Fondazione Torino Musei, salvati anche gli ultimi 7 dipendenti

Protesta dei lavoratori della Fondazione Torino Musei - foto di David Trangoni

Il Comune si prende carico dei sette dipendenti ancora in bilico e mette la parola “fine” alla telenovela della Fondazione Torino Musei. L’accordo, anticipato ieri sera dall’edizione online del Corriere Torino, è stato ratificato questa mattina, martedì 27 febbraio, al tavolo di crisi convocato in via Magenta 12, sede dell’assessorato regionale al lavoro. Palazzo di Città riassorbirà i quattro dipendenti ex comunali e probabilmente anche i tre del Museo diffuso della Resistenza. Per questi ultimi sono in corso tutte le verifiche del caso: qualora l’ipotesi non fosse praticabile, andrebbero a confluire nelle partecipate comunali.

Il tavolo di crisi è stato convocato su richiesta dei sindacati, dopo che alla prima bozza d’accordo del 30 gennaio scorso non aveva fatto seguito un impegno scritto. La prima a uscire dall’incontro è stata l’assessora comunale alla Cultura, Francesca Leon, che ha espresso tutta la sua soddisfazione: “Grazie al contributo di tutti siamo riusciti a riassorbire i 28 lavoratori – ha esordito Leon – Dobbiamo solo capire se i tre del Museo Diffuso potranno rientrare in Comune, altrimenti saranno assunti dalle Partecipate”. Aveva un sorriso stampato in viso anche Antonella Parigi: “È importante che il Borgo Medievale torni al Comune – ha spiegato l’assessora regionale alla Cultura – Ora va subito trovata una modalità di gestione che possa rilanciarlo”.

Esultano anche i sindacati. “Questo risultato è la dimostrazione che la cultura è importante, che si può anche vivere di cultura”, ha esclamato con orgoglio Dante Ajetti della Cgil. “La città di Torino ha condiviso il nostro piano di alleggerimento della Fondazione, riprendendosi il Borgo Medievale e il Museo Diffuso della Resistenza. È stata una procedura esemplare: ora possiamo pensare a rinnovarci”, ha dichiarato il presidente della Fondazione, Maurizio Cibrario.

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La protesta davanti alla Gam a dicembre (foto di Alessandro Contaldo)

Insieme a Carlo Adorno della Uil, Ajetti aveva chiesto in particolare chiarimenti sul destino dei tre lavoratori del Museo Diffuso della Resistenza, che in un primo momento sembrava potessero essere riassorbiti all’interno delle partecipate del Comune. C’era però il nodo del decreto Madia, che imponeva il blocco alle assunzioni sino al 31 giugno. Fino ad allora sarebbero dovuti rimanere alle dipendenze della Fondazione Torino Musei, costringendo il Comune a rimborsare l’ente diretto da Maurizio Cibrario. Oggi cambiano ancora le carte in tavola: i tre dipendenti in questione, avendo lavorato in passato in Comune come lavoratori socialmente utili, dovrebbero avere i requisiti per trasferirsi a Palazzo di Città. L’ipotesi “partecipate” resta, ma solo come piano B.

Gli ultimi a uscire sono stati gli Rsu della fondazione. In prima fila Massimiliano Brunzin Ponte, che dal Borgo Medievale sarà trasferito alla Gam. “Non ne potevamo più, ora voglio solo bermi un caffè e fumarmi una sigaretta per sfogare tutta la tensione accumulata in questi mesi”. E vederli sorridere e scherzare insieme è già qualcosa che non si vedeva da tempo.

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I dipendenti della Fondazione a confronto con il presidente Maurizio Cibrario (foto di Alessandro Contaldo)

L’agonia dei 28 dipendenti della Fondazione Torino Musei era cominciata lo scorso 18 dicembre, quando l’ormai ex segretario, Cristian Valsecchi, aveva comunicato i licenziamenti. Il 9 gennaio la Regione aveva salvato i 12 dipendenti della Gam cono uno stanziamento di 350 mila euro. Piazza Castello aveva poi promesso altri 150 mila euro, con l’obiettivo di creare un dipartimento dedicato alle attività di coordinamento e supporto al sistema museale regionale in grado di assorbire altri 9 posti di lavoro. Restavano in ballo 7 dipendenti, nonostante a parole l’assessora comunale alla Cultura, Francesca Leon, aveva garantito anche per loro.

La frustrazione dei sindacati e dei lavoratori per un accordo che tardava a essere messo nero su bianco è stata esacerbata nei giorni scorsi dalla gaffe di Palazzo di Città, che per l’arrivo del candidato premier 5 Stelle, Luigi Di Maio, aveva preparato delle slide con le 100 cose fatte dalla sindaca Chiara Appendino per Torino. Inizialmente la diapositiva numero 99 parlava di “riassorbimento dei 28 licenziandi della Fondazione Torino Musei”, poi, dopo che per alcune ore si è passati direttamente dalla slide 98 alla 100, è arrivata la correzione in “impegno a ricollocare gli esuberi”. Un impegno che sembra finalmente essersi tradotto in realtà.

FEDERICO PARODI

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