La famiglia per chi non ha una famiglia: il Sermig al tempo del Coronavirus

“Questa situazione di grande difficoltà ci insegna una cosa fondamentale – spiega Daniele Ballarin, membro dal 2004 dell’Arsenale della Pace di Torino sede principale del Sermig – Ciò che davvero conta, e che ci sta salvando, sono le relazioni”.

Donne maltrattate, mamme con bambini, giovani scappati dalla guerra, uomini senza casa, anziani soli. Esclusi operatori e volontari, sono duecento gli ospiti che vivono la quarantena in questo spazio, sede del gruppo fondato nel 1964 da Ernesto Olivero. Un luogo che, da fabbrica di armi, si è trasformato in monastero metropolitano oggi presente anche in Giordania, Brasile e Pecetto Torinese. Una casa di fraternità, aperta al mondo e all’accoglienza.

“Siamo la famiglia di chi non ha famiglia – spiega Ballarin – Con l’avvento del Coronavirus abbiamo organizzato gli accessi per garantire sicurezza e benessere a tutti. Manteniamo alcune stanze appositamente vuote, cosicché se dovesse arrivare qualcuno positivo al Covid-19 sappiamo che possiamo dedicargli uno spazio specifico”.

Oggi gli ospiti sono suddivisi per gruppi. “Garantiamo loro una cucina e sei punti di distribuzione della mensa. Questo ci permette di gestire con maggiore puntualità i flussi di persone”, spiega Ballarin. Con l’avvento della quarantena, l’Arsenale della Pace ha anche intensificato la sua attività di fornitura di borse alimentari per i bisognosi del quartiere. Ne confeziona settimanalmente 150, a beneficio di circa 450/500 persone. Ogni borsa è di- versa dalle altre. Varia in base a chi la richiede, e raccoglie tutti i beni essenziali. Dall’olio allo zucchero, dal riso alla pasta, dai cereali ai biscotti e al latte in polvere per i bambini. Nonostante l’eccezionalità della situazione, il cambiamento al Sermig non è stato così grande.

“Ed è naturale che sia così – sottolinea Ballarin – Ora sono molte le difficoltà da affrontare così come le aziende e i privati che ci chiamano per offrire disponibilità. A loro va il nostro ringraziamento nella speranza che questa catena solidale non si spezzi. Ma noi rimaniamo un gruppo nato per accogliere e aiutare chi è in difficoltà. Il nostro impegno è sempre lo stesso”.

Articolo tratto dal Magazine Futura uscito il 22 aprile 2020. Leggi il Pdf cliccando qui.

RICCARDO LIGUORI

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