Coronavirus, le ricadute economiche e sociali all’Isola d’Elba

Porto Azzurro. Foto di: Gustavo Caffarena.

È la terza isola italiana dopo Sardegna e Sicilia. Ha 147 km di perimetro costiero e una popolazione di 30 mila abitanti. Una comunità che durante il mese di agosto può arrivare a quota 180 mila e raggiungere le dimensioni di una città. L’Isola d’Elba è una delle mete più apprezzate dai turisti, italiani e stranieri. Ma la stagione estiva 2020 appare segnata dall’emergenza Coronavirus. E le ricadute economiche e sociali si faranno presto sentire.

“L’isola è una delle zone italiane con il più alto tasso di lavoratori impiegati nella stagionalità del turismo. Almeno il 40% dei lavoratori residenti dell’isola è occupato in questo settore. Parliamo di 4 mila elbani, che corrispondono ad altrettanti nuclei familiari, per un totale circa di 12 mila elbani”, spiega Giovanni Cafagna, presidente dell’ANLS – Associazione Nazionale Lavoratori Stagionali.

Le conseguenze si faranno sentire sui fatturati delle aziende, soprattutto quelle più grandi. “Ci saranno sicuramente dei tagli sul personale. Ma è ancora presto per dirlo, non sappiamo ancora quando e come ripartiremo, se a maggio o a luglio”, afferma Cafagna. Il presidente dell’ANLS sottolinea poi come quello dei lavoratori stagionali sia un problema rilevante, che riguarda in Italia almeno mezzo milione di persone.

Tra queste persone c’è Enrico, abitante di Marciana Marina, assistente bagnante di uno stabilimento balneare: “Il posto di lavoro – al momento – è a rischio per tutti. Finché le possibilità di spostarsi sul territorio italiano non torneranno come prima è difficile immaginare quale sarà la situazione turistica”.

Secondo il lavoratore stagionale esiste qualche possibilità di recuperare i flussi turistici nazionali: “Molti dei nostri ospiti abituali provengono dalle regioni settentrionali, che al momento sono le più colpite dal virus. Possiedono seconde case sull’isola. Sicuramente abbiamo perso il mercato del turismo straniero”. 

Il flusso turistico che proviene dall’Europa del Nord, dalla Germania e dalla Svizzera è rilevante per l’isola, soprattutto nei mesi di aprile e maggio. “Per me sarà difficile poter andare avanti. Tra i miei clienti abituali ci sono svizzeri e tedeschi”. Laura Rivola è la titolare del B&B Aloe Ranche di Rio nell’Elba, un piccolo alloggio a conduzione familiare circondato da terreni agricoli.

“La stagione ormai ce la siamo giocata. Abbiamo poi un problema di mobilità: siamo raggiungibili perlopiù con i traghetti delle compagnie marittime. Qualche giorno fa c’erano soltanto due operatori della Croce Rossa a bordo di una nave arrivata a Portoferraio. Una scena impensabile per la nostra isola”, racconta Rivola. La titolare del B&B sarebbe disposta anche a ripartire, a condizione che vi siano i “presupposti sanitari”. “Non dobbiamo mettere a rischio il contenimento del virus, sarebbe da incoscienti favorirne la crescita”.  

L’adozione delle misure di sicurezza e il rispetto dei protocolli sanitari pone dei punti interrogativi. “Se un albergo finisce in quarantena rischia di avere dei problemi di introiti. Dovrà comunque pagare i dipendenti perché hanno un contratto stagionale. Non ci sono assicurazioni di lavoro e di tutela contro il virus”. Gaetano Avagliano è revenue manager dell’Hotel Hermitage di Portoferraio, struttura alberghiera dove ogni estate lavorano più di 300 persone. “Molti di questi lavoratori arrivano da tutta Italia e sarà difficile rivederli quest’anno”.

Avagliano svolge questo impiego da cinque anni. E vede già alcune prime conseguenze negative. “Una delle prime regole del revenue è che una camera non venduta stanotte non verrà venduta per sempre. Non potremo recuperare mai le prenotazioni che stiamo perdendo”. Secondo il lavoratore i danni sociali saranno enormi: “una buona parte della popolazione vive di turismo, l’80% delle attività dell’isola dipende da esso”.

A causa del Coronavirus sono stati cancellati molti eventi che erano previsti tra aprile e maggio, come camminate, gare di triathlon e maratone. “Il turismo di passeggiata, con molte persone che solitamente arrivavano dal Nord Europa, ne sta risentendo molto. I nostri campi da tennis in questo periodo sarebbero stati affollati da turisti stranieri”, afferma Avagliano. 

“Sarà un anno complicato. Io avrei dovuto aprire il 4 aprile o al massimo il 9”. Adamo Spinetti è il titolare de “Il Convio”, storico locale elbano che da più di trent’anni anima la spiaggia di Cavoli, con party e dj set in riva al mare. “Aspetteremo le decisioni del governo, al momento è impensabile qualsiasi apertura”.

