“Ciao mi chiamo Luis”: un influencer a Biennale Democrazia

Luis Sal, l'ospite più giovane della sesta edizione di Biennale Democrazia

Luis Sal, bolognese, classe 1997. È un creativo, videomaker e influencer italiano: una voce giovane, per i giovani, ma non solo.

Hai un pubblico variegato. Ti seguirà a Biennale Democrazia?

“Può essere: i miei iscritti mi sorprendono sempre, si nascondono ovunque. Non ho un target, ho un gusto. Mi possono seguire il sessantenne o il dodicenne, basta che condividano il mio umorismo. Non mi rivolgo ad un pubblico, mi rivolgo “al” pubblico”.

Hai realizzato, in collaborazione con Vice, dei video su salute mentale ed elezioni politiche del 2018: dove vuoi portare i tuoi “seguaci”?

“Mi piace fare da collante tra mondi che spesso sembrano troppo distanti tra loro. Quello che contava, nel caso delle elezioni, era ricordare ai miei coetanei che esiste anche la politica: spesso ci dimentichiamo di avere voce in capitolo. Biennale Democrazia è un modo per avvicinarmi a progetti più istituzionali: vorrei dimostrare che posso dare visibilità a tematiche diverse da quelle che tratto solitamente. Pur non rinunciando alla leggerezza”.

Il tema della sesta edizione di Biennale Democrazia è proprio “Visibile – Invisibile”: cosa pensi che sia realmente visibile nel oggi?

“Secondo me la realtà non va sottovalutata: la visibilità nel mondo reale è tutta un’altra cosa rispetto a quella sui social. I numeri su internet andrebbero un po’ sottovalutati, e questa è un’affermazione che andrà a mio sfavore, ma è vera. Credo sia la storia più vecchia del mondo. Io sono un eccentrico: la visibilità mi piace ma non è di certo il mio scopo: mi dà una soddisfazione giornaliera, temporanea”.

A Biennale Democrazia parteciperai a due eventi: il primo, “Polvere di Stelle”, con Ambra Angiolini e Pif. Cosa ne pensi de “Il Testimone”, la serie andata in onda su Mtv?

““Il Testimone” è stato parte della mia crescita, mi ha ispirato. Credo che su internet avrebbe funzionato due volte meglio. Pif è stato il primo blogger italiano e sarebbe stato un ottimo youtuber. Internet ha solo da imparare da lui”.

Nell’altro evento, “Bolle di visibilità”, parlerai con Carlo Freccero, direttore di Rai2, del passaggio da fan a follower. Tu come ti poni con il tuo pubblico?

“Nei miei video non mi rivolgo praticamente mai al pubblico, non dico mai “Ciao ragazzi, iscrivetevi!”. Dico semplicemente: “Ciao mi chiamo Luis e adesso farò…” e questo mi permette di rivolgermi a tutti e a nessuno. Mi piace il mio pubblico, ed essendo una persona con i piedi per terra se incontro qualche fan per strada sono molto contento. I social hanno scombussolato ciò che è la magia dell’ignoranza, perché tutti possono vedere tutto. Ne è nata un’altra, propria di coloro che credono a qualsiasi cosa: i social sono una lama a doppio taglio. Bisogna solo essere armati, e i ragazzini di oggi nascono già con un’armatura, distinguono cosa è finto e cosa non lo è”.

Su Instagram hai più di un milione di followers. Questo social ti porta a distaccarti dalla realtà?

“Se su YouTube ho un pubblico più fedele, su Instagram ho un pubblico più facile, sia da ottenere che da perdere. Da dieci anni sono sui social – metà della mia vita – ma essendoci nato non mi separano dalla realtà, anzi, mi ci immergono ancora di più”.

Hai studiato in un college americano per un anno: lì il tema della visibilità è diverso?

“Negli States sono più addestrati: c’è più competitività ed esci più in fretta dalla tua bolla. Parte della mia formazione la devo proprio agli Stati Uniti: In Italia c’è un po’ di impreparazione in questo campo. Io volevo aprire un canale Youtube da quando avevo 14 anni, ma non mi sentivo mai pronto: ho aspettato di esserlo veramente. Due anni fa mi sono messo giorno e notte a montare video e poi mi sono buttato, ho pubblicato. Ed è piaciuto. Ora è il mio lavoro”.

CHIARA MANETTI

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