Quel selfie che a Torino cattura il calcio social

Selfie come autoscatto. Ma S.e.l.f.i.e è anche e soprattutto un acronimo: sta per Soft skills, Empowerment, Leadership, Football, Inclusion, Education.  Quindi inclusione sociale, con e per lo sport.

“S.e.l.f.i.e nasce con l’idea, ambiziosa, di creare una nuova classe di dirigenti sportivi, in particolare migranti, capaci di usare lo sport per creare impatto sociale, per agire sulla comunità e combattere ogni forma di discriminazione”, ricorda Tommaso Pozzato, presidente dell’associazione e coordinatore del progetto insieme ad Elena Bonato. Ciò che viene promosso non è tanto l’atleta, quanto la persona. Il percorso vuole favorire il football4good, il calcio capace di creare impatto sociale attraverso il suo potenziale educativo, per partecipare all’attività democratica di costruzione di comunità. “Di questo movimento – continua Pozzato – fa parte anche il progetto Common Goal, lodevole iniziativa per cui tutto il mondo del calcio professionista può donare l’1% del proprio guadagno in associazioni benefiche impegnate in missioni sociali”.

S.e.l.f.i.e progetto pensato e sviluppato dalla A.s.d. Balon Mundial Onlus – nata a Torino nel 2012 per promuovere progetti antirazzisti grazie allo sport -, in collaborazione con partner come Uisp, Nrg, Centro Studi Sereno Regis, è sostenuto da contributi della Fondazione San Paolo.

Il corso si sviluppa in cinque moduli – indipendenti ma strettamente connessi tra loro – per promuovere, attraverso lo sport, anche la gestione e la mediazione dei conflitti, combattere le discriminazioni valorizzando quelle competenze trasversali necessarie fuori e dentro i campi da gioco. Cinque occasioni – che richiedono soltanto 10 euro come contributo simbolico – cadenzate da fine marzo a giugno, per poi riproporsi in autunno.  Sono moduli orientati a leader sportivi, allenatrici e allenatori, dirigenti, operatrici e operatori sociali, educatrici e educatori, e a chi vive il calcio non solo per la sua cifra agonistica e ludica, ma anche per la sua capacità di unire.  L’obiettivo è valorizzare le buone azioni di questo gioco, le competenze trasversali che si sviluppano praticandolo. Ma anche contribuire a costruire una società coesa – libera da discriminazioni – e favorire una consapevole partecipazione attiva alla vita sociale e democratica della società, coinvolgendo persone di ogni genere, età, provenienza geografia ed economica.

RICCARDO LIGUORI

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