Vivere senza rifiuti, la sfida possibile

Un italiano in media produce 500 kg di rifiuti in un anno. Cinzia solo quattro etti. Secondo l’ultimo rapporto Ispra sulla produzione di rifiuti urbani relativo al 2018, in Italia sono stati prodotti 30,2 milioni di tonnellate di rifiuti. Sono invisibili, eppure ci circondano. Quando facciamo la spesa è come se guardassimo attraverso di loro. Non ci accorgiamo che insieme al detersivo, alle mele, ai biscotti, acquistiamo anche già i loro rispettivi scarti. Certo, per smaltirli c’è la raccolta differenziata. Ma si può vivere senza produrre sprechi? Secondi Cinzia Vaccaneo sì, e si sta benissimo.

VIVERE LEGGERI

Cinzia è una dei cinque fondatori di Negozio Leggero, che dieci anni fa ha aperto il suo primo punto vendita dove acquistare alla spina a Torino. La scelta è tra oltre 1500 prodotti alimentari, per la casa e per la cura della persona. Niente imballaggi, basta pesare, infilare in contenitori riutilizzabili o vuoti a rendere e portare a casa. Magari in bicicletta. È stato il primo negozio a livello internazionale ad applicare questo metodo. Attraverso un gesto quotidiano come quello di fare la spesa, promuove uno stile di vita sano all’insegna dell’ecologia e di un ridotto impatto ambientale. Così è nato una nuova forma di economia, leggera appunto, e in molti hanno preso spunto da questa intuizione. L’esperienza del negozio è nata all’interno l’ente di ricerca Ecologos, creato sempre dagli stessi cinque fondatori, che tutt’ora si occupa di ricerca ambientale applicata. Oggi Negozio Leggero è cresciuto, con 16 punti vendita presenti anche in Francia e in Svizzera e uno shop online, e Torino è una delle città con il maggior numero di esercizi zero waste in tutta Italia. «L’interesse sul tema è via via aumentato, anche perché è aumentato il problema: i rifiuti sono sempre più visibili – racconta Cinzia – certo la nascita di movimenti che invitano a riflettere sui problemi climatici ha aiutato a far emergere la questione, ma il vero motivo per cui è aumentata l’attenzione è perché è diventata più urgente».

Ma se produrre rifiuti è così semplice, allora non produrne sarà complicato, giusto? Sbagliato. «Vivere zero waste non è faticoso, è tutta una questione di cambiare il punto di vista – spiega Cinzia – le cose cambiano quando decido di non riempire il carrello ma riempire barattoli». La scelta di uno stile di vita zero rifiuti sembra essere alla portata di tutti, lo dimostrano i clienti di Negozio Leggero: dal giovanissimo che usa la borraccia, alla famiglia che cerca i pannolini riutilizzabili. A tenerli insieme la volontà di avere un ruolo attivo di consumo responsabile.

CAMBIARE ABITUDINI

Non serve dunque un grande cambiamento radicale, ma l’impegno e la costanza nell’osservare qualche buona abitudine. Il popolo a rifiuti zero sta crescendo. Ma sarebbe sbagliato parlare di moda, è più simile a uno stile di vita, non legato a un momento passeggero e temporaneo. Cinzia, ad esempio, sono dieci anni che vive «senza rifiuti e senza fatica. Produrre rifiuti ormai per me è inconcepibile, non saprei neanche come farlo. Compro tutto alla spina, senza imballaggi. I rifiuti alimentari li trasformo in compost. La raccolta dei rifiuti porta a porta neanche mi serve. In un anno produco pochi etti di scarti, e sono quasi tutti scontrini».

ROBERTA LANCELLOTTI

Articolo tratto dal Magazine Futura uscito il 5 febbraio 2020. Leggi il Pdf cliccando qui

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