Sanità, in Piemonte meno prestazioni ma tempi di attesa più lunghi

La presentazione dello studio "Liste d'attesa=Diritti negati"

Calano le prestazioni erogate dalle strutture pubbliche ma aumentano i tempi di attesa: una forbice malfunzionante quella della sanità piemontese. Lo dicono i numeri raccolti nell’indagine “Liste d’attesa=diritti negati”, presentata ieri dai sindacati regionali dei Pensionati di Spi Cgil, Fnp Cisl, Uilp Uil alla Gam.

Lo studio, che raccoglie i dati dal 2013 al 2016 degli Enti sanitari locali (Asl e strutture accreditate), mostra come per una visita specialistica o un esame diagnostico in Piemonte bisogna aspettare, e anche tanto. Non solo a Torino, dove per una visita cardiologica presso l’ospedale Giovanni Bosco bisogna attendere 385 giorni, o circa sei mesi se si sceglie il poliambulatorio Corsica. Anche fuori dal capoluogo: a Domodossola sempre per la stessa visita i giorni da aspettare sono 137, 161 a Chieri.

Il quadro che emerge è poco confortevole. In Piemonte, il 50,2% delle visite specialistiche chirurgiche supera i 30 giorni, limite massimo che dovrebbe intercorrere tra la prenotazione e l’erogazione. Segue il 38,1% delle visite neurologiche e il 37,3% di quelle cardiologiche. Il dato diminuisce con le visite oculistiche: il 21,5% viene effettuato dopo i 30 giorni previsti.

“Tanto per le visite oculistiche quanto per le altre tipologie di prestazioni qui considerate – si legge nello studio –  i tempi di attesa superiori ai 30 giorni mostrano un andamento crescente negli ultimi anni (mediamente +10,3% tra il 2013 e il 2016), trend che non sembra essere collegato ad un aumento della richiesta di prestazioni poiché contemporaneamente si registra, in realtà, una riduzione del numero complessivo delle visite prenotate (in media -4,3% nello stesso periodo)”. Insomma, le richieste di visite diminuiscono ma non cala la percentuale di quelle che vengono effettuate “in ritardo”: le visite neurologiche, a esempio, sono diminuite passando da 97.531 nel 2013 a 91.449 nel 2016 ma quelle erogate dopo i 30 giorni sono aumentate del 10% passando da 29,7% nel 2013 a 38,1% dopo tre anni.

Ma quali sono le cause? Per i “testimoni privilegiati” intervistati nello studio, ossia medici specialistici, direttori sanitari e associazioni dei consumatori, sono le scarse risorse, la sotto-dotazione di strutture, gli orari ridotti nell’erogazione dei servizi, gli affanni organizzativi e la sovra-medicalizzazione. E in particolare l’alta pressione sui sistemi sanitari. “Si può osservare – riporta l’indagine – che i tempi di attesa più elevati sono associati a quei territori che, come già visto, presentano un numero alto di richieste di prestazioni, a un più ampio bacino demografico di riferimento della Asl e alla presenza di redditi elevati tanto in termini pensionistici quanto da lavoro dipendente”, citando a esempio l’Asl della città di Torino (1 e 2). In quest’area, il 39,9% delle visite specialistiche viene erogato dopo oltre 30 giorni dalla prenotazione. Un dato che aumenta per l’Asl To3 e To4 arrivando a 41,5%  e sfiora il 44% nell’Asl To5. Dati simili nell’alessandrino con una media del 37,5% delle visite effettuate dopo un mese. Cifre che cambiano dove invece c’è minore densità demografica, come Novara che registra i tempi minori della regione (il 19,9% delle prestazioni supera i 30 giorni).

Che le lunghe attese siano un problema da risolvere lo ha confermato l’assessore regionale alla Sanità, Antonio Saitta nel suo intervento per la presentazione dello studio, durante il quale ha parlato del Programma regionale per il governo dei tempi d’attesa 2017-2019 presentato a febbraio per affrontare tale problematica.

L’intervento dell’assessore Saitta

“I primi risultati concreti del piano che abbiamo varato si potranno vedere soltanto a partire dal 2018 – spiega l’assessore regionale alla Sanità–. Nel frattempo, abbiamo avuto riscontri positivi dalle esperienze già avviate e anche altre aziende sanitarie si stanno attrezzando o si sono già attrezzate per iniziare”.

Tra i provvedimenti previsti, le campagne informative, l’apertura di sale operatorie e ambulatori specialistici al sabato nei presidi dell’Asl To4 (Ivrea, Ciriè, Chivasso, Lanzo), l’ampliamento degli orari per gli esami di Tac e risonanza magnetica presso l’ospedale di Cuneo, con sperimentazioni alla sera e al sabato, l’aumento dell’offerta con rivisitazione delle agende e anticipazione in via straordinaria delle sedute, come prevede il programma dell’Asl To3, concertato con Mauriziano e San Luigi di Orbassano.

“Uno degli obiettivi che ci poniamo – aggiunge Saitta – è consentire la prenotazione delle visite e degli esami presso il medico di famiglia: siamo anche disposti a investire risorse supplementari per consentire l’avvio di questo progetto. In questi mesi si è poi messo in moto anche il processo di istituzione delle Case della Salute, una rete che consideriamo indispensabile per lo sviluppo dell’assistenza territoriale ma anche in funzione della riduzione delle liste d’attesa. Ora occorre estenderla in modo capillare, per questo – conclude – serve il rinnovo del contratto del comparto sanitario”.

CRISTINA PALAZZO

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