Ospedali di emergenza: lavori senza sosta nelle zone più colpite dal Covid-19

Era inizio febbraio quando il resto del mondo guardava meravigliato la Cina e Wuhan costruire un intero ospedale nel giro di soli dieci giorni, lavorando notte e giorno. Era inizio febbraio e il resto del mondo ancora non aveva capito di essere protagonista, e non spettatore, di una delle più grandi pandemie globali di tutti i tempi. L’Italia prima di tutti oggi si trova a dover fare la sua parte e a ricorrere a tutti i mezzi necessari per fronteggiare questa emergenza sanitaria e dare cure ai pazienti Covid-19. In tutta Italia sono nati e stanno nascendo in tempi record ospedali temporanei, lavorando notte e giorno.

Ospedale da campo alla Fiera di Bergamo

Una delle Province più colpite è quella di Bergamo, che nella settimana dall’8 al 16 marzo ha registrato nel capoluogo 330 decessi, con un dato complessivo della provincia di quasi 6mila contagi. I numeri diramati dalla Protezione Civile hanno raggiunto cifre talmente alte da richiedere l’intervento dell’esercito per trasportare i feretri dei defunti fuori Regione, in una silente marcia. Per fronteggiare l’emergenza dei posti letto in rianimazione, domenica 22 marzo sono iniziati i lavori di allestimento dell’ospedale da campo che sorgerà nel padiglione B dell’area fiera di Bergamo. La struttura a cui stanno lavorando incessantemente i volontari della Protezione Civile e gli alpini, avrà 160 posti letto.

“Oggigiorno quello che conta è la rapidità di risposta per combattere quanto prima la diffusione del virus – ha riferito Antonio Tonarelli, Direttore Logistico dell’Ospedale da Campo Ana (Associazione Nazionale Alpini) – Siamo certi che questo nuovo ospedale da campo darà un po’ di respiro agli ospedali bergamaschi che in questo momento si trovano in una situazione di estremo carico operativo”.

Ospedali in tempi record a Crema e Cremona

Trentasei ore a partire da sabato scorso 21 marzo è stato il tempo impiegato per dar vita a un ospedale di emergenza davanti al nosocomio di Cremona, grazie alle donazioni di “Samaritan’s Purse”, un’organizzazione umanitaria cristiana evangelica statunitense, che ha messo a disposizione i propri medici e le proprie attrezzature in una delle zone italiane più colpite dal Coronavirus. È così composta: 15 tende, 60 letti per pazienti non gravi e altri 8 per quelli in rianimazione, un laboratorio analisi e una sala per le radiografie, una farmacia e tutti i servizi di primo soccorso.

Sono bastate quarantotto ore, invece, ai militari della città di Crema per costruire un ospedale da campo che ospiterà 25 operatori sanitari tra medici e infermieri cubani, atterrati ieri 23 marzo all’aeroporto di Malpensa per prestare assistenza ai pazienti italiani.  Siamo felici della meravigliosa accoglienza che abbiamo ricevuto – ha dichiarato il dottor Carlos Ricardo Perez Diaz, a capo del team di esperti cubani  – e anche se le nostre famiglie sono un po’ preoccupate, sono coscienti del nostro impegno umanitario. Vogliamo metterci al lavoro subito e prestare la nostra esperienza a favore degli italiani”.

Piacenza, struttura di emergenza già operativa: nove i ricoverati

L’Emilia Romagna è tra le regioni maggiormente colpite dal virus con più di 8mila casi registrati a tre settimane dall’inizio della diffusione. A Piacenza è attiva da lunedì 23 marzo la prima struttura di emergenza della Regione, grazie al lavoro dell’Esercito all’interno del Polo di Mantenimento Pesante, una caserma poco distante dall’ospedale piacentino. Sono state montate 21 tende, all’interno delle quali ci sono 40 posti letto, di cui tre in terapia intensiva, con l’impiego di 40 tra medici ed infermieri che si occuperanno del pre-triage per l’ospedale. Sono 9 al momento i pazienti ricoverati nella struttura.

Nuovo reparto di terapia intensiva al San Raffaele di Milano

Milano è una delle grandi città fortemente colpite dal virus durante gli ultimi giorni con più di 6mila casi all’interno della Provincia e 600 decessi al giorno, ma i milanesi hanno risposto attivandosi concretamente per fronteggiare l’emergenza sanitaria. All’esterno dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano, dove prima vi era solo un campo di basket all’aperto, da ieri 23 marzo è attivo il primo padiglione di terapia intensiva, allestito in soli 8 giorni grazie alle donazioni di 200mila persone. La raccolta fondi, partita dall’influencer Chiara Ferragni e dal marito, il rapper Fedez, attivata due settimane fa, ha dato il via ad una scia di solidarietà che ha coinvolto cittadini comuni e gente dello spettacolo, insieme ad altre decine di campagne di donazione attivate in tutta Italia sul sito www.italianonprofit.it. Una tensostruttura dotata di 14 posti letto di terapia intensiva è stata consegnata alla presenza dell’assessore regionale alla Sanità lombarda, Giulio Gallera, e ospita già i primi 4 pazienti Covid-19. A ritmi serrati, sono in corso i lavori per ricavare altri 10 posti letto in un’altra tensostruttura ad alta tecnologia nel campo di calcetto adiacente.

