Lo Stromboli torna a farsi sentire. L’esperto: “Impossibile fare previsioni”

Alcuni lo chiamano Iddu, altri Struomboli, ma per tutti è lo Stromboli. Forse non se ne parla tanto. Ma è un vulcano tra i più attivi d’Europa. E ieri, mercoledì 3 luglio, lo ha dimostrato con una eruzione che è costata la vita a un turista.

Nato 200mila anni, lo Stromboli è parte dell’arcipelago delle Isole Eolie. Svetta per 926 metri, ma le sue radici affondano nel Mar Tirreno per 2400 metri in profondità. Ieri, intorno alle ore 15, una serie di violente esplosioni sono state registrate dal cratere del vulcano. Dalla Sciara del Fuoco sono scesi anche trabocchi di lava. Poi una pioggia di lapilli incendiari ha coperto il paese di Ginostra, alle pendici del vulcano. Un escursionista è morto, altri due sono rimasti feriti. A perdere la vita è stato il 35enne Massimo Imbesi, di Milazzo. Lui ed il suo amico stavano scalando il vulcano. Si trovavano sul sentiero libero di Punta del Corvo, quando l’eruzione li ha sorpresi. “Una eruzione straordinaria”, suggerisce Giuseppe Giunta, professore e ricercatore di Geologia Strutturale all’Università di Palermo.

Come definirebbe l’attività eruttiva dello Stromboli?

Si tratta di un vulcano che si fa sentire quotidianamente, con piccole esplosioni, ma anche colate di lava che dalla Sciara del Fuoco scendono fino al mare. Le eruzioni di ceneri, polveri e lapilli dipendono invece dalla direzione del vento, che ieri soffiava dai quadranti settentrionali. La nube così si è spostata verso sud, investendo la città di Ginostra.

L’eruzione di ieri ha portato alla morte di un escursionista. Secondo lei, cosa è successo?

La vittima ha affrontato la scalata del vulcano senza l’ausilio delle guide vulcanologhe, le uniche a sapere come muoversi sulle pareti del vulcano. L’escursionista ma anche gli altri due feriti si trovavano sul sentiero di Punta dei Corvi, a Ginostra. Sarebbero poi stati avvolti dalla nube di gas e colpiti dalle pietre e dai lapilli provenienti dal cratere vulcanico.

Si poteva prevedere un evento di questa portata?

Il vulcano è monitorato costantemente dall’Ingv – l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia –  grazie a strumentazioni presenti sulla sua superficie.  Prevedere fenomeni come quello di ieri è molto difficile. Il vulcano dà segnali premonitori, ma spesso troppo ravvicinati rispetto all’evento. In caso di eruzioni meno parossistiche – cioè meno violente e pericolose – come nel caso dell’Etna, alcune strumentazioni che consentono la rilevazione delle deformazioni del suolo possono dare indicazioni su possibilità e probabilità.

Quindi non c’è una somiglianza tra le attività dei due vulcani? 

Esattamente, non c’è alcuna relazione tra i due edifici vulcanici. Lo Stromboli appartiene al complesso eoliano,  che nasce da una porzione di crosta terrestre ionica che si immerge sotto quella tirrenica. Qui la crosta penetra a decine di kilometri di profondità e si scalda fino a fondere, determinando la risalita di magma in superficie. Ne deriva un’attività vulcanica, che nel caso dello Stromboli è esplosiva, simile a quella di molti vulcani filippini. L’Etna invece genera colate di lava più fluide, in linea con l’attività vulcanica nelle Hawaii.

Cosa ci si deve aspettare dallo Stromboli nel breve periodo?

Dai dati dell’Ingv di Catania le ultime grandi eruzioni dello Stromboli si sono registrate a metà anni ’80 e nel 2002. Non dovrebbero verificarsi nuove eruzioni: il vulcano dovrebbe già aver scaricato tutta l’energia accumulata.
Da questo punto di vista potremmo essere tranquilli anche se previsioni certe non sono possibili.

NADIA BOFFA

RICCARDO LIGUORI

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