Coronavirus in Piemonte, primo caso accertato a Torino. Università pronte a sospendere le lezioni

È il Piemonte la quinta regione italiana a dover fare i conti con il Coronavirus. Un torinese di circa 40 anni è risultato positivo al virus ed è attualmente ricoverato all’ospedale Amedeo di Savoia, in buone condizioni. Negativi i circa 20 casi che si sono sottoposti ai test in queste ore in tutto il Piemonte, mentre si attendono i risultati relativi ai familiari e al personale medico entrato in contatto con il paziente contagiato.

Chi è il paziente torinese. L’uomo si è ammalato dopo essere entrato in contatto con uno dei pazienti contagiati del ceppo lombardo, infatti si recava spesso a Milano per motivi di lavoro. “Il paziente ha qualche linea di febbre ma sta bene” conferma il direttore della clinica di malattie infettiva dell’Amedeo di Savoia Giovanni di Perri. “Mercoledì l’uomo ha giocato a basket e perciò abbiamo consigliato a tutti i membri della squadra che sono entrati in contatto con lui di restare a casa”

Task force per gestire la crisi. “Nessun allarmismo, ma nervi saldi”, il Presidente della Regione Alberto Cirio ha comunicato l’istituzione di una task force per monitorare e gestire la questione presso la sede regionale della Protezione civile. In queste ore è in corso una riunione in collegamento con la protezione civile di Roma a cui stanno partecipando anche l’assessore regionale alla Sanità, Luigi Icardi, la sindaca di Torino, Chiara Appendino, il prefetto Claudio Palomba e il questore Giuseppe De Matteis.

Le università. I rettori delle tre università piemontesi, Unito, Polito e Università del Piemonte Orientale, si sono detti pronti a sospendere le lezioni e restano in attesa di disposizioni. L’Università di Venezia Ca’ Foscari ha già annunciato la sospensione dell’attività didattica.

Cosa fare se si sta poco bene? Le autorità sottolineano la necessita di non creare allarmismo e consigliano a chiunque accusi i sintomi tipici del Coronavirus (principalmente febbre e tosse persistente) di non recarsi al pronto soccorso ma di rivolgersi al proprio medico di base, oppure di chiamare il 118 o il numero verde 1500. La cosa migliore infatti è restare a casa e attendere l’ambulanza per eseguire il tampone e verificare la positività al virus. “Sono stati creati dei percorsi alternativi”, assicura l’assessore Icardi, per evitare di intasare le sale d’attesa dei pronto soccorso e limitare il contagio il più possibile. Nei prossimi giorni sono in previsione delle riunioni tra i prefetti di tutta la regione e l’acquisto di alcuni macchinari che permetterebbero la diagnosi in un tempo inferiore rispetto a quello attuale.

ROBERTA LANCELLOTTI

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