L’Alessandria che (ri)emerge dal cappello Borsalino

Nella silenziosa città di Alessandria tutto parla di Borsalino. L’acquedotto, il sistema fognario, l’ospedale, il centro di ricovero per anziani. Perché Giuseppe Borsalino, a metà dell’800, insieme al fratello Lazzaro, ha fondato un’azienda che negli anni ha contribuito a costruire e a plasmare una città. Un rapporto, quello tra la Borsalino e Alessandria, che si è fortificato nel tempo e che ora vede, con la nuova gestione, una rinascita, dopo una storia non sempre facile.

È il 4 aprile 1857 quando Giuseppe Borsalino apre in via Schiavina ad Alessandria un laboratorio specializzato nella produzione di cappelli in feltro. La bottega cresce fino a diventare industria e nel 1888 si trasferisce nella nuova manifattura di corso Cento Cannoni, progettata dall’architetto alessandrino Alessandro Gardella. La Borsalino, che a quel tempo produce circa 2.500 cappelli al giorno, diventa famosa a livello internazionale grazie ad un premio vinto all’Esposizione universale di Parigi. E il successo continua per buona parte del 900; all’inizio della prima Guerra Mondiale l’azienda produce circa 2 milioni di cappelli l’anno.

È in questi anni che si sviluppa la città di Alessandria. La produzione di cappelli di qualità impone infatti l’uso esclusivo di feltro di pelo di coniglio, il che provoca una ricaduta positiva nell’economia della città, che vede la formazione di numerosi allevamenti domestici. Intanto all’estero il marchio si diffonde ovunque, conquistando i mercati più importanti, da quello britannico della città di Londra, a quello statunitense, dove i cappelli Borsalino vengono acquistati dalle più grandi star del cinema Hollywoodiano. Da questa parte dell’oceano Alessandria, grazie alla Borsalino, si emancipa. Le donne alessandrine si emancipano. Le Borsaline, così vengono chiamate, lasciano i propri lavori per andare a lavorare il feltro. La città militare, nebbiosa e in disparte diventa eccentrica, elegante e in primo piano. È sulla bocca di tutti e in fondo le piace. 

Manifattura Borsalino di Spinetta Marengo, frazione di Alessandria.

La storia ben presto però cambia. Dopo la seconda guerra mondiale, con il sopravvento delle auto, il cappello Borsalino entra in disuso. La produzione dell’azienda, ridimensionata, viene trasferita in un nuovo stabilimento a Spinetta Marengo, una frazione di Alessandria. Cominciano anni segnati da cambi di proprietà e difficoltà finanziarie. Ad inizio anni 90 l’azienda finisce nel turbine di Tangentopoli. Pochi anni fa poi il momento più buio, con il crac dell’imprenditore astigiano Marco Marenco, legato a un’ottantina di società tra cui anche la Borsalino. E quindi l’azienda che viene dichiarata fallita a 160 anni dalla sua fondazione. Il compito di farla rinascere ora spetta a Philippe Camperio, l’imprenditore italo-svizzero a capo della società Haeres Equita che nel luglio scorso è riuscito, dopo tre anni di gare e concordati preventivi, ad acquistare l’azienda. 

Borsalino in paglia intrecciata proveniente esclusivamente dall’Ecuador. Viene chiamato “Panama”

Nelle vicissitudini della Borsalino Alessandria c’è sempre stata. Nel bene e nel male. Nel male quando nel 2017 la società è dichiarata fallita. In quel periodo sui social network nasce la pagina “Gli alessandrini per Borsalino” da cui parte il sostegno ai lavoratori con l’hashtag #saveborsalino. E molti cittadini di Alessandria scendono in piazza indossando i cappelli della rinomata maison per manifestare la loro vicinanza ai 130 dipendenti della società. Nel bene, ora che si prospetta una rinascita per l’azienda e forse anche per la città, perché Philippe Camperio punta a mantenere la produzione del cappello nello stabilimento di Spinetta Marengo, e anzi ad aumentare quella annua, che nelle sue intenzioni dovrebbe passare entro il 2022 dai 165 mila cappelli attuali a 500/600 mila.

Macchine d’epoca utilizzate ancora oggi nello stabilimento di Spinetta Marengo. Alcune risalgono anche al 1857

Dalla nuova Borsalino fanno sapere che si tratta di un investimento verso il mercato internazionale, che punta a far conoscere l’artigianato alessandrino all’estero, anche perché negli anni il cappello Borsalino ha continuato ad essere ricercato, senza mai perdere il proprio appeal. Questo grazie alla bravura di mastri artigiani unici al mondo, presenti proprio nello stabilimento di Spinetta Marengo e su cui la nuova gestione si dice decisa a puntare.

E allora ecco che nei progetti Camperio la storia di Borsalino e quella della città di Alessandria tornano a convergere. Tra gli obiettivi futuri il rinnovamento del Museo Borsalino, fondato nel 2006 nel centro di Alessandria. Il museo, la cui riapertura è prevista entro l’estate, sarà, insieme allo stabilimento di Spinetta Marengo e alla boutique storica di Corso Roma uno dei tre poli attraverso i quali si cercherà di attirare turisti da tutto il mondo per far conoscere uno dei più antichi marchi Made in Italy. 

L’interno della boutique storica Borsalino, situata in Corso Roma

Gli alessandrini non si sono mai dimenticati della Borsalino. Così come la Borsalino non si è mai dimenticata di Alessandria. E allora, riprendendo l’antica pubblicità della casa manifatturiera, “Un Borsalino è molto di più di un copricapo”. È un’istituzione che ha salvaguardato e che a sua volta è stata salvaguardata da un’intera città. 

NADIA BOFFA

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