Si lavora anche all’interno dei padiglioni della Fiera di Milano per allestire un ospedale per i pazienti Covid-19 in rianimazione. Guido Bertolaso, consulente del governatore della Lombardia Attilio Fontana, risultato anch’egli positivo al Coronavirus, ha annunciato in un video su Facebook, che potrebbe già essere pronto nel giro di una settimana. Intanto, la gara della solidarietà continua a muoversi e dopo le donazioni milionarie anche della famiglia Caprotti e di Silvio Berlusconi, la società Arexpo ha reso disponibile materiale medico (lettini pneumatici, carrelli d’emergenza, armadi e frighi per farmaci, pompe, massaggiatori e aspiratori) per i padiglioni della Fiera. Nel frattempo, la holding Fidim srl ha acquistato 260 ventilatori polmonari, per un valore di 2 milioni di euro, destinati al nuovo centro di terapia intensiva e sub-intensiva che sorgerà alla Fiera.

In Piemonte apre l’ospedale di Verduno

Nonostante i dati leggermente incoraggianti degli ultimi due giorni che mostrano un trend di contagi meno grave dei giorni scorsi, l’emergenza sanitaria su tutto il territorio piemontese è nel vivo. Per dare respiro ai reparti di terapia intensiva e a quelli allestiti ad-hoc per l’emergenza Coronavirus, è quasi in apertura il nuovo ospedale di Verduno intitolato a “Michele e Pietro Ferrero”, dell’Asl Cn2 tra Alba e Bra, oggi 24 marzo visitato dal presidente della Regione Alberto Cirio. Non sarà possibile l’operatività totale, ma si partirà dalla terapia intensiva, forse già da giovedì 26 marzo. Inizialmente saranno presenti un massimo di 7 posti in rianimazione e una decina di terapia sub-intensiva, nel corso delle settimane i posti dovrebbero poi aumentare, raggiungendo la quota dei 200 posti letto annunciata dall’assessore alla Sanità Luigi Icardi.

La scorsa settimana la Regione ha indetto un bando rivolto a medici e infermieri per il reperimento di 34 medici e 72 infermieri. L’Azienda sanitaria Cn2 ha predisposto la possibilità di usufruire di sistemazione alberghiera, comprensiva di vitto e alloggio, in camera singola. Questo grazie alla disponibilità di Fondazione Ferrero e Fondazione Nuovo Ospedale di Verduno. Nel frattempo, la Provincia di Cuneo è riuscita ad aprire e rendere agibile la strada di accesso al nosocomio. A causa di un’emergenza senza precedenti, nel giro di 10 giorni si è arrivati ad un risultato atteso da anni.

“Bisogna riaprire subito l’ex Ospedale di Torino Maria Adelaide chiuso da 6 anni, ma che si trova ancora in buone condizioni strutturali. In un momento di estrema difficoltà per la Sanità Piemontese e Italiana è doveroso riaprire quelle strutture che potrebbero, in poco tempo, essere a disposizione dei malati piemontesi ma anche di altre regioni”. Così cita la petizione lanciata su Change.org da Luca Deri, presidente della Circoscrizione 7 di Torino, e indirizzata al Presidente Cirio, a cui hanno aderito già più di 8mila persone nel giro di 6 giorni. L’ex struttura ospedaliera Maria Adelaide di Torino, su Lungo Dora Firenze, nel quartiere Aurora, è inutilizzata dal 2016, anno in cui vennero trasferite attività e personale tra Molinette, Cto e Regina Margherita. Messo in vendita dalla Regione con scarsi risultati, ora è di proprietà della Città della Salute, ed è stato riutilizzato solo per l’allestimento di alcune mostre. Se da una parte la proposta di ristrutturazione dello stabile ha riscosso una grande partecipazione da parte dei cittadini, dall’altra non ha ricevuto ancora nessuna risposta da parte della Regione.

Una nave-ospedale per Genova

Ormeggiata alla banchina Colombo della Stazione marittima di Genova da qualche giorno c’è un’imbarcazione particolare. Si tratta del traghetto Gnv Splendid, la nave-ospedale allestita in pochi giorni che ospiterà 25 pazienti in quarantena.
Sono già 4 le persone trasferite dall’ospedale Galliera, e dovrebbero arrivare in giornata gli altri pazienti degli ospedali genovesi, sistemati nelle stanze attrezzate allestite eccezionalmente all’interno delle cabine. Il progetto vede il coinvolgimento della compagnia del Gruppo Msc e della società Rina e il coordinamento del Servizio sanitario ligure e della Protezione civile.  A bordo 6 medici, 12 operatori socio-sanitari, 15 infermieri, due psicologi e due fisioterapisti, tutti volontari.

L’ospedale Columbus è il Covid 2 Hospital di Roma

La vicenda dell’ospedale Columbus, gestito al momento dalla Fondazione Policlinico Gemelli, è emblematica. Dopo alcuni mesi di incertezza finanziaria e la conseguente presa in carico del Policlinico Gemelli, l’ex ospedale privato Columbus si riscopre di fondamentale importanza. La struttura il 16 marzo è diventato il secondo Covid Hospital di Roma, dopo l’Ospedale Spallanzani, specializzato in malattie infettive. Questo grazie alla partnership tra le competenze cliniche della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs e il contributo di Eni spa, che sosterrà gli investimenti, e ad una raccolta fondi a cui hanno aderito, tra gli altri, anche Luca Cordero di Montezemolo e Fondazione Carla Fendi. In tempi record sono stati allestiti 21 letti di terapia intensiva e 32 di malattie infettive e pneumologia, che entro la fine di marzo conterà 59 posti di terapia intensiva e altri 84 di normale degenza. Oltre alla copertura dell’emergenza sanitaria, è nato, grazie alla coordinazione del direttore scientifico del Gemelli, il dottor Giovanni Scambia e del dottor Alfredo Cesari, anche l’unità di ricerca Covid-19. L’obiettivo è quello di attivare progetti di ricerca, studi clinici e collaborazioni scientifiche per comprendere e curare l’infezione da coronavirus Sars-CoV-2 e la malattia che ne consegue, il Covid-19.

VALERIA TUBEROSI

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