Spinetti è consapevole che sarà un’estate diversa dalle altre, dove non sarà possibile organizzare eventi in spiaggia. “Punteremo di più sulle camere e sulle stanze che abbiamo a disposizione. Anche se saremo costretti ad effettuare dei tagli sul personale. L’anno scorso avevamo almeno una quindicina di lavoratori stagionali”. 

Porto Azzurro ai tempi del Coronavirus

Dagli anni ‘80 l’Isola d’Elba punta sul turismo balneare e stagionale, concentrato perlopiù in sei mesi dell’anno, da aprile a ottobre. Ma il cambio di scenario provocato dal virus sta mettendo in discussione questi presupposti. “In realtà il periodo della vacanza pura e semplice è finito da tempo. Bisogna puntare su altro: ambiente, cultura e gastronomia”, spiega Massimo De Ferrari, presidente Associazioni Albergatori Isola D’Elba.

Le conseguenze economiche dovrebbero indurre a un ripensamento da parte di tutti. “Adesso che rischiano di fallire molte aziende e ristoranti, potremo passare sopra i localismi e le divisioni per trovare una volontà d’intenti e rilanciare le bellezze dell’isola”.  Secondo De Ferrari la cultura è un elemento indispensabile per incentivare i flussi turistici, soprattutto in bassa stagione. 

A Portoferraio sono presenti i Musei Napoleonici, che conservano i cimeli e gli arredi del condottiero francese esiliato sull’isola tra il 1814 e il 1815. Secondo il presidente dell’Associazione Albergatori Elba la gestione dei musei è da rivedere. “Orari sballati, personale non all’altezza e scarsa flessibilità. In più, la gestione centralizzata toscana e romana non ha aiutato. I Musei Napoleonici andrebbero staccati da quella gestione, come è accaduto agli Uffizi. Dovrebbero essere amministrati da qualche ente locale o fondazione”. 

Sempre nel centro urbano più grande dell’Elba sono presenti le fortezze medicee di Portoferraio. “Sono fortificazioni per cui si dovrebbe garantire una facile accessibilità, con mezzi idonei e che siano in grado di permettere al turista di accedere a queste meraviglie”, afferma De Ferrari. 

Le incertezze sul futuro dei locali e degli eventi musicali dureranno per molti mesi in tutta Italia. E anche all’Isola d’Elba. “Non sappiamo che cosa succederà. Sono luoghi di assembramento di persone e anche a livello di autorizzazioni le nostre strutture non potranno che essere penalizzate”. A parlare è Giannino Di Giovanni, originario di Cecina.

Dal 1981 gestisce il “Giannino Live” di Campo nell’Elba, uno dei locali più apprezzati dell’isola, sia dagli abitanti che dai turisti. “Abbiamo un pubblico multigenerazionale; qui è possibile ascoltare musica dal vivo ed esibizioni di cantanti che sono in grado di trascinare la serata”.

Al Giannino Live sono passati personaggi televisivi come Anna Falchi e Giorgio Panariello. E artisti musicali di fama nazionale: “Alex Baroni (scomparso nel 2002 n.d.r) veniva da me ogni estate. Pure Irene Grandi quando non era ancora famosa”. Di Giovanni, oltre ad avere fiuto per scovare i talenti, è anche un musicista. “Prima che scoppiasse l’emergenza Coronavirus suonavo in giro con un gruppo”. 

Il gestore del locale in questo periodo di lockdown ogni mercoledì e domenica organizza delle dirette su Instagram. Un appuntamento con tanta musica dal vivo, in compagnia di artisti e musicisti. Ma non solo. In una delle ultime “serate” Di Giovanni ha ospitato un paziente di Codogno guarito dal virus, che ha portato così la sua testimonianza sui canali social. Le dirette servono poi anche a raccogliere soldi per l’Elba, per aiutare l’isola nell’emergenza sanitaria e nella lotta al Coronavirus.  

“Io con queste dirette mi diverto un sacco e ho trovato il modo di passare la quarantena – racconta Di Giovanni -. L’obiettivo è quello di andare avanti e cercare nuovi stimoli. Anche dopo un caduta ci dobbiamo rialzare e trovare la forza per ricostruire un mondo migliore”.

Per l’emergenza coronavirus la redazione di FuturaNews si è organizzata per lavorare diffusa sul territorio di appartenenza degli studenti giornalisti praticanti del Master Giorgio Bocca, che ha attivato la formazione a distanza.
Per questo le notizie locali dal 12 marzo saranno firmate dai nostri “corrispondenti”, sparsi dal Piemonte alla Lombardia, dall’Emilia Romagna alla Toscana, dal Lazio alla Campania fino alla Puglia e al Friuli Venezia Giulia.

Dal nostro corrispondente RICCARDO PIERONI

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