Incubatori di start up, nuovo boom: +15%

“La creatività è sempre più necessaria: e per questo stiamo cercando di formare ingegneri creativi, che parlino direttamente alle start up”. Così, Guido Saracco, rettore del Politecnico di Torino, ha introdotto oggi la  presentazione del report sull’impatto degli incubatori e degli acceleratori italiani. Dal 2017, Social Innovation Monitor (Sim), con base al Politecnico di Torino, in collaborazione con Italiastartup e Pni Cube, studia e analizza gli sviluppi e le caratteristiche degli incubatori d’impresa. Quello presentato nell’aula magna del Politecnico, è il terzo e, pian piano, sta diventando sempre più un punto di riferimento e uno strumento utile alla mappatura del ruolo degli incubatori italiani.

I numeri presentati quest’anno parlano di un aumento di oltre il 15%. Il numero delle start up incubate, infatti, è passato da 2400 dello scorso anno a 2800 e gli incubatori presenti sul suolo italiano nel 2019 sono 197 con un numero di dipendenti che supera i 1100 e un fatturato di circa 390 milioni di euro. Si osserva, inoltre, che la distribuzione sul territorio non è omogena: circa il 60% degli incubatori si trovano nel nord del Paese, tuttavia lo sviluppo maggiore si è registrato nel Sud Italia.“

La nostra ricerca – spiega Paolo Landoni, docente del Politecnico di Torino e coordinatore del Sim – non si concentra su un singolo settore né su una specifica tecnologia, il nostro studio ha un taglio orizzontale: noi cerchiamo di studiare gli incubatori presenti in Italia e come si stanno evolvendo”. Gli incubatori e gli acceleratori d’impresa rappresentano sempre più un elemento fondamentale per la crescita di un territorio, non solo per il supporto che offrono durante il processo di creazione di una start up, ma anche per i servizi e le risorse che forniscono, necessari per il loro sviluppo.

“Dopo la crescita degli scorsi anni, a seguito dell’introduzione del decreto legge sulle start up del 2013, ci si aspettava un rallentamento del fenomeno, invece continuano a nascere nuovi incubatori”, continua Landoni. Nonostante questo, i numeri mostrano un’Italia ancora indietro rispetto al resto dell’Europa. La novità di quest’anno, infatti, è l’estensione della ricerca ad altri quattro paesi europei: Francia (che conta circa 300 incubatori), Regno Unito (274), Germania (247) e Spagna (215).

Sull’importanza degli incubatori per l’economia italiana, si è espresso anche Marco Bellezza, consigliere per l’innovazione e le telecomunicazioni del ministro dello sviluppo economico: “Sarà mio impegno assicurarmi che gli incubatori vengano valorizzati perché sono uno degli elementi fondamentali della catena dell’innovazione e noi vogliamo animarla sempre di più”.

Il report del 2019 è consultabile e scaricabile qui.

MARTINA STEFANONI

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