L’Autore Invisibile: cosa significa tradurre fantascienza e Stephen King in Italia?

C’è una figura nel mondo dei libri di cui nessuno si ricorda, ma che permette ai lettori di poter conoscere scrittori di tutto il mondo. È il traduttore, che nel migliore dei casi, quando fa bene il suo lavoro, scompare di fronte all’autore, mentre nel peggiore viene criticato per aver sbagliato la traduzione di un termine. A queste figure è dedicato il ciclo di incontri “L’Autore Invisibile” che ormai da 19 anni viene ospitato nel Salone Internazionale del Libro. Alcuni dei panel sono dedicati proprio a cosa significa tradurre generi o scrittori particolari. In questa edizione si è parlato di fantascienza e Stephen King.

“La fantascienza è un genere ambivalente – ha detto Ilide Carmignani, traduttrice che da anni si occupa di far conoscere il mestiere al pubblico –: da un lato è intrattenimento, dall’altro è raffinato. Sfugge alle categorie ed è stata coltivata da grandi scrittori come Borges, Bolaño o Calvino”.

Quali sono le difficoltà che ha un traduttore di fantascienza, che ha che fare con termini strani e anche lingue inventate? “Le difficoltà del traduttore sono sempre le stesse, il registro di scrittura è generalmente medio – ha detto Anna Martini, traduttrice di lunga data di letteratura di genere –. Le difficoltà sono terminologiche e lessicali, ma visto che l’autore inventa, anche il traduttore può farlo, pur rispettando la coerenza interna. La fantascienza contiene tanti filoni e sottogeneri che bisognerebbe avere una cultura enciclopedica per tradurre bene”. Con lei concorda Fabrizio Farina, che cura le collane fantascientifiche di Einaudi: “Già capire dove inizi il genere è molto difficile. Alcuni ritengono che la fantascienza inizia con la scienza, altri pensano che la Storia Vera di Luciano sia fantascienza, dunque la mole di cose da sapere è sterminata. Secondo me inizia con Edgar Allan Poe, da cui poi deriveranno Verne, Welles e tutti gli altri. Allo stesso modo definirla è difficile. Non si sa bene cosa sia, ma quando la si vede la si riconosce”.

Secondo Franco Forte, curatore di Urania e Oscar fantastica, “la traduzione è fondamentale in Italia, che è uno dei paesi più esterofili per quanto riguarda gli scrittori. Gli anglosassoni sono i più richiesti. Un traduttore deve conoscere bene la lingua da cui traduce, ma soprattutto quella italiana. Spesso mi è capitato di aprire mail di presentazione di aspiranti traduttori, che dicevano di conoscere bene gli slang e i gerghi, e leggere strafalcioni grammaticali come qui con l’accento. Passo subito a quello dopo”.  Il buon traduttore deve essere in qualche modo scrittore, perché questo, ha continuato Forte, “consente di poter rendere in maniera migliore possibile il testo”.

Ma, come sempre, ci si scontra con la realtà economica. Se Carmignati dice che “la traduzione è il sistema circolatorio della cultura nel mondo”, Forte ha ricordato che spesso conviene l’utilizzo di lingue ponte, come l’inglese, che permette a costi molto più ridotti di tradurre libri cinesi o arabi. Lui con la collana Oscar Fantastica ha pubblicato in Italia la fantascienza di Liu Cixin: “Una cartella di un libro cinese costa 40 euro, mentre dall’inglese possiamo spendere meno, anche se cerchiamo di fare le cose nel modo migliore possibile”.

Com’è invece tradurre uno dei più famosi autori contemporanei, uno scrittore del calibro e della prolificità di Stephen King? Lo ha spiegato Luca Briasco, che ha curato l’edizione italiana dei penultimi due libri dello scrittore di Bangor, The outsider e Elevazione, e sta portando a compimento quella dell’ultimo, The institue. “King è trans genere, è un autore totale, che, soprattutto con il suo capolavoro, IT, racconta la psiche americana, conducendo allo stesso tempo un grande romanzo di formazione. Nel quadro contemporaneo è senza dubbio il grande romanzo americano, che tutti, dopo Moby Dick, stanno cercando. Bisogna sganciarsi dal pregiudizio dell’horror, perché IT è un libro che cresce insieme al lettore”.

Stephen King ha avuto molte voci in Italia, come si può fare a renderlo per i lettori più agguerriti? “Io, come ogni traduttore, ho una mia lingua, da cui non mi posso liberare e devo fare i conti con il suono delle voci che mi hanno preceduto. In mezzo c’è Stephen King, che sforna libri in continuazione. Per di più le voci che mi hanno preceduto erano molto brave: Tullio Dobner, Wu Ming 1 e Giovanni Arduino hanno fatto ciascuno a suo modo e in tempi diversi un ottimo lavoro. Durante il mio ho riletto più volte ciò che avevano scritto, soprattutto 22/11/63 di Wu Ming e Mr Mercedes di Arduino, in modo da accordare la mia voce con la loro e dare la traduzione migliore”.

Briasco ha poi continuato elogiando Stephen King, che secondo lui è troppo sottovalutato dalla grande critica. Ed è proprio il lavoro del traduttore che permette di dirlo, più che una lettura, per quanto profonda. “Quando traduci capisci come fa a rendere indimenticabile ogni personaggio che introduce: tutti i personaggi parlano in modo diverso e in ogni dialogo questi sono perfettamente riconoscibili, in un modo che nessun altro riesce a fare. Spesso si dice che è così prolifico perché ha un ghost writer, ma l’idea è semplicemente assurda. King lavora spesso in collaborazione e lo dichiara sempre, ma quando scrive da solo, visti i dialoghi che compone, è sicuramente lui. Un qualsiasi altro autore sarebbe un pazzo a dare un lavoro così bello a qualcun altro”.

Allo stesso modo una delle critiche allo scrittore americano è che è troppo commerciale, semplicemente perché vende più degli altri: “Anche i libri minori di King, come quelli di Melville sono il genere di libri che il migliore degli scrittori americani sognerebbe di scrivere nella sua vita”. L’esempio è Dolores Caliborne, “il più grande monologo femminista americano degli ultimi trent’anni. King è uno dei più grandi autori contemporanei che parlano di donne”.

Altro problema che ha sempre impedito al re dell’horror di vincere i grandi premi letterari americani è proprio il genere con cui ha deciso di comunicare le sue storie: “Il genere di King è il più negletto e il meno accettabile dal punto di vista letterario. Persino la fantascienza e il noir sono stati riabilitati, ma l’horror fatica e lo trovo assurdo perché ha la traduzione letteraria più nobile in assoluto negli Stati Uniti. King attinge a il Mistero di Sleepy Hollow, Henry James ed Edgar Allan Poe, ma viene trattato come un pennivendolo. Io cerco di dargli la purezza che merita, i lettori continuano a premiarlo e magari un giorno verrà scoperto come uno dei più grandi autori contemporanei”.

JACOPO TOMATIS

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