La catena di aiuti del Banco Alimentare. Un esercito di volontari

“L’emergenza sanitaria è tremenda, ma anche quella sociale non scherza, se ne parla persino di più, perché i timori sono tanti, si moltiplicano, valgono per le famiglie e per le imprese. L’emergenza sociale sarà più lunga. E si sta già facendo sentire in modo drammatico nell’ambito alimentare”, spiega Salvatore Collarino, presidente del Banco Alimentare Piemonte.

La pandemia da Covid-19 ha presto rivelato la sua ricaduta sociale. Già dai primi giorni di quarantena la richiesta di generi alimentari è aumentata, solo a Torino, del 15%. Più di ottomila persone hanno manifestato difficoltà di accesso a questo bene primario, passando da 50mila a 58mila. E il Banco Alimentare si è impegnato a fornire oltre 12 mila chili di alimenti in più rispetto a quelli distribuiti solitamente.

“Molte persone senza lavoro o con redditi precari e molto bassi oggi fanno fatica anche a dar da mangiare ai propri figli – spiega Collarino – Penso a quei bambini e ragazzi che fino a un mese fa almeno un pasto al giorno riuscivano a farlo perché andavano a scuola”.

LA FORZA DELLA RETE
Banco alimentare Piemonte ha attivato una collaborazione con Slow Food per sensibilizzare i piccoli donatori. E con il centro operativo comunale di Moncalieri, la Croce Rossa e la Protezione Civile ha dato vita a un “porta a porta solidale”. Un’iniziativa grazie alla quale i volontari del comune si recano direttamente al magazzino principale del Banco, a Moncalieri, per confezionare pacchi alimentari – di prima necessità – da portare a domicilio alle persone indigenti della città.

“Un esempio di prossimità e collaborazione solidale grazie al quale sono stati eliminati lo spreco di tempo e di spazio per impegnarsi in un’attività di pronto intervento a ‘chilometro zero’”, spiega Chiara Lignarolo, a capo della comunicazione del Banco Alimentare Piemonte.

RISCRIVERE LA STORIA

“Quando tornerà un po’ di serenità e avremo almeno in parte assorbito i lutti e la sofferenza che questa epidemia ha portato con sé, dovremo scriverla, questa storia. Una storia che ci insegna una cosa fondamentale: non ci salviamo da soli. E questo è ancora più evidente nel mondo del volontariato – spiega Collarino – Qualche settimana fa è arrivato un ragazzo, presso il nostro magazzino di Moncalieri, con una station wagon piena di prodotti alimentari che ha voluto comprare e donare a noi, chiedendoci di rimanere nel più totale anonimato. Questo è un segno – senza contare quello dei grandi donatori che continuano a portarci interi camion di prodotti – che ci dice che tutti possono fare qualcosa. Un segno di riconoscimento verso questa Italia che per piccoli gesti ci fa sperare e capire che risorgeremo e ricominceremo”.

Ma il volontariato, da solo, non può farcela. “Noi, piccola parte del terzo settore, siamo un elemento sussidiario. Interveniamo, per quello che è possibile, per alleviare situazioni di difficoltà.  Certamente, però, non abbiamo le forze né il ruolo per riuscire ad affrontare e risolvere tutte. Le istituzioni, a vario livello, ci chiedono di fare nel limite del possibile la nostra parte e ci sostengono. Ed io voglio continuare a chiedere a tutti i donatori di continuare in questa azione solidale. Per evitare che la catena di solidarietà si interrompa, ciascuno di noi deve fare la sua parte”.

Articolo tratto dal Magazine Futura uscito il 22 aprile 2020. Leggi il Pdf cliccando qui.

RICCARDO LIGUORI

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