TuttiConnessi, il progetto in soccorso degli studenti senza tecnologia

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Appelli online, video-lezioni quotidiane, verifiche ed esami a distanza: è la condizione che stanno vivendo nove milioni di studenti italiani a casa per l’emergenza coronavirus. Con la sospensione delle attività didattiche, prorogata a settembre, le scuole di ogni ordine e grado, comprese le università, potranno proseguire soltanto con la didattica a distanza. La tecnologia e l’accesso alla rete sono quindi fondamentali  per garantire la continuità delle attività di formazione. TuttiConnessi è il progetto che vuole dare un supporto concreto alla didattica per permettere a tutti gli allievi di accedere alle lezioni e agli strumenti didattici digitali. Come? Attraverso una raccolta solidale di strumenti informatici per gli studenti in difficoltà: le associazioni del territorio creano una rete in risposta alla carenza degli apparati per la connessione.

In un momento in cui è necessario avere strumenti per accedere a questo “piano formativo”, sono emerse varie criticità: in primis l’assenza di disponibilità di device tecnologici per un terzo delle famiglie italiane. Secondo un’indagine dell’Istat, nel 2019 in Italia “il 76,1% delle famiglie dispone di un accesso a Internet e il 74,7% di una connessione a banda larga”. Nel periodo 2018-2019, il 33,8% delle famiglie non possedeva un computer o un tablet in casa. Il numero arriva al 14,3% tra le famiglie con almeno un minore. Inoltre, solo nel 22,2% delle famiglie ogni componente ha a disposizione un pc o tablet. Tutti Connessi nasce non solo per rispondere a un’esigenza emergenziale concreta del territorio, ma anche per cercare di far fronte in modo incisivo al problema del digital divide e alle nuove sfide che il mondo dell’istruzione si troverà ad affrontare.

Come funziona? Lo studente in difficoltà fa una richiesta ad uno dei propri docenti, che la raccoglie e la carica sul sito del progetto. Si può anche inoltrare la domanda direttamente al sito. Nel frattempo un donatore, un privato o un’azienda che possiede una tecnologia che non utilizza più, comunica la disponibilità e la tipologia del dispositivo sul sito: si possono donare computer portatili, tablet o smartphone, di qualsiasi marca e tipologia, purché funzionanti e sufficientemente recenti. A questo punto entrano in gioco i volontari, che si occupano di prelevare il dispositivo, della sua sanificazione e infine della rigenerazione. In base alle norme riportate sul sito del Ministero della Salute, “per disinfettare superfici si possono utilizzare sia disinfettanti a base alcolica sia prodotti a base di cloro”. Il servizio consiglia di utilizzare alcol puro o diluito tra il 60% e 80% e per evitare danni al dispositivo è raccomandabile inumidire un panno. Nella fase finale, il dispositivo viene poi consegnato alla famiglia in difficoltà, direttamente o attraverso la scuola.

Al momento questo servizio, nato dalla collaborazione tra le associazioni torinesi SYXTékhnéInformatici Senza Frontiere e MuPIN – Museo Piemontese dell’informatica, è attivo solo a Torino in alcune scuole selezionate. L’intento è di estenderlo non solo a tutta la città, ma anche ad altre zone da cui sono giunte numerose richieste, come Milano e Roma.

“Questa emergenza insegna ad essere tutti solidali – si legge sul sito – quindi il presupposto affinché la scuola prosegua con la sua missione formativa è che, grazie a una massiva adesione, si riesca anche a rendere #TuttiConnessi”.

CHIARA MANETTI

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