Morti per amianto, la storia dell’Olivetti di Ivrea

Il Palagiustizia di Torino

Amianto negli stabilimenti Olivetti di Ivrea. E’ atteso per domani, 14 febbraio, il processo d’appello al Palagiustizia di Torino. Durante la prima udienza del 7 febbraio, la procura generale ha richiesto l’acquisizione di nuovi documenti, sui quali la Corte darà il suo parere.

La vicenda

Nel novembre 2013, la procura di Ivrea apre un’inchiesta su venti morti sospette negli stabilimenti Olivetti, a causa della presenza di amianto nei reparti in cui si fabbricavano telescriventi e pc. Le indagini si concentrano sui decessi, avvenuti dopo la pensione, di una ventina di lavoratori, tra il 2008 e i primi mesi del 2013. Si tratta di persone che tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni novanta avevano lavorato in reparti contaminati da fibre di amianto – il silicato cancerogeno – e che successivamente si erano ammalati di mesotelioma pleurico, un raro tumore maligno riconducibile ad una prolungata esposizione all’amianto. Tra i 39 indagati, il presidente dell’azienda dal 1978 al 1996, Carlo De Benedetti, e l’ex amministratore delegato, Corrado Passera. Le ipotesi di reato sono omicidio colposo e lesioni colpose plurime. Il 5 ottobre 2015 vengono rinviati a giudizio 17 imputati, tra cui tutti gli ex presidenti e tutti gli ex ad dell’Olivetti.

Stabilmenti Olivetti Ivrea. Foto della Stampa

In I grado

Nel liceo Gramsci di Ivrea, l’undici gennaio 2016, ha inizio il processo. I sindacati, l’Inail, il Comune di Ivrea e la Città metropolitana di Torino si costituiscono parte civile. Tra nuove perizie e consulenze, si esclude che quattro dei venti lavoratori si siano ammalati a causa dell’esposizione all’amianto. I pubblici ministeri, Laura Longo e Francesca Traverso chiedono quattordici condanne e due assoluzioni. La difesa fornisce una serie di documenti per sostenere che i rischi per la salute dei lavoratori erano sempre stati tenuti in grande considerazione dai vertici dell’Olivetti.

La sentenza di I grado

Il 18 luglio 2016, la giudice Elena Stoppini pronuncia la sentenza: accoglie tutte le richieste dell’accusa sulla responsabilità degli imputati assolvendo solo Camillo Olivetti, Roberto Colaninno, Bruno Onofrio Bono e Silvio Preve. Le condanne più pesanti per Carlo e Franco De Benedetti: per entrambi 5 anni e 2 mesi. A Corrado Passera 1 anno e 11 mesi. Secondo le motivazioni della sentenza il processo ha “ampiamente dimostrato l’utilizzo di talco contaminato da tremolite sino al 1981”, materiale che “non è stato immediatamente sostituito ma è rimasto in uso quanto meno sino alla primavera del 1986”.

Corrado Passera, ex amministratore delegato Olivetti
Carlo De Bendetti, ex presidente Olivetti

Corte d’Appello

Il 7 febbraio, nella maxi aula 3 del palagiustizia di Torino, comincia il processo d’appello. In seconda istanza si sono costituiti parte civile i familiari delle vittime, Inail, Fiom-Cgil, il Comune di Ivrea e la Città metropolitana di Torino. Con una mossa a sorpresa, la procura generale chiede alla presidente della Corte, giudice Flavia Nasi, l’acquisizione di nuove prove. Si tratta di documenti commerciali trovati nel capannone Telecom di Torino, consegnati a inizio settimana dalla procura di Ivrea, relativi all’inchiesta “Olivetti Bis”. Le carte in questione proverebbero che il talco contenente tremolite di amianto sia stato usato negli stabilimenti Olivetti fino al 1986, per montare parti meccaniche ed elettroniche. In primo grado, le difese hanno sempre sostenuto che quel tipo di polveri fosse presente in azienda solo fino all’81. Nelle arringhe difensive finali è stato chiesto di poter acquisire una consulenza di parte su una macchina per scrivere, modello Lexikon 80, secondo la difesa evidentemente fabbricata con talco non contaminato. Nell’udienza aggiornata a domani, la Corte deciderà se e quali nuove prove ammettere.

MARTINA MEOLI

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