Tecnologia è umanità, via al Festival del Politecnico

Juan Carlos De Martin

Il Politecnico di Torino compie 160 anni e festeggia in grande stile. Dal 7 al 10 novembre, la sede centrale di corso Duca degli Abruzzi – insieme ad altre location sparse per la città – ospiterà la prima edizione del Festival della tecnologia.

Tecnologia e umanità, tecnologia è umanità: con questo mantra ben in mente, da giovedì sera si potranno seguire dibattiti, lezioni, laboratori e mostre dedicati al complesso rapporto tra tecnologia e società.

Il festival verrà inaugurato giovedì 7 novembre alle 18 con il conferimento della Laurea ad Honorem in ingegneria gestionale al premio Nobel Joseph Stiglitz che terrà poi una lectio magistralis dal titolo “tecnologia e disuguaglianza”, e continuerà nei giorni successivi snodandosi tra nomi noti come Samantha Cristoforetti o Michelangelo Pistoletto.

Per potersi muovere tra i tanti eventi, il professor Juan Carlos De Martin, curatore del festival, ha raccontato i sei percorsi tematici che animeranno questi quattro giorni: “Abbiamo organizzato il programma in percorsi proprio per aiutare un po’ a navigare. Questi sono: i Grandi eventi, con i personaggi più famosi del festival; Attualità, dove si discuterà di quei temi della tecnologia di cui in questi giorni tutti parlano e che, quindi, volevamo affrontare anche noi, come il blockchain, il riconoscimento facciale o il futuro dell’energia. Poi ci sono gli incontri del percorso Funzione, che danno un taglio più pedagogico ed educativo. Il percorso a cui teniamo di più si chiama Radici, nel corso del quale cercheremo di esplorare la storia del legame tra questo territorio e la tecnologia, che nei secoli è diventato sempre più stretto. Gli ultimi due percorsi sono Festa Mobile, organizzato insieme al Salone del libro e al Circolo dei lettori, e Spettacoli, spettacoli appunto, teatrali o musicali, dedicati al tema o alle persone della tecnologia”.

 

Come è nata l’idea di organizzare questo festival?

L’idea era nel programma elettorale del rettore Saracco, un programma molto articolato e ampio che aveva una sezione dedicata alla cultura. C’era proprio l’idea di fare un festival, che all’epoca avevamo chiamato Festival della Cultura Politecnica. Quando poi il rettore è stato eletto, e io ho avuto l’incarico di occuparmi di cultura e comunicazione, abbiamo trasformato quell’idea embrionale in un progetto concreto.

 

Come è stato organizzato?

Abbiamo scelto di organizzare il festival prevalentemente con risorse interne del Politecnico: sfruttando le nostre competenze su sicurezza, eventi culturali, merchandising e comunicazione. Per quanto riguarda la curatela scientifica, invece, è stato un lavoro d’equipe mio e di Luca de Biase.

 

Qual è l’augurio che fa al festival?

Mi auguro che sia l’occasione per pensare alla tecnologia non sempre e soltanto come innovazione, ma come un’attività profondamente umana di cui noi possiamo plasmare il corso. Quello a cui tengo molto è sottolineare come la tecnologia non vada presa quale dato di natura che capita ed è irreversibile e inevitabile, perché non è così. Come tutte le cose umane, collettivamente possiamo decidere come mettere in campo la tecnologia, con quale forma e con quali tempi. E questo mi sembra democraticamente molto importante.

 

MARTINA STEFANONI

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