Le librerie dei buoni romanzi

Il mercato cresce, grazie anche a nuovi professionisti

Natale è il periodo dell’anno in cui i libri se la passano meglio. Chiunque stia annaspando in cerca del regalo giusto per amici e parenti sa che un libro è la soluzione migliore. Ma soprattutto gli editori provano a dare il meglio di sé: in autunno escono i libri più curiosi e gli scrittori di punta vengono pubblicati, pronti per la cavalcata natalizia.

Quest’anno poi il mercato librario ha un altro motivo per rallegrarsi. Il 4 dicembre, infatti, l’Associazione Italiana Editori (Aie) in occasione di «Più libri più liberi» a Roma, ha presentato i primi dati di andamento del mercato del 2019. Si è registrata una crescita di fatturato del 3,7% nei primi undici mesi dell’anno, pari a 1,131 miliardi di euro. Per le piccole e medie case editrici questo valore è cresciuto invece del 6%. Dopo molti anni è tornato a crescere anche il numero di copie vendute toccando il più 2,3%.

Gran parte del mercato passa ancora per le librerie. Sempre secondo i dati Aie, il 76% dei lettori tra 2018 e 2019 ha comprato almeno una volta in libreria, solo il 31% su Amazon. Infine è aumentata l’incidenza del consiglio dei librai sull’acquisto dal 6 al 7%.

Insomma: la libreria è tutt’altro che morta. E lo dimostrano anche le storie dei librai indipendenti, che stanno reinventando il mestiere.

Sempre di più le librerie non di catena stanno diventando luoghi in cui formare una comunità. Senza dimenticare di essere innanzitutto commercianti, i librai creano presidi culturali integrati nella città e nel quartiere. Così sta lavorando Davide Ferraris, titolare di Therese, nata nel 2007 in corso Belgio, nel quartiere di Vanchiglietta. «Questa zona era periferica e non aveva storicamente librerie, ma era un quartiere che prometteva di cambiare, di essere in fermento» racconta. «L’idea all’inizio era di avere una libreria tradizionale, ma il percorso è stato diverso. Abbiamo scoperto che il solo negozio ci sta stretto. Lavoriamo con scuole e aziende e ci siamo trasformati in un soggetto che genera contenuti per altri: questo ha attratto persone che hanno costituito la nostra comunità, ora arrivata a circa 11mila clienti fedeli». Senza dimenticare il negozio: «La nostra identità passa anche dalla scelta del catalogo. Facciamo una selezione rigida nell’iperproduzione del mercato. Tutto questo ha generato un immaginario intorno di noi e Therese è diventata il simbolo di una libreria un po’ nuova».

La stessa novità si respira nel negozio di Massimo Maia, titolare de Il Banco, non una semplice libreria, ma una “rivendita di storie “, come la chiama lui, aperta poco meno di un mese fa a Mondovì, nella vecchia bottega di un tolè, il lattoniere, dal palchetto scricchiolante e dagli scaffali ricchi di storie. «Io vivo un po’ per le passioni degli altri – spiega Massimo – Mi piace trovare persone appassionate a qualcosa. Vedere i loro occhi che ridono è meraviglioso e cambia la giornata. Ho in mente di ricreare qua la stessa emozione che scorgo nei collezionisti, quando trovano un oggetto che hanno cercato tanto a lungo e sono felici. Voglio che la gente trovi storie che non sa di cercare, che si imbatta in cose sconosciute che la meraviglino».

Anche la sua esperienza da libraio inizia nel 2007, ma sul lato opposto della barricata, con la libreria.coop nel centro commerciale Mondovicino. Dopo alcuni anni in positivo, arriva la crisi e il negozio rischia di chiudere. Riesce a risollevarsi, ma le sue certezze sono minate. «Rispolvero il sogno di aprire una bottega mia. Volevo un rapporto più diretto con le persone e un posto che fosse mio, per raccontare le mie idee di aggregazione e condivisione. Nel frattempo, mi sono appassiono di fiere, mercati e vecchie storie. Tento anche un progetto con la mia compagna a Cuneo, una libreria con caffetteria vicino alla biblioteca, ma non va in porto». Tornato allora alla ricerca di un locale adatto, trova finalmente il luogo giusto. «Un posto piccolo, raccolto, in cui ognuno possa parlare e presentare le proprie idee a livello editoriale e non solo. Il punto d’incontro vecchio stile e la bottega».

Anche per Massimo la libreria non deve rimanere chiusa in se stessa e i progetti sono già molti. «Credo che i libri debbano essere inseriti in contesti fruibili a tutti. Per questo collaboro con vari altri esercizi commerciali, come il negozio di fiori qua accanto. Scelgo per loro alcuni libri e li nascondo tra le piante. Ai clienti piace molto. L’ho fatto in precedenza anche con altre realtà, come un cinema a Dogliani, una sala da tè a Carrù o un panettiere nel centro di Mondovì. In ogni negozio mettevo libri diversi. Era curioso trovare libri in un contesto strano».

A questo si unisce il progetto per un vero e proprio banco di libri sul mercato, con illustratori locali e autori che raccontino le opere, oppure l’idea di chiedere a clienti o persone conosciute di essere librai per un giorno.

Nuove librerie come luoghi di comunità, al servizio dei cittadini e integrate nel territorio. Senza dimenticare la vocazione commerciale, gestita con sapienza e intraprendenza.

JACOPO TOMATIS

Articolo tratto dal Magazine Futura uscito il 13 dicembre 2019. Leggi il Pdf cliccando qui.

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