Cala ancora il manifatturiero in Piemonte: per Ilotte serve uno shock

unioncamere ilotte

I dati parlano chiaro: l’industria manifatturiera in Piemonte segna una nuova battuta d’arresto. Dalla 190^ “Indagine congiunturale sull’industria manifatturiera” realizzata da Unioncamere Piemonte insieme a Intesa Sanpaolo e Unicredit, presentata oggi, lunedì 10 giugno, emerge che il rallentamento evidenziato dall’industria manifatturiera piemontese già nella seconda metà del 2018 prosegue: la rilevazione condotta ad aprile e maggio di quest’anno sui dati del periodo gennaio-marzo 2019 registra un calo dello 0,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il segno meno sulla produzione nei primi tre mesi si accompagna al peggioramento di altri indicatori come ordinativi, fatturato e grado di utilizzo degli impianti.

“C’è bisogno di qualche shock per uscire fuori da questa situazione, altrimenti rischiamo continuare a raccontare questa musica per parecchie indagini”, ha commentato Vincenzo Ilotte, dal 2014 alla guida della Camera di Commercio di Torino, e presidente di Unioncamere Piemonte, che in questo senso ragiona anche sul rinnovamento degli organismi politici regionali: “Uno sforzo che vorremmo fare è quello di cercare essere da pungolo per cercare di non perdere il percorso che abbiamo iniziato a percorrere, per andare ancora più velocemente”.

Per Ilotte sono centrali i fondi europei: “Su 1 miliardo di euro a disposizione, ne sono stati spesi circa 200milioni, circa il 20%; questo vuol dire che c’è ancora un 80% di risorse che potrebbero arrivare sul nostro territorio. Per quanto ci riguarda, è comprensibile a livello regionale una volontà di rimettere in discussione i progetti avviati nel periodo precedente, ma questo non deve causare un rallentamento, non deve essere una scusa per scendere e poi risalire, perché noi puntiamo a quell’80%”.

Ilotte ha poi ricordato l’importanza del corso di laurea professionalizzante avviato dal Politecnico di Torino e un analogo progetto nel settore dei servizi con l’Università di Torino.

Vanno peggio i più piccoli

La flessione più significativa riguarda le micro imprese fino a nove addetti, per le quali il calo produttivo si attesta all’1,2%. Le aziende di piccole dimensioni (10-49 addetti) evidenziano una flessione dello 0,4%. Stabile (+0,1) l’andamento delle medie imprese (50-249 addetti); segno negativo per quello delle realtà di grandi dimensioni, con oltre 249 addetti, con una flessione di mezzo punto percentuale.

Bene Cuneo e Alessandria trainate dall’alimentare, Torino in calo con l’automotive

Quasi tutti i comparti sono in calo: nei primi tre mesi del 2019 crescono solo l’alimentare (+2,4%) e quella dell’industria chimica, farmaceutica, petrolifera e delle materie plastiche (+0,9%). Stazionaria la produzione del comparto del legno e del mobile. Dati negativi per tutti gli altri comparti manifatturieri piemontesi, con flessioni meno significative per il settore dei metalli (-0,7%) e delle industrie meccaniche (-1%). Calo più intenso per l’automotive (-2,3%), con diminuzione più significativa nel settore della produzione di autoveicoli, e per industria elettrica ed elettronica (-2,8%) e filiera tessile, fanalino di coda con un pesante -5%.

L’andamento dei vari settori si rifletto su quello geografico, dove Alessandria con un +1,2% e Cuneo con un +0,8% sono le uniche due province con andamento positivo, trainate dall’energia del settore alimentare. Tutte le altre province registrano un calo: Torino e Verbano Cusio Ossola di mezzo punto percentuale, Novara scende del -1,6% e Vercelli del -1,2%. La performance negativa del tessile si riverbera sul biellese, la cui produzione cala dal 2,3%.

Se il dato complessivo del Piemonte non è poi così drammatico rispetto all’andamento nazionale (-0,8%), d’altro canto fa riflettere il fatto che due regioni “competitor” del manifatturiero come Lombardia e Veneto abbiano nello stesso periodo fatto registrare due dati positivi, rispettivamente +0,9% e +1,5%.

Spade di Damocle sul futuro: dazi, Brexit e sanzioni Ue

Nonostante questo, il clima di fiducia nel futuro delle imprese piemontesi sondato da Unioncamere appare positivo, attestandosi al 100,7%. Un ottimismo che però non corrisponde pienamente ai risultati attesi: “In base ai dati a nostra disposizione, crescita del Pil dello 0,2% nel 2019, dello 0,8% nel 2020 e dell’1% nel 2021 non sono sufficienti, così come la sostanziale stabilità prevista nell’andamento del tasso di disoccupazione e delle unità di lavoro – ha spiegato Sarah Bovini, responsabile dell’Ufficio studi e statistica Unioncamere Piemonte – e per altro i numeri su cui abbiamo basato le previsioni di breve periodo non tengono conto di eventualità che potrebbero peggiorare la situazione, ad esempio i dazi, una Brexit senza accordo o le possibili sanzioni nei confronti del nostro Paese da parte dell’Europa, che creerebbero difficoltà rilevanti.”

Per le banche il problema non è il credito ma le aziende che non lo chiedono

Sostanzialmente in accordo Intesa Sanpaolo e Unicredit: il tema non è quello del credito, ovvero le banche sono disponibili a supportare le aziende che intendono fare investimenti. Per il primo istituto è intervenuta la responsabile Direzione Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria Cristina Balbo, che ha spiegato: “L’aspetto più importante è il forte rallentamento dalla seconda metà anno scorso di domanda per investimenti: il problema è un’economia che stenta, è statica, il clima di attesa, nonostante alcune aziende che per fortuna vanno molto bene il contributo positivo dei distretti industriali del Piemonte, in crescita del 6% soprattutto grazie all’export”.

Per Fabrizio Simonini, regional manager Nord Ovest di Unicredit, i dati presentati da Unioncamere non sono poi così drammatici: “L’indice di fiducia che non scende sotto 100 e alcuni segnali ci fanno rimanere cautamente ottimisti. Soprattutto per quanto riguarda il settore automotive, una vera svolta ci sarà quando a livello normativo, tecnologico e industriale ci sarà una scelta su che tipo di soluzione sarà quella da perseguire, in base a come sarà la nuova mobilità”. Il riferimento è al problema delle infrastrutture necessarie per la gestione delle auto elettriche e alle questioni ambientali e di costi delle automobili: “Qualcuno dice che il prossimo sarà un anno effervescente: noi ce lo auguriamo e nel frattempo cerchiamo di tenere la barra dritta”, ha concluso.

ADRIANA RICCOMAGNO

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