I primi cinquant’anni della Sellerio al Salone del Libro

In Italia il poliziesco ha due colori: il giallo Mondadori e il blu Sellerio. E se quest’anno il primo festeggia 90 anni, il secondo, o meglio la sua casa editrice, ne festeggia 50. Montalbano, Rocco Schiavone e i vecchietti del BarLume sono ormai personaggi canonici del giallo italiano ed internazionale, al pari di Maigret e Poirot.

Ma Sellerio non è solo questo. È un’infinità di collane, libri e autori. È una casa editrice che in mezzo secolo è entrata nel cuore dei lettori, ma anche e soprattutto in quello di chi lavora per e con essa. Nella Sala Oro del Salone Internazionale del Libro tutti loro hanno spento le candeline della casa editrice, anche alcuni degli autori che ne hanno fatto la fortuna come Luciano Canfora, Marco Malvaldi e Antonio Manzini.

Il primo pensiero è a Elvira Sellerio, che insieme al marito Enzo ha fondato la casa editrice di Palermo e che l’ha portata ad essere quello che è ora. Insieme a loro c’era un altro grande scrittore, Leonardo Sciascia, in cui, come ha ricordato il filologo Salvatore Silvano Nigro, “letteratura ed impegno civile coincidevano e ha aiutato a creare una bottega che ancora risente della sua presenza, in cui c’è la felicità di fare libri”.

I collaboratori

“Di Elvira voglio ricordare la grande felicità di fare il suo lavoro – ha concordato Chiara Restivo, il braccio destro dell’editrice – e la lezione di volontà che ogni giorno dava ai suoi collaboratori”. Restivo ha voluto poi ricordare le date che sono state fondamentali per la storia della Sellerio Editore: “Nel 76 c’è stato l’incontro con le Messaggerie Libri, che si erano incuriositi di noi dopo averci scoperto in una bancarella di Milano. La loro attenzione fu determinante al successo dei nostri libri. La seconda tappa fu L’Affaire Moro di Sciascia, pubblicato nel 1983. Il libro ci dette una visibilità straordinaria. Le edicole delle stazioni lo vollero assolutamente, ma il formato era troppo scomodo per i lettori del treno. Allora Enzo Sellerio, insieme ad un amico, inventò il formato tascabile con il colore blu che poi ci ha resi famosi in tutta Italia. Ci fu poi l’invenzione della collana La Memoria [quella in cui vengono ora pubblicati i Montalbano N.d.R.], di cui ora festeggiamo il 1136° numero. Infine nella seconda metà degli anni ’80 muore Sciascia e la casa editrice si divide in due settori, quello di Elvira che si occupa di saggi e narrativa e quella di Enzo, che pubblica libri fotografici. Loro lavoreranno sempre insieme”.

Uno dei primi autori che collaborò insieme ai Sellerio fu Luciano Canfora, filologo e professore. Secondo lui il tratto importante fu che nacque come qualcosa di piccolissimo, in un mondo feroce come quello dell’editoria. “Il primo libro che pubblicai con Sellerio fu la traduzione di un testo anonimo greco, che si decise di chiamare La democrazia come violenza, non per anticipare le pulsioni dell’attuale ministro dell’Interno, ma perché in Grecia la parola era nata con un senso negativo”.

E i ricordi e gli elogi continuano, passando per Stefania Fiasconaro, la tipografa della Sellerio, che vede proprio nella carta usata da sempre un segno distintivo della casa editrice: “Per me andare in libreria è ormai la ricerca del libro blu. In quel libro ritrovi sempre lo stesso profumo, lo stesso inchiostro e la stessa carta, prodotta nelle Marche. Mi piace anche ricordare che Antonio, il figlio di Elvira, quando ci fu il terremoto in centro Italia decise di non abbandonare la cartiera, colpita dal cataclisma e disse: ‘Se devo cambiare la carta lo farò non quando è in difficolta, ma in un momento più tranquillo’”.

Gli autori

Ma l’anima della casa editrice, dopo i suoi proprietari, è formata soprattutto dai suoi autori e al compleanno della Sellerio erano presenti i più famosi. Sono stati introdotti da un videomessaggio di Andrea Camilleri, che ha rivelato che alla ricorrenza principale se ne aggiungono due molto particolari: “Ho pubblicato il primo libro con la Sellerio nel 1984, 35 anni fa, e dieci anni dopo ho pubblicato sempre con la Sellerio il primo Montalbano. Spero che il lavoro della casa editrice possa continuare in tempi migliori di quelli in cui stiamo vivendo.”

A dimostrare quanto sia diventato importante scrivere per questa casa editrice è stato Fabio Stassi: “Non ho mai voluto fare lo scrittore, ho sempre voluto essere uno scrittore Sellerio. Io sono cresciuto con la lingua siciliana in casa. Il mio rapporto con la casa editrice è molto profondo. È stato il primo amore, scoppiato per colpa di Sciascia, per Gesualdo Bufalino e per i libri di Sergio Atzeni. Il primo racconto che scrissi lo mandai a loro, ma ricevetti un rifiuto, solo dopo anni fui pubblicato”.

Infine è stato il turno di Marco Malvadi, Antonio Manzini e Francesco Recami, un trio ormai molto affiatato, come ha detto Manzini, che la casa editrice siciliana sta mandando in “tournee” in tutta Italia. Francesco Recami è probabilmente la persona che ha dovuto aspettare di più perché un suo libro venisse pubblicato: “La distanza di tempo tra l’anno in cui ho presentato il manoscritto e quello in cui l’ho pubblicato è stato di 20 anni. Ho dovuto aspettare tanto, ma oggi ho pubblicato 34 libri in 13 anni”. Malvaldi invece ha voluto elogiare l’alto livello che ha sempre mantenuto la casa editrice. “Statisticamente una casa riceve 5000 manoscritti l’anno, la possibilità che ce ne siano 3-4 buoni è molto grande. Il punto è quanto in alto è messa l’asticella della pubblicazione e in Sellerio è sempre rimasta alta. In questo modo l’acquisto diventa un atto di fiducia. Un libro non lo scrive lo scrittore da solo, ma ha bisogno dell’allenatore, l’editor, e di persone che ti diano fiducia, che giudichino il lavoro e non la persona, come fa Sellerio che dà conforto e fiducia”.

I festeggiamenti son stati chiusi da Antonio Manzini: “La Sellerio mi ha tolto dal fango del cinema e del teatro e mi ha reso uno scrittore, anche se – ha continuato scherzando – in realtà ho fatto scrivere i miei libri da Camilleri, li ho tradotti in italiano e li ho pubblicati. Ora lui non scrive più tanto, allora ho trovato uno scozzese”.  Ma ha poi lanciato un appello: “Liberateci, noi siamo solo ologrammi. La casa editrice vuole che noi scriviamo tutto il tempo. I veri autori sono chiusi da anni negli scantinati della casa editrice a Palermo e non ne usciamo da anni. Non usciamo più dagli scantinati della casa editrice”.

Dev’essere un posto bellissimo.

Qui il thread dell’evento:

JACOPO TOMATIS

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