Roberto Burioni a Torino parla di coronavirus

“Siamo in presenza di un virus molto contagioso, ed è inutile trattare i pazienti come bambini quando nessuno può spostarsi da e verso la Cina”. Roberto Burioni, virologo e professore dell’Università San Raffaele di Milano, è intervenuto al convegno ‘Omeopatia e Fake News in Medicina’ al Centro Medico Diagnostico di Torino. Il tema principale del convegno è stato il coronavirus, discusso con il giornalista della Stampa Daniele Banfi e il Ceo del Centro Gianni Nardelotto: “Di questo virus non conosciamo la letalità, sia perchè il comportamento della Cina non è stato chiaro sin dall’inizio, sia perchè non abbiamo un numero preciso delle persone infettate”. Il virus, che in Italia ha colpito tre persone, sembra destare molte preoccupazioni per Burioni: “I due signori cinesi infettati sono in rianimazione da 10 giorni. La questione è che il virus, rispetto a raffreddore ed influenza con cui condivide un ceppo genetico, arriva nella parte più profonda dei polmoni”.

Il coronavirus, isolato settimane fa e adesso sotto lo studio di medici di tutto il mondo, fa parte di una vasta famiglia di virus noti per causare malattie che vanno dal comune raffreddore a malattie più gravi come la sindrome respiratoria mediorientale (Mers) e la sindrome respiratoria acuta grave (Sars): “Rispetto alla Sars, questo virus ha una viralità maggiore per numero di pazienti infettati. Poi dopo gli ultimi bollettini, anche il numero di morti è stato superato. L’ultimo parla di quasi 1200 morti su 46mila casi, il 99% solo nella provincia di Hubei, con epicentro a Wuhan”.

Quali sono le contromosse dell’Organizzazione Mondiale della Sanità rispetto al virus? Gli ultimi comunicati parlano di un primo vaccino per il coronavirus nei prossimi 18-24 mesi, un periodo di tempo “incredibilmente ottimistico” per Burioni: “Vorrei dire a tutti i No Vax che non esistono per adesso immunità a questo virus, di conseguenza non esistono vaccini che potrebbero salvarci. Adesso saranno contenti. Io comunque credo che prima di 36-48 mesi sarà impossibile incominciare a testare un prodotto relativamente sufficiente alla cura del virus. Basti pensare che per il virus dell’immunodeficienza umana (Hiv, sigla dell’inglese Human Immunodeficiency Virus) , comparso per la prima volta negli anni 70′ e 80′, non si ha ancora un vaccino. Adesso c’è bisogno di chiudere qualsiasi connessione con la Cina, sperando che il virus non arrivi in Italia. La Cina sta pagando la sua omertà ed è molto difficile commentare una situazione di stallo come quello dei cittadini segregati a Wuhan.

VINCENZO NASTO

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