“Adotta un medico”: al via l’iniziativa della Regione per 50 nuovi contratti di specializzazione ma l’emergenza resta

È un forte legame con il territorio il punto di partenza dell’iniziativa Adotta un medico, iniziativa presentata stamattina, 12 dicembre, in Regione: 50 nuovi contratti per altrettanti specializzandi che dovranno aver vissuto almeno tre degli ultimi 12 anni in Piemonte e per altri cinque dopo aver conseguito il titolo vi si dovranno fermare. Un modo per provare ad arginare il grave problema della carenza di specialisti che affligge l’intero territorio nazionale, in cui la Regione si prende in carico la spesa per 15 contratti (pari al 50% in più rispetto allo scorso anno), e per la restante parte coinvolge le fondazioni del territorio: hanno già aderito la Compagnia di San Paolo, la Cassa di Risparmio di Torino e quelle di Cuneo e Vercelli, oltre alla Fondazione per il Nuovo Ospedale di Biella e la Fondazione Nuovo Ospedale Alba-Bra. Quest’ultima ha già raccolto i fondi necessari per sostenere le spese per sei specializzandi, organizzando una cena con lo chef stellato Enrico Crippa, e, ha detto il presidente Bruno Ceretto, non intende fermarsi qui.

Un momento della presentazione del progetto in Regione

Come spiegano il presidente della Regione Alberto Cirio e l’assessore alla Sanità Luigi Icardi, due sono in sostanza le condizioni per i contratti: oltre alla già citata residenza in Piemonte per almeno tre degli ultimi 12 anni, gli specializzando dovranno assumere l’impegno di rimanere a lavorare sul territorio per i successivi cinque anni. Quest’ultimo patto si potrà spezzare, ma restituendo i soldi che la Regione avrà versato allo Stato. In particolare i contratti attivati grazie alle fondazioni avranno la possibilità di essere vincolati a uno specifico territorio od ospedale, in accordo con la programmazione regionale. Gli specializzandi saranno selezionati dalla graduatoria regionale.

“Fin dai primi giorni dal nostro insediamento abbiamo sottolineato che il progetto è secondo noi fondamentale per garantire la continuità del servizio sanitario nazionale, che oggi si trova ad affrontare carenze di organico drammatiche che mettono a rischio l’attività di interi reparti e strutture”, dichiarano.

Sono stati approvati dalla Giunta anche gli schemi di convenzione con le Università di Torino e del Piemonte Orientale, con le quali la Regione finanzia i contratti aggiuntivi di formazione medico specialistica per tutti i cinque anni del ciclo formativo.

La segretaria regionale Anaao: una buona iniziativa ma resta il problema attuale

“Si tratta di una buona iniziativa – commenta Chiara Rivetti, segretaria regionale del sindacato Anaao Assomed: Purtroppo negli ultimi anni, a causa di un’errata programmazione del fabbisogno di specialisti, alcune specialità come l’anestesia e rianimazione, l’ortopedia, la radiologia e, le situazioni peggiori, la pediatria e il pronto soccorso, riscontrano gravi carenze. Queste si protrarranno nei prossimi anni, seguendo la curva pensionistica”.

Secondo i calcoli del sindacato, mancano in Piemonte circa 70 pediatri, con le carenze maggiori negli ospedali dell’ASL TO4 (Chivasso, Ivrea), nell’ASL di Alessandria (Casale, Novi Ligure) e nell’ospedale di Biella e di Borgosesia (ASL Vercelli). Attualmente su 18 ASO/ASL ben 8 utilizzano pediatri delle cooperative, le altre coprono le carenze soprattutto con gettoni a pediatri di libera scelta. La carenza di specialisti nei Pronto Soccorso sarebbe di oltre 130 medici, tra cui più di 30 solo all’ASL TO4 (Cuorgnè, Lanzo, Ciriè, Chivasso, Ivrea)

“Altrove erano state direttamente le Regioni a finanziare le borse: Veneto e Toscana ne hanno finanziante un centinaio, mentre la nostra ha finanziato meno ma sta cercando i soldi altrove. Il fatto di riuscire a trovarli è in ogni caso una boccata di ossigeno”, dice la dottoressa. Ma, sottolinea, sono necessari trasparenza e alcune garanzie: “La nostra attenzione sarà in primo luogo sul fatto che non ci siano conflitti di interesse tra chi finanzia e l’ospedale, l’ASL, l’Università”. La preoccupazione più pressante però è un’altra: “I colleghi specializzandosi andranno a colmare la carenza in prospettiva: l’iniziativa, seppur ottima, non influisce sull’emergenza attuale. Va bene, e noi abbiamo sempre detto che bisogna essere lungimiranti, ma la scarsità per il momento continuerà a esserci”.

Le proposte portate avanti dal sindacato per cercare di colmare la carenza vanno dal richiedere con urgenza i decreti attuativi del DL Calabria, per poter assumere gli specializzandi del quarto e quinto anno, al rendere più appetibile il lavoro nel Dipartimento di Emergenza-Urgenza aumentando la remunerazione dei medici, dal potenziamento del territorio attraverso l’incremento dei posti in lungo degenza e l’assistenza domiciliare alla riduzione degli accessi impropri al Pronto Soccorso. “Inoltre – precisa Rivetti – riguardo alle altre proposte presentate dalla Commissione Salute della Conferenza delle Regioni per far fronte alle carenze, diciamo sì alla revisione della durata delle graduatorie, della durata della formazione, dei tetti di spesa per il personale, allo stanziamento di risorse aggiuntive”.

“È importante cogliere l’occasione per sottolineare che non c’è carenza di medici, ma di specialisti”, sottolinea Erika Pompili, presidente dell’associazione Medici per il futuro, “e che quindi la soluzione non è affatto aumentare i posti a Medicina, come in questo periodo qualcuno, tra le tante ipotesi, ha suggerito, ma le borse di specializzazione. Visto che tra 6-7 anni non ci sarà più carenza di personale, ma, al limite, di categorie specifiche di specialisti, è fondamentale che queste specifiche siano indagate ora a livello almeno regionale per poter formare in modo mirato le figure necessarie a garantire la continuità dei servizi”.

ADRIANA RICCOMAGNO

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