Elezioni in UK, Brexit più vicina con Johnson. Le voci degli “italians”

Il partito conservatore di Boris Johnson ha vinto le elezioni in Regno Unito. Un risultato che avvicina la Brexit e cancella le ipotesi della vigilia di “Hung Parliament”, cioè di una Camera dei Comuni priva di una chiara maggioranza.

I risultati in breve

Per conquistare la maggioranza assoluta occorrevano 326 dei 650 seggi in palio, i Tories ne hanno conquistati 364 facendo registrare un +47 rispetto all’ultima consultazione elettorale, quella del 2017 voluta dalla ex prima ministra Theresa May. I grandi sconfitti sono invece i socialisti del Labour, al loro risultato peggiore dal 1935. Si sono fermati al 32,2% dei voti totali (contro il 43,6% dei conservatori) e a 59 seggi in meno rispetto alla scorsa legislatura. Il leader Jeremy Corbyn ha annunciato che non guiderà il partito in future campagne elettorali, ma al momento non ha rassegnato le dimissioni. Ha fatto invece un passo indietro, dopo aver perso il suo seggio alla Camera, la liberal-democratica Jo Swinson: il suo partito anti-Brexit ha conquistato soltanto l’11,5% dei voti. Terza forza del Parlamento è il Partito Nazionale scozzese che con 48 seggi (+13 rispetto al 2017) promette di tentare la strada di un nuovo referendum per l’indipendenza della Scozia (qui i risultati completi).

Italiani a Londra

“Vivo l’ipotesi della Brexit con un po’ di incertezza ma sono fiduciosa che per gli italiani non ci saranno problemi”. Alessia Negro, 30 anni, vive a Warwick in Inghilterra da otto mesi e lavora per un hotel. “Sono rassicurata da un contratto a tempo indeterminato, cerco però sempre di informarmi bene su ciò che devo fare per essere tranquilla con le regole che cambiano: ho chiesto la residenza due mesi fa e ho già fatto domanda per ottenere la cittadinanza, anche se mi mancano ancora quattro anni”.
Stefano Borini, torinese di 46 anni, è a Londra ormai da tempo. Ha una startup che si occupa di test diagnostici in vitro e cerca di guardare con distacco al risultato delle elezioni: “C’è più chiarezza adesso che nei mesi scorsi. Lo spauracchio del No Deal è direi allontanato. Con una vittoria così netta dei conservatori non ci saranno problemi a far approvare dal Parlamento l’accordo con l’Unione Europea”. A suo avviso, la strategia populista di Johnson fatta di pochi slogan molto netti non ha trovato alcun ostacolo nella sinistra divisa dalla figura e dal programma di Corbyn: “Alcuni simpatizzanti laburisti che conosco mi hanno detto che con la linea di Corbyn si tornava a trent’anni fa: non era percepito come un leader forte, ma come il portabandiera di una corrente destinata a provocare una crisi nel partito”. A livello lavorativo, la sua maggiore preoccupazione in caso di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea riguarda le risorse umane: “Finora il nostro pool era europeo, per assumere qualcuno al di fuori occorre passare attraverso un percorso più complesso. Se per assumere lavoratori europei dovessimo affrontare le stesse problematiche ci complicherebbe la vita, ma mi auguro che la nuova ampia maggioranza del Parlamento metta un freno a questo tipo di misure”.

LUCA PARENA

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