#ParoleBuone per combattere il Coronavirus,un progetto editoriale ottimista

Parole che riempiano i vuoti di un’emergenza così forte come quella del Covid-19. Non solo parole, ma anche suoni, immagini e video. Questo è il progetto editoriale “#ParoleBuone. Pillole di resilienza per superare la crisi”, lanciato in rete venerdì 20 marzo da un’idea del prof. Sergio Astori, psicoterapeuta bergamasco, insieme al giornalista Luca Rolandi e ad altri specialisti come educatori, volontari, medici e operatori del terzo settore.

#ParoleBuone è nato simbolicamente durante l’attesa della primavera e sarà attivo fino al superamento dell’emergenza sanitaria. Rappresenta la condivisione di contenuti tra professionisti ed utenti e sarà possibile seguire il progetto sul sito www.parolebuone.org e sulle pagina Facebook e instagram”Parole buone”, presto attiva. Tutti i contributi saranno rintracciabili anche attraverso l’hashtag.

“In piena emergenza Coronavirus diversi lettori  spiega il Dr. Astorimi hanno domandato se potessi dire una ‘parola buona’. Attraverso un primo confronto con amici e professionisti con competenze variegate: educatori, volontari, medici, clinici, giornalisti, operatori del terzo settore e altri ancora, abbiamo messo a fuoco l’obiettivo di un progetto comunicativo da svilupparsi ora mentre la crisi sanitaria ed economica, conseguente la pandemia, ci coinvolge tutti”.

Questa emergenza sanitaria non resterà solo tale, diventerà ed è già diventata anche una crisi emotiva e sociale che porterà con sé strascichi evidenti. Il confronto drammatico con la paura di perdere un caro o la propria stessa vita, l’esperienza di piangere un congiunto senza poterlo salutare per l’ultima volta e i drastici cambiamenti nello stile di vita richiederanno una metabolizzazione complessa. Sarà necessario favorire la ripresa del singolo e di una comunità in una fase di crisi, e per farlo un format come #ParoleBuone può essere di supporto per la condivisione di proprie esperienze ed emotività attraverso le parole, da diffondere anche nei contesti comunicativi più popolari, come i social network.

Gli obiettivi principali?

Contrastare i pericoli della infodemia data dalla diffusione virale di notizie legate al Coronavirus, diffondendo brevi contenuti di carattere positivo, attraverso il coinvolgimento di diversi partner comunicativi (canali televisivi, testate giornalistiche, social media, web radio blog e newsletter).

Un altro principio ispiratore del progetto è quello dell’accessibilità: i contributi sono accompagnati da immagini e video, versioni del testo semplificato Etr e in simboli Caa (comunicazione aumentativa), video in lingua dei segni italiana (Lis) per i non udenti. I prodotti verranno presentati attraverso diverse modalità, quella scritta, per immagini, come podcast, e si focalizzeranno su elementi di speranza realistica con un linguaggio che arrivi a tutti gli utenti, non solo per gli specialisti, quindi di facile decodifica e intellegibilità.

“In questo momento di sovrabbondanza comunicativa, – racconta il giornalista Luca Rolandi – dovuta soprattutto ai social, abbiamo pensato ad un’iniziativa diversa che focalizzasse l’attenzione su una sola parola scelta per ogni settimana, che ci faccia ricordare la profondità di tale termine durante questa emergenza. Da un lato la tecnologia ci sta salvando, dall’altro ci può abbattere proprio perché ‘troppa’. Questa può essere una soluzione:

Il logo che identifica il progetto rappresenta un bucaneve. L’auspicio e la finalità le ricorda il Dr. Sergio Astori: “Quando la neve inizia a sciogliersi scompare in breve tempo. Questa volta invece il ritorno alla normalità sarà più lento, molto più complicato. Per questo già adesso dobbiamo prestare attenzione ai piccoli segnali di speranza che, nonostante tutto, si manifestano. Non sarà un disgelo, ma ci sono tanti bucaneve da valorizzare”.

VALERIA TUBEROSI

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