Vea, da commessa ad artista ora suona il “Posto fisso”

Vea Angelotti

“Sono un po’ preoccupata, ma contenta”. Sorride la cantautrice torinese Vea, alla vigilia della pubblicazione dell’ep d’esordio “Posto Fisso” che uscirà il 9 febbraio. Il nome completo è Valeria Angelotti, con quello, dopo la laurea in psicologia, per anni ha firmato le fatture dalla cassa di un negozio di abbigliamento a Le Gru che ha abbandonato per l’arte.

Tutto è cambiato quando – come racconta nel suo primo singolo Piega-ri-piega – nel negozio dove “non puoi avere passioni, devi fare scontrini”, le dissero “scegli, o fai la commessa o la cantante”. Quella frase, però, non l’ha ferita, anzi le ha dato la forze di cambiare. Così ha scelto Musicraiser, la piattaforma di fundraising, dove si è raccontata in una biografia e ha lanciato il suo progetto: nel giro di poco tempo ha superato la somma indicata di 3mila euro. E da lì, quel sogno si è trasformato nella registrazione di sei brani alla ricerca di un posto fisso, come luogo ideale della felicità.

Il video in anteprima di Piega-Ri-Piega

Ci sono giorni in cui si pente? In cui il bisogno di sicurezza economica vince sulla passione?

“No, qualche volta però mi chiedo perché non sono diversa, perché non mi basta avere uno stipendio fisso al mese. Ma non mi pento della scelta. Si vive una volta sola e ora sono felice. Lo dico sempre (ride, ndr) sono andata in pensione a 28 anni, che gran lusso”.

Sono temi ricorrenti nelle sue canzoni, come “Mobbing”. Non teme di essere in controtendenza rispetto all’attuale rincorsa al lavoro?

“Il posto fisso non esiste più, dobbiamo cambiare ed essere coraggiosi per sopravvivere. La mia generazione non ha e non può avere lo stesso sguardo di quella dei nostri genitori. Certo, non vorremmo fare mille lavori diversi per guadagnarci da vivere ma io li ho fatti e lo vivo come un vantaggio. Anche se, ammetto, non mi piacevano, non mi permettevano di esprimere quella che sono”.

Poi la sua rinascita artistica. Non l’ha mai sentita stretta?

“Non mi è ancora successo, Vea sono io. Potrò cambiare a livello stilistico ma non è un’imposizione. Trovo un po’ faticoso il lavoro di marketing per lanciare il disco, ma sarà perché sono da sola a farlo, senza etichetta o manager. Sta di fatto che lo vivo con più leggerezza di una cassa”.

L’Ep è stato autoprodotto con Musicraiser. Nel pacchetto, si poteva scegliere l’opzione “scriviamo una canzone insieme”. Qualcuno l’ha fatto?

“Sì, in 4. Una già l’ho scritta per un mio amico che vive in Giappone. È un illustratore abbastanza noto e ho composto il brano in occasione della sua mostra, dal tema la donna e la tigre. Mi sono lasciata ispirare dalle sue opere. L’esperienza di scrittura condivisa è stata molto divertente. La prossima sarà composta con una bambina di 10 anni a cui insegno canto. Sarà una bella sfida!”.

Oltre a suonare e cantare, infatti, insegna. Un modo per “arrotondare”?

“È da pochissimo che insegno. Finora mi ero rifiutata perché si rischia di diventare operaio della musica. Fa parte della professione, però. E ultimamente non godendo di uno stipendio fisso ho iniziato questo percorso ma insegno alla mia maniera. Preparando le lezioni mi sento di tornare allieva”.

Parlando della scena musicale italiana, sente di esserne parte?

“Onestamente no ma potrebbe essere uno spazio non così lontano dalla mia musica. Sono sì cantautrice ma la vena pop è forte nella mia musica, fatta di argomenti importanti trattati con testi leggeri”.

E di quella torinese?

“La città ha inciso tantissimo sul mio modo di scrivere. L’atmosfera di Torino, il clima grigio, a volte anche le persone mi hanno instillato quell’odio e amore, quel conflitto tra arrabbiato e ironico che sto riuscendo a trasmettere nella musica”.

Il 28 febbraio ci sarà la presentazione del disco al Blah Blah, in via Po a Torino. Che cosa ha preparato per il suo pubblico?

“Dal vivo è sempre speciale ma quella sera sarà ancora più divertente. Ci sarà tutta la band, Edoardo Luparello, Simone Ferrero e Biagio Concu. Poi ospiti, amici e tante sorprese. Anche se divertente lo è sempre. Tra le cose che preferisco è suonare dove le persone hanno creato dei posti di lavoro per necessità personale. Come a “il Concertino dal Balconcino”, in via dei Mercanti dove si suona ogni domenica. O il teatro Garabato a Barriera. Il 7 aprile, a esempio, suonerò in una ciclofficina ad Alessandria. È di Gianluca, ha perso il lavoro e ha deciso di aprire un posto suo. Cerco storie e le raccolgo sulla mail postofissostory@gmail.com. Perché? Il cantautore ha una missione: raccontare storie. La tua vita, a un certo punto, si esaurisce e devi raccontare altro”.

Un’ultima domanda: è mai tornata dalla persona che le disse quelle parole che le hanno cambiato la vita?

“Mai, ma credo che le abbiano fatto sentire la canzone Mobbing. Le colleghe invece mi hanno sempre sostenuto. Anche la mia famiglia che non smetterò mai di ringraziare. Sin da quando dissi: la realtà è che non ce la faccio più a continuare dietro una cassa”.

CRISTINA PALAZZO

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