico Rocchi, laureato e giornalista da quasi 30 anni, per varie ragioni un giorno ha deciso di fare questo lavoro. “Per me il più potente antidepressivo”. È steward da dieci stagioni allo stadio della Capitale.

Ma è un lavoro precario e poco professionalizzato. Federico si definisce “uno stabile precario a norma di legge”. “Non esiste nulla di più stabile del campionato di calcio di Serie A (forse è meglio dire esisteva, dati gli ultimi eventi pandemici) ma siamo da sempre una figura ibrida, sicuramente precaria dal punto di vista occupazionale, inesistente da quello sindacale, irrilevante sul piano economico. Ho personalmente contattato negli anni tutti i sindacati confederali, come si diceva una volta, ottenendo zero in termini di ascolto, zero in termini di azione”.

Il dott. Federico Rocchi (Foto Pizzi)

I contratti precari

Gli steward sono un corpo esterno rispetto all’utilizzatore finale, ovvero la squadra di casa, che in Serie A appalta in outsourcing alle agenzie per il lavoro la gestione dell’intero corpo di addetti “interni” (quelli che risiedono nella stessa città in cui si svolge l’evento) ed “esterni” (i cosiddetti “trasfertisti”).

Il contratto è quello di lavoro somministrato a tempo determinato e spesso le società di calcio nemmeno compaiono. “Il ruolo di utilizzatore ufficiale – spiega Rocchi – è ricoperto da una sub-società della stessa agenzia per il lavoro che affitta a se stessa i lavoratori. Un bel pasticcio che si giustifica soltanto con l’imperativo categorico di tenere i costi bassi. Eppure, contando una media di 50 euro a steward (comprendendo quindi i compensi che nel caso dell’Olimpico di Roma partono da circa 40 euro per sette ore di lavoro) si fa presto a capire quanto la presenza degli steward sia poco pesante sul bilancio della Serie A, anche considerando il costo effettivo totale che le società di calcio andranno a pagare, tasse comprese”.

Come si diventa steward?

Si può diventare steward rispondendo alle call emesse dalle agenzie, ma anche presentandosi spontaneamente alle società di calcio. “Le agenzie – osserva Rocchi – sono sostanzialmente sempre in cerca di personale essendo un’occupazione ad elevatissimo ricambio per evidenti motivi: si lavora molto (circa sette ore per una giornata di campionato), si guadagna poco (6,55 euro l’ora, nel suo caso). Dopo essersi presentati, senza che venga richiesto quel livello di studi a mio avviso necessario per riuscire a parlare al pubblico con efficacia, si verrà inseriti in un percorso che prevede una fase di formazione obbligatoria, che a mio avviso potrebbe essere più rigida, più standardizzata e possibilmente armonizzata con le buone pratiche europee. Dopo il corso principale, che comprende aspetti giuridici e pratici, come il corso antincendio, si ottiene un’abilitazione delle autorità di pubblica sicurezza sottoposta a vaglio annuale. Esistono poi altri corsi, come quelli per imparare le tecniche di pat-down, ovvero la “perquisizione leggera”, ed altre abilitazioni da acquisire man mano che aumenta l’esperienza sul campo. Insomma, lo steward è per definizione un bravo ragazzo certificato”.

L'Associazione Sia ha promosso un censimento ancora online
Il presidente Sia Jacopo Musciola

Quanti sono gli steward saltuari e in servizio costante?

È difficile quantificarlo. Forse non più di 15mila. Per questo l’associazione Sia (Stewarding Italiani Associati) ha promosso un censimento su Facebook per dare voce ai “fantasmi del calcio”. Il censimento sta dando i suoi frutti e ha raccolto già migliaia di contatti. Presto saranno coinvolte anche le società di calcio e di servizi. Il censimento è un tentativo coraggioso per conoscere meglio questo mondo controverso.

“Da quando sono stati aboliti i voucher di lavoro la situazione è peggiorata – dichiara il presidente Sia Jacopo Musciola – Il voucher era una forma di pagamento molto più tutelante di altre soluzioni come i contratti a chiamata, i contratti di collaborazione coordinata o i libretti famiglia, che possono utilizzare solo le società di calcio”.

La maggior parte degli steward non possono accedere a cassa integrazione o altri sussidi statali. Musciola li definisci figli minori e sono quelli per cui questo è l’unico lavoro, come Luca. Altri, pochi, lo fanno per arrotondare, ma hanno un primo impiego più tutelato.

L'Andes denuncia: si crea anche caporalato

“Meglio consegnare le pizze”

Ferruccio Taroni, presidente dell’Andes (Associazione Nazionale Delegati alla Sicurezza) lamenta difficoltà nel reperimento di steward. “Ormai lo fanno in pochi. Meglio consegnare le pizze. Si crea anche un caporalato laddove c’è difficoltà di reperire gli steward – denuncia Taroni – Raccattano steward anche senza attestato presi in emergenza dalla strada”. Che è vietato dalla legge. La professionalizzazione è un problema.

