Unito e Polito: le iniziative contro il precariato dei docenti

Negli ultimi anni Università e Politecnico di Torino per far fronte all’aumento degli studenti hanno puntato a un piano di reclutamento di nuovi docenti per migliorare la qualità della didattica e combattere il precariato.

Nella scala dei più precari ci sono i borsisti, che lavorano senza una copertura Inps. Poi gli assegnisti di ricerca iscritti alla gestione separata Inps. Salendo troviamo gli Rtda, ossia i ricercatori a tempo determinato che non hanno alcuna garanzia di essere stabilizzati. Gli Rtdb, ricercatori a tempo determinato ma con una garanzia che dopo tre anni possano stabilizzarsi qualora raggiungessero alcuni obiettivi. Infine i professori associati e ordinari, uniche figure a tempo indeterminato.

A Unito, nel 2018, tra borsisti e specializzandi (ad esempio i medici informazione impegnati in corsia in questo periodo di emergenza) si contavano 2700 unità. Di questi, il 31% sono borsisti, quasi un migliaio. Poi ci sono gli assegnisti che erano 426, stando ai dati scaricati a settembre 2019, 180 dei quali con più di 35 anni e una media di età di 41.

Sono ricercatori rimasti intrappolati in questi contratti precari perché non sono stati banditi dei concorsi.

Il Politecnico conta 559 assegnisti, 78 ricercatori e 224 ricercatori non di ruolo Rtda e Rtdb. A fronte di un incremento di immatricolazioni, la priorità annunciata dai rettori consiste nel varo di un nuovo piano di reclutamento dei docenti.

Prossimamente saranno banditi altri concorsi. Il Rettore Guido Saracco (Polito) presentò già due anni fa il piano strategico 2018-2022, assicurando «più docenti e soldi per i dottorandi». ll Rettore Stefano Geuna (Unito) ha garantito per i prossimi anni «nuove assunzioni di personale docente e tecnico amministrativo», grazie anche alla crescita del finanziamento pubblico.

«Siamo fiduciosi. Una buona parte di noi ha sperato che ci fosse il rettore che poi è stato eletto perché presentava un piano di espansione e di nuove assunzioni», confida Sara Romanò, 39 anni, sociologa economica di Unito, tecnica della ricerca con contratto a due anni e componente del Coordinamento “Ricercatori Non Strutturati Unito”.

«Il contratto migliore da precario – osserva Romanò – è quello di assegnista di ricerca per il quale ci sono almeno i contributi Inps, con tutele di maternità e di disoccupazione. I borsisti di ricerca non hanno alcuna tutela. Se vanno in maternità gli viene sospesa la borsa. Tra i precari ci sono anche i professori a contratto che sono collabora- tori esterni e percepiscono 25 euro all’ora lordi per le ore di didattica frontale».

In alcune aree il precariato è più diffuso, tendenzialmente quelle umanistiche. In medicina è meno presente. I ricercatori precari del Polito sono in gran parte liberi professionisti. «Unito è un ateneo virtuoso che – fa notare Romanò – negli ultimi tre anni ha investito poco nel reclutamento. La maggior parte dei punti organico assegnati dal Ministero (Miur) Unito li ha spesi per i passaggi di carriera, per far progredire chi era già all’interno. Il nuovo personale è entrato in gran parte con i piani straordinari del Miur. Con il nuovo piano di Geuna questa situazione migliorerebbe. Anche se le decisioni vanno concertate con il Senato accademico e il Consiglio di amministrazione».

Il Coordinamento “Ricercatori Non Strutturati Unito” è nato con “L’Onda” di protesta del 2008 contro la riforma dell’allora ministra Mariastella Gelmini. «All’epoca – ricorda Sara Romanò – avevamo già immaginato che sarebbe finita male e che quella riforma avrebbe avuto ricadute negative sulla ricerca. Durante questi anni abbiamo fatto fronte comune. Fino a tre anni fa gli assegnisti non avevano diritto alla disoccupazione, nonostante versassero contributi. Noi abbiamo lanciato una campagna per ottenere questo diritto. Alla fine la battaglia l’abbiamo vinta. Ora c’è un futuro davanti che lascia ben sperare».

Articolo tratti dal Magazine Futura uscito il 18 marzo 2020. Leggi il Pdf cliccando qui

NICOLA TEOFILO

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