Come riaprire le scuole? Il contributo del Politecnico di Torino per la ripartenza

Un documento di 62 pagine per pianificare la “Fase 2” dal punto di vista di strutture e mondo didattico. È il rapporto “Scuole aperte, Società protetta” realizzato dal Politecnico di Torino pensato per la riapertura delle scuole dopo il lockdown.

Meno alunni in ciascuna classe, alternanza di didattica in presenza e a distanza, potenziamento della teledidattica intesa come opportunità formativa: sono alcune delle prinicipali misure contenute nel rapporto redatto con il contributo di Città di Torino, Città Metropolitana, Regione Piemonte, Ufficio Scolastico Regionale, Ordine degli Ingegneri e di numerose associazioni e istituzioni che operano nel settore dell’educazione e della scuola.

Le misure suggerite per la didattica fanno parte del progetto “Imprese aperte, lavoratori protetti“, frutto di uno studio condotto da esperti, professionisti, rappresentanti di imprese e organizzazioni per fare ripartire in sicurezza le imprese di tutta Italia.

La sperimentazione dei “beta test” – le prove delle misure messe a punto dal Politecnico di Torino per la ripresa delle attività scolastiche – inizierà la settimana prossima e sarà effettuata in sette istituti in Piemonte. Cinque sono torinesi: si tratta di un nido e una scuola d’infanzia comunali, due strutture private e un complesso che comprende nido, scuola dell’infanzia, scuola secondaria di primo grado, servizi del centro civico. Il contributo di Torino, infatti, riguarda in particolare nidi e scuola dell’infanzia. La sperimentazione toccherà tutte le procedure organizzative, i turni, l’uso degli spazi, i flussi di entrata e uscita e servirà per riprogrammare le attività scolastiche tutelando la salute e i bisogni degli alunni e delle loro famiglie.

“La scuola e i servizi educativi per la prima infanzia sono altrettanto cruciali delle attività produttive per la ripresa del Paese e il sistema educativo risponde a problemi di conciliazione famiglia-lavoro per i genitori, ma soprattutto ai diritti costituzionali dei bambini e ragazzi a ricevere un’istruzione e ad avere accesso alle risorse per il pieno sviluppo delle proprie capacità – dichiara il Rettore del Politecnico Guido Saracco – Esigenze e diritti che sono stati, forse inevitabilmente, compressi in queste settimane con conseguenze negative, che hanno allargato le disuguaglianze sociali tra bambini”.

Il rapporto del Politecnico prende in considerazione i numeri dei soggetti coinvolti: la scuola statale italiana conta oltre 8 milioni di studenti e 1,2 milioni di operatori, a cui si aggiungono i dati relativi alle scuole paritarie – quelle pubbliche, ma non gestite dallo Stato – con circa 950mila studenti e 200mila docenti. Senza dimenticare i centri di formazione professionali, che tra studenti e formatori raggiungono quota 160mila.  A queste cifre si sommano quelle proprie di nidi e scuole dell’infanzia.

La prima indicazione è la necesità di ridurre l’affollamento delle classi, a partire dai nidi e fino ad arrivare alle scuole superiori. Consigliabile, dicono dal Politecnico, non superare i 10 bambini per gruppo. In questo senso dovranno cambiare anche la disposizione e l’organizzazione delle aule e degli spazi comuni, al fine di garantire percorsi unidirezionali e il distanziamento sociale necessario a limitare il contagio. Per questo è necessario prevedere la turnazione nelle classi: alcuni studenti saranno presenti in aula mentre i rimanenti seguiranno le lezioni da casa. Tutto questo garantendo comunque a tutti i bambini e i ragazzi la possibilità di vivere anche l’esperienza della scuola in presenza. La didattica online sarà quindi integrata con quella in aula e garantita grazie ad investimenti in tablet e pc. Ad oggi, alcune realtà hanno cercato di riempire il digital gap emerso rumorosamente durante l’emergenza sanitaria che ha costretto gli studenti a casa: il progetto TuttiConnessi, per esempio, vuole portare la tecnologia agli alunni che non ce l’hanno.

Per quanto riguarda i dispositivi di protezione individuale, niente mascherine ai bambini, perché “I più piccoli non tollerano in alcun modo l’utilizzo dei dispositivi e non accettano un adulto vestito in tal senso che non hanno mai visto o che hanno visto in video fino a ieri ma vestito normalmente. Gli insegnanti che interagiscono con bambini più piccoli, potrebbero dunque non indossare una mascherina coprente sul volto, ma una visiera trasparente che consenta di vedere completamente il volto dell’adulto, per consentire una corretta comunicazione non solo verbale”.

Inoltre, dato che nei nidi e nei primi anni della scuola d’infanzia i bambini vanno presi in braccio, cambiati e aiutati a camminare, “Il distanziamento è difficile se non impossibile da applicare”. Ma nelle scuole dell’obbligo del primo e del secondo ciclo di istruzione “Le possibilità di configurazioni spaziali utili al distanziamento possono essere differenti a seconda della tipologia edilizia e delle pertinenze”.

Come spiega Antonietta Di Martino, assessore all’Istruzione del Comune di Torino, si tratta di “Un lavoro basato, come principio di fondo, sulla necessità di integrare i diritti fondamentali delle bambine e bambini, ragazze e ragazzi allo studio, al successo formativo, e all’inclusione con la tutela della salute e sicurezza di allievi, personale e tutti i soggetti impegnati nel mondo scolastico e tenendo presenti le necessità di conciliazione famiglia lavoro dei genitori”.

Secondo il Politecnico è “necessaria la definizione di un Protocollo nazionale, analogo a quelli redatti per la ripartenza delle attività produttive, che dovrà trovare concretezza, declinazione specifica ed operatività nelle singole diverse realtà scolastiche, attraverso la stipula di “Protocolli di sicurezza anti-contagio” ad hoc per le istituzioni scolastiche e formative e per i servizi educativi”. Per questo il gruppo di lavoro coordinato dal Politecnico è in contatto con la task force del Ministero dell’Istruzione diretta da Patrizio Bianchi: nelle prossime settimane contribuirà alla definizione di linee guida nazionali che si avvarrà dell’esperienza maturata con i “beta test”, messi a punto dal Politecnico di Torino, con la collaborazione dell’assessorato all’Istruzione della Città di Torino.

CHIARA MANETTI

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