Il welfare nero e i legami tra Lega e neofascismo

Paolo Berizzi al Festival del Giornalismo

Dalle curve nere degli stadi d’Italia alle ‘tribune’ dell’arena politica, dove siedono gli uomini che contano. C’è connessione tra i gruppi neofascisti del Terzo Millennio e la politica che oggi decide nei palazzi? Risponde a questa domanda Paolo Berizzi, giornalista di Repubblica, sotto scorta per le sue inchieste sui nuovi fascismi.

Ospite al Festival del Giornalismo di Perugia, Berizzi ha affrontato il dibattito dal titolo “Neofascisti ed estrema destra italiana nell’era giallo-verde”, assieme all’antropologa dell’Università di Bologna Maddalena Cammelli e a Leonardo Bianchi, giornalista blogger e news editori di Vice Italia.

Bianchi apre la discussione ricordando il patto sancito a Roma, tra la nuova lega salviniana e la destra estrema di strada. Siamo nel luglio 2014, c’è una manifestazione contro i centri di accoglienza e l’europarlamentare Mario Borghezio improvvisa un comizio e urla dal palco: “Questa è una manifestazione in difesa di Roma! (non più ladrona? Ndr). Facciamo resistenza al degrado, all’inciviltà, al disordine e all’invasione. Noi puliremo Roma col vostro appoggio. Forza romani, la pace è terminata. Comincia la resistenza!”.

Borghezio, che fa riunioni con Stefano Delle Chiaie, è così l’anello di congiunzione tra la Lega e la “fascisteria d’Europa”. Quel giorno di resistenza è il battesimo di un patto, neppure tanto segreto, tra la Lega del governo di oggi e l’estrema destra violenta.

Le felpe del Capitano

La liaison è evidente anche nel linguaggio del corpo e dell’abbigliamento che indossa il leader leghista Matteo Salvini. Berizzi rievoca il 9 maggio 2018, quando il ministro dell’Interno del governo giallo-verde era allo stadio olimpico di Roma per la finale di Coppa Italia, e indossava il ‘giubbotto d’ordinanza’ di CasaPound, la felpa di marca Pivert, il marchio di abbigliamento delle tartarughe nere. Il titolare della Pivert è un tale Francesco Polacchi, ex dirigente del Blocco Studentesco, l’emanazione giovanile di CasaPound, già condannato per violenze politiche durante gli scontri di piazza Navona a Roma nel 2008. Lo stesso Polacchi, dieci anni dopo prenderà a calci in pancia due persone durante gli scontri tra CasaPound e Centri Sociali a Palazzo Marino, Milano.

Il welfare nero dei nuovi fascisti

“I militanti di CasaPound sono dei formidabili paraculi – osserva Berizzi – sono bravissimi nel dissimulare la loro matrice violenta con iniziative solidali e benefiche per i bisognosi, mettendo gli ultimi contro i penultimi, migranti e stranieri contro italiani. È il cosiddetto welfare nero. Dove non c’è Stato ci sono loro. I rapporti tra la Lega e l’estrema destra sono certificati, ma i grandi amori fanno giri immensi e poi ritornano. E questo amore secondo me non è svanito. Il capitano sovranista era il politico di riferimento dei neofascisti”.

Il caso di Lealtà Azione

Il giornalista di Repubblica cita il caso del gruppo di Lealtà Azione in Lombardia, una formazione élite del movimento naziskin, i cui capi sono pregiudicati per pestaggi e tentato omicidio, poi derubricato in lesioni gravi. Il 4 marzo scorso Lealtà Azione ha appoggiato Salvini con gazebo, inviti al voto, con un patto elettorale, fa eleggere i propri esponenti nelle liste della Lega e oggi siedono comodamente in Parlamento. Il 4 marzo una buona fetta dell’estrema destra ha votato la Lega”.

Il fascismo del Terzo Millennio

Sono quattro gatti. È solo folklore. Minimizzavano così le inchieste di Berizzi, già venti anni fa. “Le mie inchieste – è il rammarico di Berizzi – cadevano nel vuoto. Mi hanno dato del paranoico e psicopatico. Dopo i fatti di Macerata, dicevano che non c’era il rischio di un ritorno al fascismo in Italia. Queste cose sono state dette anche da sinistra. Io penso invece che il fascismo sia tornato di moda, tornato sotto nuove spoglie.

La verità è che questa marea nera stava montando e non ce ne siamo accorti. Le immagini recenti di Torre Maura ci mostrano le barricate, la rivolta che qualcuno ha fomentato, i saluti romani, l’inno d’Italia cantato a bambini e alle donne, i panini calpestati. Penso che Torre Maura sia soltanto l’ultima trincea e il copione si ripete ogni settimana: da Verona, Varese, Prato alle periferie romane, dove tutto è nato e tutto torna”.

Continuerò a raccontare.

Intanto, siamo a cento anni esatti dalla nascita a Milano dei fasci di combattimento e in tutta Italia, CasaPound e Forza Nuova hanno celebrato la ricorrenza con manifestazioni pubbliche. Forse Liliana Segre non ha tutti i torti: l’Italia non ha mai smesso di essere fascista nel pensiero e nella fascinazione verso l’uomo forte.

“Non farò sconti a nessuno – promette il giornalista Berizzi – continuerò a entrare nelle pieghe anche meno visibili delle organizzazioni fasciste: quali finanziamenti ricevono, di quali sponde politiche godono. Continuerò a scavare dietro i segni e l’estetica”.

A Berizzi in effetti non sfugge alcun dettaglio: “Salvini ha scippato ai fascisti anche il fortunato slogan «Prima gli Italiani»”. Proprio così, il titolare del Viminale che postava sui social motti fascisti come i vari «me ne frego», «tanti nemici tanto onore».

“Siamo alla saldatura tra i gruppi fascisti che trovano la sintesi in Borghezio e un partito ex federalista che voleva staccarsi da Roma ladrona… a proposito, poi si son dati da fare anche loro!”.

Qui il video dell’intero dibattito

NICOLA TEOFILO

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