“L’Urlo Africano” infiamma le Alpi

Sos caldo in gran parte dell’Italia.  Sono tanti i centri urbani (ma non solo) da “bollino rosso”. Questa situazione si verifica quando le temperature continuano ad essere molto elevate per più giorni consecutivi, spesso associate a tassi elevati di umidità e accompagnate da forte irraggiamento solare e assenza di ventilazione.  

“Sapere in anticipo che l’ondata di calore sta per arrivare, permette di mirare in maniera ottimale gli interventi preventivi verso le persone a rischio più elevato – suggerisce Arpa Piemonte. L’esperienza passata ha mostrato come un picco del temperature non previste possano portare esiti letali e gravi danni alla salute della popolazione”. “Questa ondata di caldo – suggerisce Valentina Acordon di Nimbus –  sarà storica a livello europeo, soprattutto nella sua parte occidentale e alpina. Nella Penisola la zona più colpita è il Settentrione e in parte la Toscana. Il Meridione, invece, rimane a margine, con temperature sicuramente estive ma senza eccessi”.

L’ondata di caldo intenso, battezzata “L’Urlo africano”, proseguirà perlomeno fino a metà della prossima settimana. 

“In questo momento – continua la meteorologa – il caldo è estremo sulle zone alpine e in particolare nella fascia tra i 1000 e i 2000 metri, dove si stanno battendo i record raggiunti nell’agosto del 2003. Le massime raggiunte in questi giorni toccano i 30-33° intorno ai 1300-1500 metri, e oltre i 25° a 2000 metri. Valori veramente eccezionali”. La causa è da rintracciare in quota, in una bolla di aria rovente e secca proveniente dal Nord Africa che sta investendo in pieno, appunto, la zona alpina. ”Una vera e propria invasione di vento caldo africano” continua Acordon. In pianura, che è rimasta più umida, invece la situazione è un po’ diversa.  Dunque non ci sono dubbi: “l’anomalia è chiara, si registra sulla zona alpina oltre i 1000 metri: basti pensare ai 36° di Aosta o ai 34° di Courmayeur. In questo momento fa più caldo a 1300 metri che non in alcune località di pianura del Piemonte”.

E fino alla fine dell’estate cosa ci dobbiamo aspettare? “Non si può dire nulla -commenta la meteorologa -. Per ora possiamo dire che questa ondata di caldo si protrarrà fino ai primi di luglio. Tanto per fare un esempio, la scorsa primavera, che è stata fresca, fino ad un mese prima si pensava dovesse essere caldissima, a guardare le previsioni stagionali. Invece, abbiamo avuto il maggio più freddo e piovoso degli ultimi 30 anni. Ed è ancora presto anche per fare comparazioni rispetto le altre annate, almeno finché non saranno note le temperature massime che raggiungeremo in pianura”. 

I record registrati in questa settimana vanno dunque quadrati più localmente. “Sicuramente – conclude Acordon – questa si prospetta come un’ondata di caldo paragonabile a quelle del 2003 e quindi tra le peggiori degli ultimi secoli. Poi, però, bisogna vedere gli effetti sul territorio”.

RICCARDO LIGUORI

VINCENZO NASTO

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