Alcune squadre come Juventus o Fiorentina non si affidano alle società esterne di servizi e quindi possono utilizzare il pagamento con “libretto famiglia”. Non esternalizzano questo servizio ma lo gestiscono internamente. Francesco Davalli coordina gli steward della “viola”. La società calcistica si occupa anche della selezione e della formazione durante la partita. La qualità magari si vede, ma questi steward sono ugualmente precari e lo fanno come dopolavoro.

L’agognato tempo pieno

Per molti l’ideale sarebbe uno steward a tempo pieno che svolgesse più attività, non solo nel mondo del calcio.

Musciola però invita a un sano realismo: “Questo non è fattibile per come è normato lo steward oggi, ovvero riservato esclusivamente allo sport. Per noi è importante essere maggiormente flessibili, ad esempio rivedere il libretto famiglia che aiuterebbe a trovare un numero maggiore di persone idonee ed eviterebbe trasferte estenuanti. Il lavoratore potrebbe essere impiegato in altre attività similari. Potrebbe essere utile in situazioni di emergenza come quella attuale o impiegato in altri servizi pubblici: parchi di divertimento, stazioni, ovunque ci siano flussi importanti”.

“Impiegare lo steward solo nel calcio significa condannarlo a un precariato sicuro – aggiunge Taroni -. Chiediamo al governo di permettere a chiunque lo desideri di adottare un servizio di stewarding per altre attività. Oggi potrebbe essere utile per regolare i flussi laddove c’è divieto di assembramento a causa del Covid-19”.

Recentemente, il governatore della Liguria Giovanni Toti ha proposto l’impiego di steward per vigilare gli ingressi nelle spiagge. Ma il termine viene utilizzato impropriamente: per la legge lo “steward” è solo quello sportivo, per il senso comune anche l’equivalente maschile della hostess.

In sintesi, non è mai stato possibile realizzare un contratto collettivo nazionale, oggi si utilizza quello dei “servizi fiduciari” che però ha poco a che fare con il lavoro negli stadi. C’è una frammentarietà del ruolo di steward.

Il contratto ideale?

“Ci devono essere due binari – risponde Rocchi – un contratto di somministrazione a tempo indeterminato per chi si dichiara disponibile per tutto l’anno e uno a tempo determinato/voucher per chi vuole farlo saltuariamente, come “lavoretto”. Agli steward più qualificati, come ad esempio i responsabili di funzione che sono un numero più ridotto, andrebbe offerto un posto da dipendente della società di calcio. Quindi stiamo parlando solamente degli steward sportivi”.

Il dottor Rocchi all’Olimpico di Roma
Molti pensano: anche il bagnino sta lì pagato per divertirsi con le ragazze!

Per gli altri rimane un “lavoretto”. E invece

Ci sono anche difficoltà di immagine e sociali. “In un certo senso – spiega lo steward-comunicatore Federico Rocchi – siamo dei professionisti dotati perfino di un “albo professionale”, la nostra autorizzazione è annuale e vagliata direttamente dalle autorità dello Stato, eppure il nostro lavoro rimane per tutti un “lavoretto”, come in fondo tutti i lavori non quotidiani e non bilanciati da significativi compensi. Aggrava la situazione il fatto che molti di noi sono giovani e quindi facili da manipolare oppure dopolavoristi che, secondo alcuni benpensanti, vengono pure pagati per vedersi gratis le partite di calcio.

L’immagine dello stewarding è illuminata soprattutto dai riflessi negativi del calcio stesso. Lo steward è iconograficamente associato ai disordini sugli spalti, ormai molto rari, e mai alle innumerevoli vite salvate da infarti o da cadute sulle scale. Nessuno conosce il lavoro che c’è dietro ogni incontro, nessuno immagina che inizi quattro ore prima della partita e finisca anche due ore dopo. In pochi sanno che se c’è un posto dove è più sicuro sentirsi male è proprio lo stadio dove oggi, a differenza di molti anni fa quando si moriva per l’assenza di un defibrillatore, ci sono almeno cinque ambulanze pronte a partire”.

Quindi l’immagine dello steward è macchiata dai luoghi comuni. “In fondo anche il bagnino sta lì pagato per divertirsi con le ragazze”, è la provocazione di Federico Rocchi.

Sponsor e squadre di calcio. Siamo merce di scambio?

Il modello di business delle agenzie di gestione, infine, è poco chiaro. Federico Rocchi fa notare: “Inspiegabilmente le agenzie che reclutano steward sponsorizzano le grandi squadre di calcio, quindi accreditando soldi a queste squadre, pur essendo loro dei fornitori di steward, ovvero addebitando soldi. Che interesse avranno? Che sia un cambio-merce, in cui la merce siamo noi?”.

La diretta Facebook

La questione contrattuale è stata affrontata in diretta Facebook dall’Associazione Sia durante il Primo Maggio.

NICOLA TEOFILO

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