Torino senza dehors, la nuova normativa spiegata dall’avvocato Claudio Ferraro

Niente più dehors per ristoranti e bar del centro storico di Torino.
La giunta comunale ha approvato la nuova regolamentazione per l’allestimento di spazi e strutture all’aperto.
La proposta, arrivata dall’assessore al commercio Alberto Sacco, nasce con l’intento di regolarizzare e fare ordine in una situazione composita e variegata data dall’esistenza, sul territorio, di tre o quattro diversi tipi di dehors.
Con la nuova legislazione, i modelli ammessi nella città di Torino saranno solo di due tipi: o il più classico composto solo da sedie, tavoli e ombrelloni, oppure il più strutturato padiglione chiuso su quattro lati.
Questa suddivisione in due tipologie, però, porta con sé alcune conseguenze. Se da un lato, chi opterà per sedie e tavoli – che però presentano delle evidenti limitazioni stagionali e ambientali – sarà agevolato, anche per quanto riguarda i prezzi; dall’altro lato, chi invece dovrà optare per i padiglioni di cui sopra, dovrà far fronte a diversi problemi.
“Oggettivamente, la nuova regolamentazione rende tutto molto più oneroso perché impone una serie di tasse che prima non c’erano”, spiega l’avvocato Claudio Ferraro, direttore di Epat Torino.
“Abbiamo stimato che un padiglione di oggi costa il 35% al mese in più in oneri rispetto al passato. Considerando anche il prezzo di una struttura di quel genere, il costo aumenta vertiginosamente”.
Il secondo problema, invece, è legato alla specifica area del centro storico, la cosiddetta zona aulica. Nelle vie e nelle piazze all’interno di questo perimetro, non sarà permesso alcun tipo di dehors al di là di quelli della formula più semplice con solo sedie e tavolini.
Anche i locali che già utilizzavano strutture di dehors coperti o semicoperti dovranno obbligatoriamente rinunciarvi e retrocedere all’utilizzo di sedie e tavolini; facendo anche a meno, quindi, della possibilità di sfruttare lo spazio esterno anche d’inverno. “L’area interclusa ai padiglioni la stabilisce la Soprintendenza – spiega Ferraro – noi abbiamo cercato di dialogare per farle cambiare posizione, per evitare che questi operatori non abbiano alternativa. Questo non è avvenuto e siamo al punto in cui, probabilmente, 140 o più servizi del centro storico dovranno chiudere i loro spazi esterni”.
L’unica concessione che la Soprintendenza ha fatto è stata a cinque piazze auliche che potranno, invece, utilizzare padiglioni più articolati: Solferino, IV Marzo, Paleocapa, Lagrange ed Emanuele Filiberto.
“Siamo all’assurdo – continua l’avvocato – in queste piazze, che sono pedonalizzate e dove quindi anche un dehors con sedie e tavoli andrebbe bene, si possono mettere i padiglioni, mentre sono vietati dove, invece, sarebbero più essenziali”.
Ora, dunque, si aprirà un dibattito pubblico e il regolamento farà il suo iter. “Noi faremo le nostre osservazioni, ma se la soprintendenza non si smuove i commercianti non potranno far altro che rinunciare ai dehors”, conclude Ferraro.

MARTINA STEFANONI

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