Il Monferrato degli infernot, un patrimonio da aprire al turismo

La galleria dell'infernot Scagliotti di Camagna

Un aforisma attribuito all’artista Salvador Dalì afferma: “I veri intenditori non bevono vino: degustano segreti”. Nel Monferrato, vino e segreti, tradizioni da custodire e condividere, si condensano negli infernot, ambienti sotterranei realizzati dagli agricoltori secoli fa scavando la roccia di queste terre, la cosiddetta pietra da cantoni. Qui si conservavano le bottiglie, beneficiando di gallerie e camere a temperatura costante, ideali anche per ripararsi dal freddo dell’inverno o dal caldo dell’estate.
Nel giugno 2014, l’Unesco ha dichiarato patrimonio mondiale dell’umanità i paesaggi vitivinicoli di Langhe Roero e Monferrato, individuando il cuore del “Monferrato degli infernot” sulle colline vicino a Casale, in provincia di Alessandria. Una vetrina internazionale per paesi di ridotte dimensioni, spesso ben al di sotto dei mille abitanti, alle prese da tempo con problemi di spopolamento. Un’occasione per farsi conoscere dal mondo, di rinascere grazie al turismo. Un’occasione non ancora colta appieno, nonostante siano trascorsi quasi cinque anni dal riconoscimento Unesco.
Difficoltà pratiche e ridotto spirito di iniziativa fanno sì che le potenzialità offerte dagli infernot e dal patrimonio culturale di questi luoghi siano inespresse. I visitatori non mancano, la capacità organizzativa però è in gran parte da sviluppare.

Poche iniziative e la buona volontà dei proprietari

Un primo ostacolo riguarda l’accessibilità. La stragrande maggioranza degli infernot si trova nelle cantine di abitazioni private e quindi è visitabile solo grazie alla disponibilità dei proprietari. Leonello “Nello” Scagliotti, sindaco del paese di Camagna fino al 2009, è stato tra i promotori della segnalazione degli infernot all’Unesco. Da anni, accoglie nella sua cantina migliaia di persone per mostrare loro il suo infernot e le tradizioni che custodisce, come quella di murare delle nicchie con le bottiglie d’annata di ogni nuovo nato in famiglia, in attesa del compimento della maggiore età o del matrimonio. Il problema della scarsa accessibilità agli infernot per lui è cruciale: “Basterebbe organizzarsi tra i paesi della zona per fare in modo che a turno ci fossero sempre degli infernot aperti al pubblico. Invece i turisti talvolta non riescono a visitarne uno nemmeno dopo aver telefonato in più posti”.
L’anno scorso, sono state organizzate tre domeniche di apertura congiunta degli infernot in quattordici Comuni del sito Unesco, grazie alla regia dell’Ecomuseo della pietra da cantoni di Cella Monte. Nel 2019 però è previsto un unico appuntamento, per il prossimo 23 giugno: “Noi siamo un ente culturale e fatichiamo a organizzare queste iniziative sul piano dell’offerta turistica – afferma Chiara Natta, coordinatrice dell’Ecomuseo – non abbiamo professionisti capaci di guidare le persone oltre il momento della visita, ci avvaliamo soprattutto di volontari. Quando vengono a trovarci gruppi numerosi, abbiamo poi problemi di ricettività, perché qui non c’è un posto che possa ospitare più di sei persone insieme”.

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Un’Atl in via di sviluppo

La mancanza di un ente turistico forte e di una struttura che metta in rete le località accomunate da questo patrimonio pesa quindi sulla capacità di attrarre e trattenere i visitatori. “L’Agenzia turistica locale di Alessandria, Alexala, non ha mai operato su questa parte della provincia – spiega Gianni Calvi, vicepresidente dell’Ecomuseo di Cella Monte – fino a pochi mesi fa i nostri Comuni erano associati al consorzio Mon.d.o. (Monferrato domanda e offerta) di Casale, ma alla fine dello scorso anno è stato sciolto perché non era più adeguato alle normative che regolano l’accesso a fondi pubblici”.
Solo con la chiusura di Mon.d.o. è subentrata l’Atl di Alessandria, alle prese negli ultimi tempi con molte novità, a cominciare dalla nomina del nuovo presidente Pierluigi Prati: “Abbiamo gestito la transizione creando un tavolo di concertazione: qui si decide cosa fare sul territorio e come farlo”. Nelle sue intenzioni c’è di puntare sul Monferrato per promuovere tutto il territorio alessandrino, nonostante le perplessità dei casalesi, alimentate da divisioni storiche. Per quanto riguarda i siti Unesco, la firma di un protocollo d’intesa con l’Ente turismo Langhe Roero e Monferrato ha scongiurato il rischio di un isolamento dell’area patrimonio dell’umanità in provincia di Alessandria. Per il futuro, Prati parla della possibile progettazione di una piattaforma online per la prenotazione di visite agli infernot, ma ritiene che spetti ai Comuni intensificare i rapporti tra di loro e con la stessa Atl: “Noi promuoviamo il palinsesto, ma le manifestazioni sono proposte, organizzate e gestite dai Comuni. Coloro che aderiscono ad Alexala hanno con noi un contatto diretto”.

Legami ancora da stringere

Alcuni contatti non sono però stati avviati per il momento, specialmente con realtà da poco fuoriuscite da Mon.d.o. Claudio Scagliotti, sindaco di Camagna, auspica un incontro con il nuovo presidente, ma soprattutto spera di creare una piccola organizzazione turistica nel suo paese: “Abbiamo creato un piccolo percorso di visita del centro storico e dei punti più caratteristici. Tutti gli infernot qui sono di privati per ora, ma contiamo di aprirne uno sotto il Museo della Resistenza nel Basso Monferrato che stiamo completando. Certo con il riconoscimento Unesco le presenze turistiche sono aumentate, ma fatichiamo a far fermare qui le persone: in tutto abbiamo due bed and breakfast e un affittacamere”.
Le carenze di strutture organizzative non risparmiano nemmeno i produttori vinicoli. Se le aziende non hanno un infernot di proprietà, non ci sono rapporti di collaborazione per la vendita o per degustazioni. Domenico Ravizza, socio dell’azienda Vicara e presidente del Consorzio delle Colline del Monferrato casalese, ammette: “Come consorzio non ci siamo ancora attivati in questo senso, siamo alle prese con problemi burocratici. Noi abbiamo un infernot ed è un valore aggiunto per quando vengono da noi nuovi clienti. Le manifestazioni dedicate a questa nostra particolarità sono però occasionali e legate alla buona riuscita di iniziative dei singoli”.

LUCA PARENA

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