Tutta Italia è zona protetta contro il Coronavirus, come cambia la situazione in Piemonte

“Cambia la nostra vita, ma lo facciamo per le persone alle quali dobbiamo di più, i nostri anziani”. Con queste parole il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, dal suo isolamento domiciliare iniziato domenica dopo l’esito positivo al tampone per il Coronavirus, ha annunciato ai suoi concittadini come cambia la quotidianità dopo la firma del Decreto del 9 marzo da parte del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. A partire dalla mezzanotte di oggi, 10 marzo, le aree a contenimento rafforzato contro la diffusione del Covid-19 non sono più soltanto la Lombardia e 14 province, incluse quelle di Alessandria, Asti, Novara, Vercelli, Verbano-Cusio-Ossola, ma l’intera Italia e quindi l’intero Piemonte. “Dal primo momento abbiamo ritenuto ingiustificata la differenziazione in due aree e nell’ultima riunione con il ministro agli Affari regionali Francesco Boccia, tutte le regioni d’Italia hanno chiesto una misura unica in tutto il Paese. Ringrazio il Governo per la sollecitudine con cui ha accolto questa proposta” ha dichiarato Cirio, pochi minuti dopo la conferenza stampa del presidente Conte.

Come cambia la situazione in Piemonte?

In Piemonte i soli territori per cui le regole sono cambiate nelle ultime ore sono le province di Torino, Cuneo e Biella. Si può uscire di casa solo per esigenze di lavoro, ragioni di salute o per l’acquisto di generi alimentari. Sono previsti controlli da parte delle forze dell’ordine lungo le vie di comunicazione, negli aeroporti e nelle principali stazioni per verificare la reale necessità degli spostamenti. Ora in tutta la Regione è stata disposta la chiusura delle scuole fino al prossimo 3 aprile e lo stesso vale per piscine, palestre, centri culturali, teatri e musei. Bar e ristoranti devono osservare un orario di apertura limitato dalle 6 alle 18 e garantire il rispetto della distanza minima di un metro tra le persone che entrano nei locali. I centri commerciali possono esercitare durante la settimana nel rispetto delle norme previste per evitare assembramenti, ma nei giorni prefestivi e festivi dovranno restare chiusi. Le uniche aperture consentite anche nel fine settimana sono quelle dei punti vendita di generi alimentari: ogni preoccupazione sulla necessità di fare scorte è quindi immotivata, ma nella serata di ieri si sono registrati affollamenti nei supermercati di alcuni quartieri di Torino.
In sostanza, si tratta di un’estensione a tutto il Paese e quindi a tutto il Piemonte delle misure già previste per la “zona arancione” definita dal Dpcm dell’8 marzo. L’unica modifica puntuale entrata in vigore da oggi, 10 marzo, riguarda lo stop a tutti gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina in luoghi pubblici o privati. Le uniche eccezioni sono previste per gli allenamenti a porte chiuse di atleti riconosciuti di interesse nazionale dal Coni e dalle federazioni in ottica Giochi olimpici o gare internazionali. Le sole competizioni per cui sia ancora consentito lo svolgimento a porte chiuse in Italia sono quelle organizzate da organismi sportivi internazionali. Ma le regole potrebbero cambiare presto anche fuori dai confini nazionali.

Gli ultimi aggiornamenti sui contagi in Regione

Il bollettino dei contagi, aggiornato alle ore 19 del 9 marzo, registra 380 casi positivi al Coronavirus in Piemonte: 101 nella provincia di Torino, 63 in quella di Alessandria, 58 ad Asti, 20 a Biella, 13 a Cuneo, 19 a Novara, 12 a Vercelli e 11 nel Verbano-Cusio-Ossola (qui puoi consultare la nostra mappa nazionale). Il numero dei ricoverati in terapia intensiva è salito a 61 (circa il 16% del totale), gli esami in corso sono 238, i decessi sono 13. Gli accertamenti sui membri della giunta regionale, previsti a scopo precauzionale, hanno dato esito positivo per l’assessore al bilancio Andrea Tronzano, in buone condizioni di salute ma dalla serata di ieri in isolamento domiciliare. Test negativi per sette assessori, due sono in attesa degli esiti.

LUCA PARENA 

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