Il Politecnico si interroga sul futuro degli ingegneri

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L’ingegnere di oggi oltre a saper risolvere un problema deve conoscere le dinamiche della società in cui vive. “Sempre di più si chiede all’ingegnere di progettare tenendo conto dell’impatto sociale della sua opera. È importante saper dialogare e portare avanti un lavoro realizzato di concerto con professionisti di altre discipline. Passare da un “ingegnere nerd” a un “ingegnere creativo” e che sia più umanista”. Sono le parole che Guido Saracco, rettore del Politecnico di Torino, ha usato per aprire i lavori di “Quale ingegnere per il  XXI secolo?, un incontro tenutosi venerdi 31 maggio nell’Aula Magna del Politecnico, promosso dal gruppo di ricerca SSUT (Scienze Umane e Sociali per la Scienza e la Tecnologia).

Costituito da professori e ricercatori, il gruppo promuove l’individuazione di soluzioni che consentano all’Ateneo di raggiungere gli standard dei principali politecnici statunitensi ed europei, alcuni dei quali hanno da tempo avviato un processo di rinnovamento dell’offeta didattica, favorendo una maggiore interazione tra scienze umane e sociali e le varie ingegnerie. “Le innovazioni tecnologiche richiedono una interdisciplinarietà che possa favorire una ricerca condivisa e diversificata, in grado di produrre nuove idee e progetti eccellenti”, ha spiegato Olivier Bouin, direttore della Rete di istituti Avanzati francesi. Un dialogo tra discipline che sono più vicine di quanto si possa pensare.. “Nell’Atene del quarto secolo a.C. Socrate ed Euclide lavoravano insieme, sotto lo stesso tetto disciplinare, condividendo la ricerca. Non esistevano divisioni tra scienza e filosofia. Il contrasto si è sviluppato successivamente, in Epoca Moderna. Oggi ci ritroviamo con una suddivisione in due linguaggi che vengono ritenuti differenti ma che in realtà non lo sono”, ha sostenuto Filippo Santoni, docente di Etica della Tecnologia dell’Universita di Delft.

L’incontro di venerdì aveva tra i suoi obiettivi quello di portare testimonianze e riflessioni qualificate di esperti internazionali per poter favorire azioni concrete in grado di innovare l’offerta didattica del Politecnico. Lo scopo? Garantire agli studenti una formazione universitaria maggiormente orientata allo sviluppo di un pensiero critico e in grado di affrontare le sfide del futuro.

“Proprio nel nostro Ateneo sono nate alcune delle prime riflessioni sul rapporto tra scienze umane e sociali e tecnologia, con la pionieristica esperienza dell’Istituto Superiore di Scienze Umane di circa 20 anni fa; oggi, il Politecnico intende non solo riproporre nel dibattito accademico questi temi, ma proporre azioni concrete per formare ingegneri migliori perché consapevoli delle conseguenze del loro lavoro e quindi capaci di prendere decisioni più ragionate e, in senso generale, di lavorare meglio in un mondo che sta cambiando”, ha affermato Juan Carlos De Martin, delegato del Rettore per la Cultura e la Comunicazione e coordinatore del gruppo di lavoro SSUT.

RICCARDO PIERONI

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