Teorie del complotto fantastiche e dove trovarle

Ai complotti non si può sfuggire. “Tutti potremmo essere complottisti e tutti, prima o poi, abbiamo creduto ad un complotto”. Così Leonardo Bianchi, news editor di Vice Italia, ha introdotto l’incontro con Wu Ming 1 al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia.

Un sano scetticismo è d’obbligo, ma, ha spiegato Wu Ming 1, il debunking non basta, anzi a volte è controproducente. “Due errori si compiono quando si contrasta una teoria del complotto – ha spiegato il primo terzo del collettivo di scrittori bolognesi – : si cerca di forare il palloncino, di fare debunking, o si prendono in giro i complottisti”. Ma è un lavoro inutile perché la questione non riguarda la falsità o la verità e neanche il livello intellettuale dei complottisti. E per di più è inutile, perché chi agisce in questo modo ottiene soltanto l’effetto di essere incluso nel complotto che ha provato a distruggere.

Cosa spinge ad inventarsi delle cospirazioni universali? “Spesso servono ad eliminare la dissonanza cognitiva tra la realtà deludente e le nostre aspettative e rispondono ad un bisogno di stupore, mistero – spiega Wu Ming 1 – È lo stesso motivo per cui il perturbante fa sempre presa. Abbiamo bisogno di una vita che vada oltre la vita. Le teorie del complotto riducono l’ansia. Intercettano e dirottano il bisogno di opposizione del potere. Dirigono il malcontento contro falsi bersagli e fanno sprecare energie e allontanano dai veri conflitti che bisognerebbe combattere”. Ad esempio, le teorie del complotto legate al cambiamento climatico, servono ad incanalare l’ansia e la dissonanza cognitiva verso il cambiamento climatico. Anche i migranti sono legati a questo. Ci si rifiuta di pensare che esistono sulla terra luoghi destinati all’inabitabilità climatica, che dunque ci sono migranti climatici, e si accusano i migranti di essere pagati per condurre la sostituzione etnica in Occidente.

Come funziona il complottismo

In genere, il complottista non crede ad una teoria sola, ma costruisce un sistema di pensiero complesso che unisce molte cospirazioni insieme e di solito si struttura come una guerra millenaria del Bene contro il Male. Sono storie romanzesche e nel viaggio di Wu Ming 1 sono molto importanti due romanzi, che proprio quest’anno hanno raggiunto degli importanti anniversari. Il primo è il Pendolo di Foucault, di Umberto Eco, che quest’anno compie trent’anni, il secondo è Q, romanzo di esordio del collettivo Wu Ming, quando ancora si chiamavano Luther Blissett e di cui quest’anno ricorre il ventennale.

Il romanzo di Eco è la perfetta esemplificazione di come si crea una teoria del complotto. Tre studiosi, vengono contattati dalla casa editrice Garamond per gestire due collane su temi occulti ed esoterici, una più seria e accademica e una più commerciale. Lentamente cominciano a entrare nel mondo complottista, fatto di Templari, Massoni ed Ebrei e decidono di creare una ur-teoria del complotto, il Piano, che contiene tutte le altre, dentro cui vengono loro malgrado trascinati. Cominciano a credere di essere entrati in un mondo in cui ogni cosa rimanda sempre ad un’altra, a riferimenti e segreti di una mole grandissima. Iniziano a pensare che ogni parola scritta e detta parli di un segreto.

“Il criterio è semplice: sospettare e credere che ogni cosa rimandi ad altro – ha spiegato Wu Ming 1 – , Richard Hofstadter lo ha chiamato stile paranoico perché non è paranoia intesa in senso clinico, ma è uno stile di pensiero, in cui si resta sempre più avviluppati”.

Anche negare i complotti è assurdo, perché esistono. “Quando due o più persone si uniscono in un collettivo, in segreto e con un intento malevolo, questo è un complotto. Un esempio è il Watergate”.

Le cospirazioni reali hanno queste caratteristiche: 1) hanno un fine preciso e specifico; 2) coinvolgono un numero di attori limitato; 3) vengono messe in pratica in modo imperfetto e spesso qualcosa/qualcuno viene scoperto; 4) l’azione è perfettamente riassumibile in poche frasi; 5) una volta messe a nudo si scopre che non sono durate a lungo; 6)fanno parte di una fase storica specifica e diventa passato insieme ad essa; 7)quando vengono denunciate e perseguite finiscono operativamente, anche se gli effetti possono persistere a lungo.

