Psicologia, il direttore Zennaro: “Per il 2018-19 sono certo, niente corso triennale”

Alessandro Zennaro a colloquio con gli studenti in Rettorato

“Il prossimo anno è quasi certo: non avremo il corso triennale di Scienze e Tecniche Psicologiche”. Parola di Alessandro Zennaro, direttore del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino. “È una questione di numeri: oggi abbiamo 61 docenti per 400 studenti. Se il corso dovesse diventare ad accesso libero ci servirebbero almeno 100 professori in più. Di solito riceviamo 2400 domande ogni anno, ma se non ci fosse il test aumenterebbero senza dubbio”.

Zennaro però non ci sta a passare per chi vuole negare un’opportunità agli aspiranti psicologi torinesi. “Paradossalmente io sono contrario al numero chiuso, ma il punto è diverso – prosegue – Non possiamo permetterci di fare sport diversi rispetto al resto d’Italia: in questo modo diventeremmo l’unico corso italiano di Psicologia ad accesso libero. Stando così le cose non saremmo in grado di garantire un’adeguata formazione agli studenti”.

La questione nasce dopo il ricorso al Tar di 41 studenti. Il tribunale amministrativo si è pronunciato lo scorso 6 giugno, dichiarando “illegittimo il numero chiuso della laurea triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche dell’UniTo”, che oggi accoglie un massimo di 400 studenti ogni tre anni. Da qui la decisione del Dipartimento di Psicologia di chiudere il corso e rimandare all’Ateneo il compito di ratificarla o meno entro fine giugno, quando sarà convocato un Senato Accademico straordinario.

“La prossima settimana sarò a Roma e farò presente il problema al Crui, la Conferenza dei Rettori, e al Ministero – commenta il rettore dell’UniTo, Gianmaria Ajani – Vogliamo chiarezza dalla politica: se questo Paese vuole aiutare a produrre più laureati con corsi di qualità oppure no. Almeno abbiano il coraggio di esporsi”.

Durante il Senato Accademico odierno alcuni studenti hanno fatto irruzione in aula leggendo ad alta voce un comunicato in cui hanno spiegato le proprie ragioni sul perché Torino non dovrebbe privarsi del corso di Psicologia. “La nostra politica è stata sempre quella di garantire il più possibile gli accessi – aggiunge il Magnifico -. Però non possiamo rinunciare alla qualità dell’insegnamento: le lezioni-stadio, tanto per capirci, non servono a nessuno. E psicologia non è l’unico corso sovraffollato”.

O il Miur stanzierà nuove risorse oppure l’ultima possibilità per salvare il corso per il 2018-2019 è rappresentata dal Consiglio di Stato, a cui l’Ateneo ha fatto ricorso con la speranza di ribaltare il verdetto del Tar e ristabilire il numero programmato. “A patto che si pronunci in tempi utili – puntualizza Zennaro – Non vorrei essere costretto a dover preparare un corso per 3 mila persone a settembre”.

FEDERICO PARODI