Problemi e disuguaglianze nell’era della scuola digitale per bambini. “Politica e sindacati sono indietro”

La didattica scolastica a distanza ai tempi del Coronavirus ha fatto emergere un nervo scoperto. L’Italia, colta impreparata dall’emergenza, non è del tutto pronta alla rivoluzione culturale e digitale in atto. E la società civile prova a rispondere unita al cambiamento.

La professoressa Letizia Mencarini dell’Università Bocconi di Milano è anche fondatrice dell’Associazione Alleanza per l’Infanzia, che si sta mobilitando per tutelare le famiglie più deboli.

Le disuguaglianze nell’Italia digitale

Cominciamo dai problemi primari. I bisogni alimentari di alcune famiglie meno abbienti non sono più tutelati dai pasti gratuiti a causa della chiusura delle scuole. “Sono problemi di quotidianità – rileva Mencarini – Ma ci sono anche i bisogni educativi non soddisfatti che alimentano grosse disuguaglianze. In questi giorni sto aiutando una famiglia che è immigrata l’anno scorso, non parla italiano e fa un po’ fatica a seguire i compiti dei bambini che vengono inviati su WhatSapp. Si possono rilevare disparità tra classi che utilizzano le piattaforme e altre classi che fanno più fatica, soprattutto per scarsa informatizzazione dei docenti e disponibilità di pochi strumenti da parte di alcune famiglie. Il digital divide affligge molte famiglie svantaggiate”.

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La prof.ssa Letizia Mencarini di Alleanza per l'Infanzia

“L’Associazione – osserva la professoressa – ha chiesto l’intervento delle amministrazioni comunali affinché forniscano computer portatili alle famiglie. La digitalizzazione della scuola italiana non è compiuta. Molte scuole non hanno ancora la lavagna elettronica. In questi casi di emergenza vengono meno anche i supporti esterni: penso agli oratori dove tanti bambini vengono sostenuti per svolgere i loro compiti. Ci sarà tanto lavoro da fare. Il tema delle disuguaglianze sarà attuale anche dopo questa emergenza”.

Le disuguaglianze da combattere

I libri di testo e la rivolta dei promotori

Poi c’è la questione spinosa dei libri da adottare per il prossimo anno, rispetto alla quale si incrociano gli interessi degli editori più preoccupati per gli affari economici che deriverebbero dalla vendita dei nuovi testi per la scuola primaria. L’Anarpe (Associazione Nazionale Agenti Rappresentanti Promotori Editoriali) di Bergamo, città duramente colpita dalla situazione sanitaria, ha condiviso una lettera con appello al presidente Giuseppe Conte e in particolare alla ministra Lucia Azzolina che vorrebbe digitalizzare i libri di testo per bambini. Con questa missiva, i rappresentanti e promotori editoriali chiedono al governo di prendere una decisione drastica: ammettere che l’Italia digitale non è pronta, quindi confermare i libri per la didattica adottati lo scorso anno.

Qui la lettera dell’Anarpe di Bergamo

L’esempio di una scuola

In concreto, gli istituti scolastici per bambini non stanno di certo fermi. L’Istituto Comprensivo “San Giovanni Bosco” di Polignano a Mare (Bari) affronta l’emergenza attuale preparandosi al futuro.

La dirigente scolastica Beatrice De Donato, i docenti e collaboratori tutti hanno accettato la sfida continuando con la didattica a distanza (Dad) nel modo più democratico possibile.

La scuola primaria ha innanzitutto concesso in comodato d’uso computer e tablet alle famiglie che non possiedono questi strumenti. Ma la povertà non è solo materiale, è anche nella competenza dell’utilizzo degli strumenti tecnologici.

L’Ufficio Scolastico Regionale della Puglia ha anche sperimentato il passaggio dalla valutazione sommativa a quella formativa. Significa che alla fine dell’anno scolastico i bambini saranno valutati per l’intero percorso prodotto e non solo per i compiti fatti a casa. I tempi delle lezioni si dilatano e si fanno più flessibili.  I compiti a casa sono lavori inediti e più ricchi della semplice verifica.

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La dirigente Beatrice De Donato con due sue alunne

La preside Beatrice De Donato vede con ottimismo il cambiamento in atto: “Il mio pensiero va alle vittime di questa tragedia. Ma è fuor di dubbio che in questi giorni sia in corso una rivoluzione culturale delle scuole che mesi e mesi di formazione non hanno mai prodotto. Sono anni che formiamo docenti sulla nuova tecnologia. Questo è un terremoto positivo che avrà un senso in futuro, per la serie che indietro non si torna. Si potranno fare i collegi dei docenti organizzando il lavoro comodamente da casa.

Nella scuola di primo grado (scuola elementare) questa rivoluzione è inclusiva e coinvolge tutte le famiglie, non solo i bambini. Tutti acquisiscono competenze prima impensabili.

I bambini rispondono positivamente al cambiamento. Certo, manca l’abbraccio delle maestre e il contatto sociale con i compagni, ma si stanno abituando a maggiore flessibilità contro la rigidità degli orari e dei vecchi schemi”.

“Politica e sindacati sono indietro”

Infine una riflessione. “La scuola – conclude la dirigente De Donato – in questo momento drammatico c’è e non lascia a terra nessuno. Noto però che la politica e i sindacati fanno fatica e arrivano sempre in ritardo e ne sono mortificata. Vedo invece una solidità del Paese e della società civile che mi commuove. Un Paese reale generoso che ignora i comandi e va oltre. Fosse stato per i sindacati ci saremmo dovuti mettere tutti in vacanza. Invece noi siamo andati avanti”.

La polemica verso le organizzazioni sindacali fa riferimento alla richiesta da parte di tutte le sigle della scuola (CIGL, CISL, UIL, SNALS e GILDA) del ritiro immediato della circolare del Ministero dell’Istruzione che dava indicazioni sulla didattica a distanza. “Le modalità individuate dalla nota come riproduzione in remoto delle attività ordinaria, oltre ad apparire illegittime e inapplicabili, richiedono inoltre, implicitamente ed esplicitamente, che sia i docenti sia gli alunni possano accedere, in modo generalizzato, a connessioni internet con strumenti software e hardware adeguati, cosa che non può certamente darsi per scontata, né il Ministero si è preoccupato di verificare almeno sommariamente la reale disponibilità delle strumentazioni idonee prima di impartire le indicazioni”, scrivevano i sindacati nel documento del 18 marzo.  Un approfondimento che la dirigente De Donato, il corpo docente e gli alunni hanno deciso di non attendere e andare avanti spediti con le attività didattiche, organizzandosi con WhatsApp come strumento per tutti, e aggiungendo l’ausilio dell’app Classroom.

De Donato cita i “mondi vitali” del sociologo Achille Ardigò. Il cambiamento viene dalla società civile che vede il futuro.

NICOLA TEOFILO

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