I complotti immaginati nelle varie teorie hanno invece le caratteristiche opposte: 1) hanno il fine più vasto immaginabile: mirano a distruggere, conquistare o dominare il mondo; 2) coinvolgono un numero di attori infinito che cresce continuamente: “I complici, tutti quelli che non sono d’accordo con il complottista, diventano legione”; 3) la presunta messa in pratica è coerentissima e pianificata nel dettaglio; 4) l’azione è intricata e barocca in modo tale che un riassunto è impossibile, nemmeno in complottisti ci riescono; 5) l’azione dura indefinitamente, ad esempio il complotto templare dura da 800 anni; 6) il complotto è eterno, la sua narrazione è trans-storica e trascende ogni epoca; 7) La scoperta del complotto non ha effetti sul complotto stesso. “Una volta denunciato non viene comunque bloccato. Va avanti perché non esiste. È la contraddizione insolubile del complottismo. Anche la denuncia del complotto diventa parte del complotto” ha detto Wu Ming 1.

Il caso Q-anon

L’ultimo complotto in ordine di tempo è il cosiddetto Q-anon, che nasce nel 2016, dopo il leak delle mail di Hillary Clinton e il suo staff. In breve tempo su forum online di destra come 4chan, gli utenti hanno iniziato a scrivere che queste mail nascondono un complotto con rituali satanici e pedofili, organizzato dai democratici e contro cui sta lottando Trump, “un genio che sta giocando una partita a scacchi in 4D” (qui l’inchiesta di Wu Ming 1 per Internazionale). Colui che dà queste informazioni, chiamate briciole, agli utenti di 4chan è un funzionario statale che si firma Q.

Nel luglio 2018 i sostenitori di Q-anon scendono in corteo. Ma il collettivo di Bologna ha iniziato ad occuparsene già dal giugno dello stesso anno.

La vicenda del complotto è simile in alcuni aspetti al loro romanzo di esordio, Q, in cui un funzionario fedele al cardinale conservatore Gian Pietro Carafa (il futuro papa Paolo IV) –  Qoeleth, l’Ecclesiaste, manda messaggi ai ribelli e agli eretici che nel 1500 stanno lottando per la libertà religiosa, facendo di fatto fallire le ribellioni.

Ma soprattutto l’abuso di minori in un rituale satanico è stato oggetto di un altro libro del collettivo bolognese, scritto anche questo con lo pseudonimo di Luther Blissett, Lasciate che i bimbi… pedofilia, un pretesto per la caccia alle streghe, sorta di controinchiesta sul caso dei Bambini di Satana che aveva mostrato come tutta la vicenda fosse una grande teoria del complotto la cui vittima è stato Marco Dimitri. Ma, come si vede nella seconda parte dell’inchiesta di Wu Ming 1, grazie al lavoro del collettivo bolognese e di altri intellettuali, l’impianto accusatorio del pubblico ministero cade e Dimitri, insieme ai Bambini di Satana, vengono assolti.

Il collettivo Luther Blissett aveva per l’occasione creato alcuni complotti, che però poi ha rivendicato prima che sfuggissero al loro controllo. “Abbiamo spacciato un falso scomparso a Chi l’ha visto, abbiamo inventato una setta satanica inesistente e anche i cacciatori di satanisti che di notte andavano a caccia di personaggi luciferini, contro cui combattevano per salvare le anime”. Questo gruppo mandava notizie ai giornali che “senza alcun fact-checking pubblicavano tutto e sembrava che fuori le città in mezzo ai boschi si combattesse una lotta tra Bene e Male. Quando abbiamo rivelato di essere stati noi a creare il complotto siamo riusciti a far cambiare linea a Repubblica e all’Unità sulla vicenda Dimitri”.

Ci credono davvero?

Ma tutti i complottisti credono davvero alla teoria del complotto? “Alcuni si e altri no. C’è gente che trolla, per alzare l’asticella del dicibile e fomenta gli altri. Sono consapevoli delle strategie che stanno adottando e gli altri credono a tutto quello che viene detto loro. Ampliano la soglia del dicibile, diffamano gli avversari politici e culturali, guadagnano soldi con merchandising e monetizzando i video su YouTube. Peggio ancora sono i media: stampa e tv si scandalizzano che davvero si possa credere a queste cose e questo fa il gioco del complottista, perché per loro è un’ulteriore prova della veridicità del complotto”.

Cosa si può fare allora? Wu Ming 1 propone il “debunking aumentato”, che ricalca in parte le controinchieste che erano state fatte per i satanisti: svelarne i trucchi del complotto, come fa il prestidigitatore.

Qui il link all’incontro completo.

JACOPO TOMATIS

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