Torino for Syria, un concerto di raccolta fondi per il ritorno a casa dei profughi siriani

Mohamed, siriano, ha 19 anni; è arrivato dalla Siria con i corridoi umanitari il 27 aprile 2017

Un concerto per sostenere Operazione Colomba in Siria e promuovere l’idea del ritorno dei profughi in zone sicure del Paese, “Torino for Syria”. Lo organizzano diverse associazioni e realtà cittadine, tra le quali Acmos, Centro Studi Sereno Regis, Fondazione Benvenuti in Italia, e si terrà il 15 febbraio all’Hiroshima Mon Amour. Si parte alle 19 con un aperitivo con prodotti tipici e a seguire musica e parole a cura dei ragazzi ospitati in alcuni centri di accoglienza. I fondi andranno a coprire le spese dei rappresentanti dei profughi siriani per tornare nel loro paese e raccontare la proposta.

La promuove Operazione Colomba ed è una “proposta di pace” che arriva direttamente dai profughi siriani espatriati, ideata per dare loro voce sul futuro del proprio paese. L’idea è creare delle zone umanitarie protette dove iniziare a ricostruire la vita quotidiana. “I profughi siriani civili chiedono di poter tornare in Siria ma soprattutto chiedono di essere aiutati in questo processo. L’importanza del concerto è dimostrare loro che, al di là della grande impotenza a livello internazionale, ci sono associazioni e singoli che non si rassegnano e scelgono di aiutarli” spiega Alessandro Ciquera, di Operazione Colomba, da anni impegnato in Libano. Vogliono tornare a casa ma con un progetto: ricostruire scuole e ospedali prima di tutto, per non far sì che un’intera generazione di giovani sia in balia di fondamentalisti e ideologie. Chiedono la demilitarizzazione di queste zone e un’idea di territorio che si avvicina al concetto di sovranità, dove le coalizioni in gioco in Siria al momento attuale non abbiano voce in capitolo. La proposta di pace dei profughi approderà anche in consiglio regionale, assicura Fabio Trocino, del comitato diritti umani regionale.

“Vogliono tornare a seppellire i loro morti, ma anche a sognare” dice ancora Ciquera. Ma è Mohamed, siriano di 19 anni arrivato in Italia con i corridoi umanitari, a raccontare cosa succede: “Mi sento triste a stare lontano dal mio Paese, che è stato distrutto nella guerra in nome del terrorismo. Allo stesso tempo mi sento felice di essere in Italia e ringrazio tutti coloro che ci hanno aiutato, vogliamo tornare a casa”.

CAMILLA CUPELLI

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