Il Politecnico annuncia il primo “Festival della Tecnologia” a Torino dal 7 al 10 novembre

Il Politecnico di Torino, fondato nel 1859, per i suoi 160 anni ha in programma dal 7 al 10 novembre un Festival della Tecnologia. Lo ha annunciato oggi al Circolo dei Lettori il Rettore Guido Saracco, accompagnato da Juan Carlos De Martin, delegato del Rettore per la Cultura e la Comunicazione. “Sarà un festival che coinvolgerà tutta la città, con le sue istituzioni e le sue imprese”, ha spiegato Saracco. “Ma parteciperanno anche i protagonisti mondiali” ha raccontato De Martin. “Non hanno chiesto soldi. È un’iniziativa che parte dal Politecnico” ha precisato Antonella Parigi, Assessora per la Cultura della Regione Piemonte, esprimendo l’auspicio che “diventi un appuntamento permanente”. E “sarà l’occasione per cogliere le sfide del futuro” si è felicitata Francesca Leon, assessora alla Cultura del Comune di Torino.

Il rettore Saracco, che ha insistito sulla sua visione di puntare su “ingegneri creativi”, ha passato la parola a De Martin per la presentazione del progetto, che fa parte dello sviluppo della terza missione del Politecnico. “È la prima volta che organizziamo qualcosa del genere”, ha messo le mani avanti De Martin alla conferenza stampa di presentazione. “Non sarà un evento autoreferenziale, ma un Festival aperto. La collaborazione di aziende non sarà per pubblicità, ma per far conoscere la storia della tecnologia nella società.  Collaborerà anche l’Università di Torino. Arriveranno anche protagonisti internazionali”. Sollecitato ad anticipare qualche ospite di spicco, ha fatto i nomi di Samantha Cristoforetti, la prima italiana nello spazio, e il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz.

Saracco ha proseguito sulla linea tracciata con il discorso alla inaugurazione dell’ultimo anno accademico: l’interdisciplinarietà. C’era una volta una città romana, geometrica e regolare, fondata sul lavoro e sull’industria. “Il problema è che, oggi, quella industria e quel lavoro non ci sono più”, ha continua Saracco. “Il mondo si evolve a velocità frenetiche e dobbiamo tenere il passo. Per farlo, non possiamo continuare come abbiamo sempre fatto. Dobbiamo evolverci. Le università non devono essere torri di avorio, ma devono integrarsi con la società. Informare e condividere la conoscenza sono i nuovi asset dell’università.

Al Festival della Tecnologia, che ha già i suoi account social con l’hashtag #FesTech19, più che le tecniche avranno un ruolo chiave i contesti in cui le scienze sono inserite e le modalità con cui vengono gestite. “Da trent’anni pensiamo che il progresso, l’economia e la scienza possano autoregolarsi, vivere da sole, ma non è così”, commenta Parigi “C’è bisogno di menti orizzontali che sappiano gestire la tecnologia in un contesto eterogeneo e interdisciplinare. Noi piemontesi siamo storicamente un popolo di creativi”.

Il Festival collegherà per un unico obiettivo soggetti diversi, che però hanno già iniziato a collaborare. “Il Politecnico continuerà a lavorare in maniera congiunta con l’Università di Torino, qualunque sia il nuovo Rettore di UniTo. In aggiunta, sto notando come anche le due più importanti fondazioni bancarie della città (Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT, ndr) stiano procedendo sui medesimi binari” prosegue Saracco. Che conclude: “Per fronteggiare le difficoltà è importante la cooperazione tra tutti i soggetti. Il Festival aumenterà la consapevolezza dell’importanza della tecnologia e delle capacità trasversali che occorrono per gestirla. In questo senso, sarà imprescindibile anche la collaborazione tra scienze diverse”.

Il Festival utilizzerà quindi i linguaggi dell’arte, della letteratura e del cinema, non solo della scienza. Lo sforzo di alleggerire l’immagine rigida e seria dell’ingegnere sarà visibile da tutte le prospettive. A inizio mese, inaugurando il Salone dell’Orientamento, Saracco aveva fatto un appello soprattutto alle ragazze, cercando di combattere i vecchi stereotipi che le vedono poco coinvolte nelle materie scientifiche. Contaminazione. Abbattimento delle vecchie barriere. Umanisti tecnologici. “Il nostro modello è un po’ Leonardo Da Vinci. Artista e scienziato”. E genio.
Basterà un festival per formare ingegneri creativi o per nuovi Da Vinci? Si spera che i 500 mila euro circa previsti per finanziare l’evento diano buoni frutti.  E non c’è bisogno di una grande tecnologia per capirlo.

MARCO ZAVANESE

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