Rifugiati, accoglienza e aiuto psicologico ad Alessandria con Cambalache

Alcuni ragazzi arrivano ad Alessandria senza sapere neanche l’italiano, altri invece sono poco consapevoli delle proprie potenzialità. Accoglierli significa insegnare loro la lingua, ma non solo. Aiutarli vuol anche dire far comprendere loro quanto possano essere bravi a fare qualcosa.

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Tra le prime persone ad aver affrontato la tematica in modo innovativo ci sono i responsabili e i volontari dell’associazione Cambalache – Nella stessa barca  ad Alessandria, in Piemonte, nata con il preciso intento di promuovere un modello alternativo di accoglienza e inclusione di richiedenti asilo e rifugiati. Dal 2011 sono impegnati a livello locale e nazionale per promuovere la crescita territoriale nello sviluppo di una società inclusiva e multiculturale, gestendo anche un progetto Cas (Centri accoglienza straordinaria) e un Progetto Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) del Comune avuto in gestione fino al 2018.

Con questi presupposti nel 2018 è nato l’ultimo progetto Skill Me Up! , l’unico su scala nazionale che si occupi di un percorso di riabilitazione sociale a seguito di difficoltà psicosociali o psichiatriche riscontrate nei soggetti partecipanti, attraverso attività lavorative o ricreative che mettano in risalto le skills di ognuno.  Il team dell’associazione che se ne occupa è formato dal personale responsabile dei progetti sociali, ma anche da molti giovani che svolgono tirocini formativi, stage curricolari, servizio civile e percorsi di volontariato. Tutti insieme lavorano affinché i beneficiari dei progetti trovino meno difficoltoso il percorso di accoglienza. Si va dal supporto nelle pratiche legali e amministrative all’assistenza linguistica, culturale e sanitaria.

Sono 60 milioni le persone che ogni anno fuggono dal proprio Paese e dalle proprie abitudini, per raggiungerne di nuovi, e sperare di riuscire a conviverci adeguatamente. Eppure sempre maggiori sono i dati che testimoniano lo sviluppo di disturbi psichici comportamentali in soggetti che portano con sé anche i traumi e le sofferenze del percorso migratorio. All’arrivo nel Paese di destinazione si presentano per i richiedenti asilo una condizione di solitudine e incertezza riguardo alle aspettative future che non fanno che acutizzare i sintomi di tali disturbi.

Medici Senza Frontiere ha pubblicato nel 2016 un report intitolato Traumi ignorati, in cui si evidenziava come il 60% dei 387 soggetti richiedenti asilo analizzati presentava sintomi di disagio mentale, relativo a traumi precedenti o posteriori alla partenza.

Ad aprile 2017 è stato pubblicato dal Ministero della Salute un decreto ministeriale di adozione delle linee guida relative agli interventi di assistenza e riabilitazione dei disturbi psichici dei rifugiati, tramite un percorso di assistenza socio-sanitaria, che tenga conto della particolare vulnerabilità dei soggetti presi in considerazione. Sulla base di questi dati a gennaio 2018 è nato ad Alessandria Skill Me UP!

L’associazione Cambalache aveva già ricevuto diversi riconoscimenti istituzionali per aver ideato nel 2015 un progetto pilota di apicoltura sociale e urbana come Bee My Job che ha tuttora lo scopo di introdurre professionalmente ragazzi stranieri nel panorama aziendale dell’alessandrino e non solo.  Il progetto Skill Me UP! affronta, invece, una questione presa meno in considerazione, andando in aiuto di soggetti che, arrivati da un altro Paese, si trovano in un momento di difficoltà e spaesamento, ancor prima di iniziare una “vita normale”.

Ci sono storie di ragazzi in accoglienza a cui viene data la possibilità di accedere a dei percorsi di tirocinio professionale. Possono presentarsi dei problemi psico-sociali, come scarso senso di autoefficacia, aspettative non coerenti alle proprie abilità. Se per tutti noi perdere un’eventuale possibilità lavorativa è un fattore scatenante di stati emotivi come tristezza e abbandono, in una condizione di grande vulnerabilità e imprevedibilità rispetto al proprio futuro, questo grava ancora di più. Le aziende non sempre hanno le possibilità e il tempo per assicurare un’autonomia personale e pratica nel futuro lavoratore.  Attraverso, quindi, attività di tutoraggio e laboratori, l’associazione ha messo in pratica il modeling, ovvero tecniche di apprendimento nella riabilitazione psicosociale dove la barriera linguistica è abbattuta attraverso l’imitazione pratica. Non si tratta, tuttavia, solamente di un problema linguistico.

Si può apprendere una lingua, si può apprendere una cultura, un lavoro, si possono apprendere un’espressione corporea, o una musica. Questo ha portato, per esempio, ad attività di riqualificazione professionale in una scuola di multifunzionalità agricola, alla creazione di un laboratorio di espressione corporea e alla collaborazione con tre tre studenti di jazz del conservatorio Vivaldi di Alessandria attraverso un’attività musicale di improvvisazione, come testimoniato anche da Alessandria News. E’ già attivo, inoltre, uno sportello di ascolto, e tra pochi giorni partirà un focus group tematico insieme ad una figura terapeutica, all’interno del quale si sviluppi un dialogo su un’argomentazione a partire dall’esperienza e non dalla teoria.

Abbiamo incontrato Elisa D., psicologa e psicoterapeuta che ha visto nascere Cambalache, e oggi è la referente del progetto Skill Me UP!:

Attraverso una stretta collaborazione con gli enti ospedalieri si è creata una mappatura del territorio in cui sono stati sottoposti agli enti gestori della Provincia dei questionari online sui casi di vulnerabilità dei rifugiati arrivati in Italia. Il tutto è partito un anno e mezzo fa, finanziato dall’associazione SociAL di Alessandra, e promosso da Cambalache. Le schede di monitoraggio compilate all’inizio, a metà e a fine percorso hanno già registrato degli ottimi risultati per quanto riguarda i livelli di autonomia dei beneficiari del progetto. Uno dei ragazzi è stato assunto da un’azienda, ed è apprezzatissimo.

VALERIA TUBEROSI

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