Turismo Lgbt+, il Piemonte è accogliente

«Stanza ammobiliata a 300 euro al mese. No immigrati, no gay, no animali»; «Sei una trans, una stanza in albergo non te la do». Così, e in altri modi, più spesso di quanto si immagini, la comunità Lgbt+ (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transessuali, e altri) si è vista respingere dalla categoria professionale che, per definizione, dovrebbe accogliere: quella del turismo.
I casi riportati sopra si riferiscono a Roma, ma in tutto il Paese sono stati segnalati esempi di strutture ricettive che, se non sono totalmente respingenti, sono comunque impreparate per un’accoglienza aperta ed inclusiva. Quest’anno, però, il turismo Lgbt+ internazionale volgerà lo sguardo verso l’Italia. Dal 6 al 9 maggio per la prima volta, Milano ospiterà la 37esima edizione della convention mondiale di Iglta, l’International Lgbt+ Travel Association.
Molti Paesi, negli ultimi anni, hanno fatto grandi passi avanti in termini di accoglienza della clientela Lgbt+, ma in Italia, ancora, manca una progettualità organica e coordinata. Un’eccezione alla regola è rappresentata dal Piemonte che, in questo senso, spicca come regione all’avanguardia. Dalla collaborazione tra l’associazione Quore, che si occupa di promozione sociale per i diritti delle persone omosessuali, e la Regione è nato Friendly Piemonte,
un progetto unico a livello nazionale, nato nel 2010 per promuovere il territorio piemontese come destinazione turistica Lgbt+ tramite operazioni di sensibilizzazione degli operatori turistici.
«Torino e il Piemonte hanno davvero un’offerta culturale e turistica che bene si incrocia con la domanda di questo segmento di mercato» spiega Silvia Magino, vicepresidente dell’associazione Quore. «Il turismo Lgbt+ rappresenta il 7% del fatturato annuale del turismo ed è in continua espansione. È una grande occasione per la regione».
L’interesse verso questo tipo di turismo, che in altre parti del mondo come la Spagna o Israele costituisce una grande fetta del mercato, è certamente anche di tipo economico, ma rappresenta un’importante occasione per costruire una società più aperta e accogliente. «Non basta più che un albergatore esponga la bandierina arcobaleno nel suo albergo per considerarsi gay friendly», afferma Magino, «ma bisogna chiedersi: lo staff alla reception è in grado di
segnalare bar Lgbt+ oppure eventi a tema nella zona senza imbarazzi? Lo staff sa cosa significa essere accoglienti per questo tipo di turismo?».
Risulta evidente come, a questo proposito, un’attenzione e una corretta accoglienza della clientela Lgbt+ siano proficue non solo da un punto di vista etico e sociale, ma anche economico. Stando ai dati pubblicati dal rapporto di Cmi (Community Marketing & Insight), il 70% degli intervistati ha dichiarato che,
quando viaggia, tende a soggiornare in strutture alberghiere note per essere Lgbt+ friendly, così come l’80% ha ritenuto un fattore determinante il livello di apertura verso la comunità e la presenza di leggi contro le discriminazioni nella scelta della destinazione del proprio viaggio.
L’articolo 2.1 del Codice di Etica Globale per il Turismo dello Unwto (World Tourism Organization) afferma che «il turismo (…) quando praticato con mente sufficientemente aperta, è un fattore insostituibile per l’educazione, la tolleranza reciproca e per l’apprendimento delle legittime differenze tra persone e società diverse». Per questo, una cultura dell’accoglienza risulta fondamentale per uno Stato, sia da un punto di vista economico che per la crescita e lo sviluppo della società. A questo proposito, Friendly Piemonte ha redatto linee guida per gli operatori affinché abbiano indicazioni generiche su che cosa significa e implica essere accoglienti verso questo pubblico.
«Non si tratta di fare grandi rivoluzioni strutturali, ma semplicemen-
te avere piccole accortezze – spiega la vicepresidente di Quore – come non dare per scontato che ad una coppia di uomini o di donne debba essere data automaticamente la camera con i letti separati. Non bisogna pensare che tutto il mondo sia eterosessuale».
Stando alle ultime statistiche di Iglta, l’Italia si posiziona solo al settimo posto – su un totale di dieci Paesi analizzati – nella classifica degli Stati dell’Unione Europea che offrono la migliore esperienza di vacanza ai viaggiatori Lgbt+. E non può permettersi di tornare indietro.
L’arrivo della convention di Iglta in Italia è certamente sintomo di un’apertura graduale ad un’accoglienza sempre meno discriminatoria anche se, come spiega Silvia Magino, «i veri cambiamenti si vedono principalmente nel turismo di alto profilo, che si è conformato a ciò che accade a livello internazionale. Le strutture più piccole, invece, faticano ancora un po’. Di discriminazioni, da noi, se ne vedono ancora tante».

Articolo tratto dal Magazine Futura uscito il 22 gennaio 2020. Leggi il Pdf cliccando qui

MARTINA STEFANONI

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